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Perché la fotografia stenopeica?

La gran parte della storia della fotografia è stata analogica: grani d’argento, sviluppo e fissaggio, pellicole, lastre, e compagnia bella. Questo è un dato di fatto. E personalmente ho sempre creduto, e credo tutt’ora, che un fotografo non possa dirsi completo, e un vero appassionato, se non ha almeno provato, almeno una volta, anche solo per una singola sessione, a sviluppare una foto con metodologia chimica e non digitale.

Questo non per una forma di snobismo ma, se vogliamo, per una sorta di rispetto verso la storia della nostra arte, e anche – ovviamente – per conoscerne davvero ogni aspetto, e verificarne di persona tutte le potenzialità. Indubbiamente parlo così perché sono nato e cresciuto nell’analogico, lo ammetto, ma è anche vero che poi ho abbracciato con convinzione il digitale.

Poi, come capita a chi ha fatto una scorpacciata di CD e MP3 e vuole tornare ad ascoltare musica su vinile, anche a me è tornata la voglia di riprendere in mano la pellicola e di tornare a sentire il caratteristico odore degli acidi della camera oscura.

E’ a questo punto che ho incontrato la fotografia stenopeica. Certo, si può usare il foro stenopeico sul digitale ma, se non si possiede una medio formato (e il solo dorso costa molte migliaia di euro!), la qualità è troppo scadente.


Invece su pellicola è tutto più facile. Acquistare una fotocamera di legno costa una cifra molto bassa, si possono utilizzare rulli 120  che danno negativi di formati molto ampi (6x6, 6x9, 6x12 fino anche al 6x17 o 6x18 cm!) e dunque ottenere risultati eccezionali, se consideriamo che non c’è alcun obiettivo ma solo un forellino.

Ma soprattutto si può facilmente realizzare da soli la nostra fotocamera. Ed eccoci al punto.

Molti appassionati vorrebbero provare almeno una volta il brivido della sviluppo e della stampa di una foto analogica, non tanto perché intendano abdicare al digitale, ma per “completezza” della propria preparazione, per avere una conoscenza non solo teorica della gran parte della storia della fotografia che, come detto, è stata analogica in gran parte.

Però il loro intento è frenato dalla complessità di acquistare una fotocamera a pellicola, di reperire la pellicola, i chimici, i vari accessori, figuriamoci un ingranditore. Attrezzare una camera oscura non è cosa di poco conto, e spesso non vale la pena farlo, se è solo per “provare”. Se poi nasce la passione, allora uno si attrezza, ma all’inizio uno vorrebbe solo scoprire che effetto fa.

Bene, la fotografia stenopeica è la risposta giusta.

Infatti, con 20-30 euro è possibile ottenere delle belle stampe analogiche 13x18 o 18x24 pronte da essere appese al muro, cosa del tutto impossibile con i sistemi tradizionali (analogici).

La fotocamera si può ricavare da una scatola qualsiasi, anche la classica scatola delle scarpe; il foro stenopeico si può realizzare con un ago su un pezzetto di alluminio preso da una lattina della birra. Sin qui costo zero o, se si vuole fare una cosa più “fighetta”, si possono investire 1-2 euro per una scatola decorata, anche di latta.

A questo punto occorre un pacco di carta fotografica bianco e nero, nel formato adatto alla nostra scatola: i pacchi da 25 fogli del 13x18, costano intorno ai 7-10 euro; nei formati maggiori si spende ovviamente un po’ di più, ma esistono anche confezioni da 10 fogli. Se si condivide l’acquisto, si può risparmiare parecchio, smezzando poi il pacco tra i partecipanti al gruppo.

Ci serviranno anche i chimici: sviluppo e fissaggio. Per entrambi si possono spendere anche solo tra i 6 e gli 8 euro. E siamo intorno a 20 euro.

Il resto delle spese (roba comunque di poco) è per gli accessori necessari. In camera oscura (cioè il bagno di casa) occorre lavorare con la luce rossa: per cominciare un fanalino a batteria di quelli per le biciclette (posteriore) andrà benissimo, ma accertati che faccia solo luce rossa. Come bacinelle, se non esageri con le dimensioni della carta, puoi utilizzare due vaschette di quelle da cucina (tapwares).

Per maneggiare i fogli di carta durante sviluppo e fissaggio si possono acquistare le apposite pinze (se ne trovano di molto economiche) o ripiegare su delle mollette da bucato di plastica. Ed è tutto.

Si realizza la fotocamera tagliando un tassello alla scatola e fissandovi il foro stenopeico, si elabora un semplice sistema di blocco della carta sensibile al suo interno (due anelli di nastro di carta da carrozziere possono andare), lavorando s’intende in camera oscura (dovrete oscurare per bene con del cartoncino nero finestre e porte!); si “scatta” la foto poi, di nuovo alla luce rossa, si prende il foglio esposto e lo si mette nello sviluppo sinché l’immagine non compare, poi lo si passa nell’acqua, si sciacqua e lo si mette nel fissaggio. Fatto.

Ora hai il tuo negativo di grande formato. Che farci? Semplice: senza nemmeno asciugarlo, prendi un altro foglio vergine, non esposto, bagnalo nell’acqua e mettilo sul negativo, parte sensibile contro parte sensibile. Accendi per un attimo la luce (uno o due secondi, dovrai fare delle prove) e poi sviluppa il foglio vergine: otterrai così la tua foto positiva, pronta per essere fissata, sciacquata, asciugata e appesa al muro.

Ecco come, senza grandi impegni economici e con relativamente poco impegno, potrai ripercorrere le tracce dei primi fotografi, e di coloro che per 160 anni hanno arricchito la storia della fotografia analogica. Poi se lo vorrai, potrai tornare al tuo amato digitale. Ma forse, com’è successo a me, la cosa ti appassionerà al punto tale da non potertene più liberare!

Di questo e molto altro parlerò in una Premiere YouTube che vuole essere una introduzione alla fotografia stenopeica: parleremo della tecnica, delle fotocamere e delle motivazioni.

L'iniziativa si terrà domenica 31 maggio alle ore 18:30 sul mio canale YouTube, ma resterà disponibile come video sul canale stesso, per chi non potrà essere presente per l'anteprima. Vi aspetto!





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