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Cronache Fotocoronavirali 7 - Nero Asfalto

Cos'è che noi fotografi guardiamo spesso e volentieri cercando ispirazione? I dettagli. E in questo periodo, quando il più delle volte si può "star fuori" giusto se si fa la fila alla Posta o al Supermercato o una breve passeggiata vicino casa, a quali dettagli potremo mai dedicarci?

Personalmente, ho scoperto l'asfalto, magari quello vecchio e malmesso che ci fa imbestialire perché sconnesso e pericoloso se ci si passa su in moto o con l'automobile, quello che oramai è diventato - insieme al cemento - un simbolo della nostra epoca che divora territorio, distrugge boschi e campagne in nome del "progresso".


Ecco, quell'asfalto io non l'avevo mai guardato davvero, per bene, a lungo, come ho fatto in questo periodo: diciamo che il Covid-19 m'ha fatto scoprire dettagli che non avevo mai preso in considerazione, né tantomeno fotografato.

Dunque, nelle brevi passeggiate a 200 metri da casa, o nelle code davanti alla Posta o al Supermercato, mi son messo a "prendere coscienza" (come direbbe Giacomelli) dell'asfalto, con quella sua caratteristica texture fatta di innumerevoli sassolini.

Ho anche iniziato a vedere cose interessanti: la natura non si lascia facilmente battere (come il virus ci ha ampiamente dimostrato) e laddove l'asfalto invecchia si riempe di crepe e subito quelle crepe prendono vita, diventano terreno di coltura per piccole piantine che disegnano, a volte, piccoli alberi (ipotetici) sulla superficie grigio scuro.


Se non fosse scontato, avrei voluto intitolare questa piccola serie "Resilienza", perché in effetti di questo si tratta, della capacità della Natura di riprendersi, piano piano, con infinita pazienza (quella che noi umani possediamo in così piccola quantità) i propri spazi, e di farlo sempre con innata efficienza ma, soprattutto, infinita eleganza.


Naturalmente di solito non riusciamo ad apprezzare questo sforzo, né a comprendere quanta forza di adattamento occorra a queste esili piantine per sopravvivere su un substrato minimo, a un'insolazione implacabile, allo schiacciamento provocato dal passaggio delle automobili.


Nel tempo (ahimé breve) trascorso nel fotografarle, invece, ho percepito questo "sforzo", mi ha quasi commosso, l'ho trovato al contempo terapeutico ma anche significativo. Si può sopravvivere a tutto - almeno per un po' - fin quando si lotta per resistere. Prima o poi verrà "l'omino" del Comune che ricoprirà le crepe con asfalto fresco - non sia mai che si possano danneggiare le auto - degnando appena di uno sguardo le misere piantine (e la piccola fauna che vi trova rifugio) che sta per uccidere, ma nel frattempo, per chi sa guardare e apprendere, la lezione da imparare è lì, appena sotto i nostri piedi...



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