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Cronache Fotocoronavirali 5 - Nuove fotocamere stenopeiche

Il fotografo compulsivo - categoria a cui mi ascrivo - non riesce proprio a stare lontano dalle proprie fotocamere, nel mio caso soprattutto quelle analogiche. Soprattutto non riesce a non pensare al momento in cui - finalmente - potrà nuovamente uscire a fotografare.  Il che porta inevitabilmente a pensare anche a nuove opzioni, a nuove possibilità.

Oramai ho un sacco di fotocamere hackerate che vorrei testare sul campo e francamente non sto più nella pelle. In particolare - com'è ovvio - mi sono dedicato alle fotocamere stenopeiche, quelle più facilmente realizzabili in casa, con strumenti semplici. Il primo "lavoretto" mi ha portato a cercare di migliorare le prestazioni della mia Holga WPC (Wide Pinhole Camera).

Si tratta di una fotocamera stenopeica realizzata in plastica - e di basso costo - che permette di ottenere negativi 6x9 e 6x12 cm. Il fatto è che la versione originale ha una protuberanza (una specie di torretta) su cui è montato il foro e che sporge di almeno un paio di centimetri dal corpo, cosa che la rende meno grandangolare e più voluminosa.

Ora l'ho eliminato del tutto, ottenendo una lunghezza focale (tiraggio) di ben 34 mm che, sul 6x9 cm, è davvero un bel grandangolo (pari circa a un 13 mm sul 135!), mentre sul 6x12 diventa addirittura esagerata (10 mm sul 135). Come otturatore utilizzo un pezzetto di nastro da elettricista nero: due piccoli pezzetti di velcro lo tengono aperto durante l'esposizione. E' un sistema semplice e... a bassa ingegnerizzazione!


La fotocamera è leggera e compatta e dà buoni risultati, sebbene al prezzo di una notevole caduta di luce ai bordi (vignettatura), evitabile solo con un dorso curvo. Nella foto sopra si vede anche il negativo di carta di prova (sul 6x12 cm) che ho realizzato sotto casa: l'auto era a circa un metro e mezzo di distanza! Si vede bene che al centro l'esposizione è abbastanza corretta, mentre man mano che si va verso i bordi la scena si schiarisce (cioè si scurisce parlando in termini di positivo).

Personalmente amo molto la vignettatura e dunque non è un grosso problema. 

Da tempo, però, pensavo a come realizzare una fotocamera stenopeica 6x9 cm con possibilità di decentramento (per l'architettura) e comunque molto compatta. Nella vetrinetta delle fotocamere (la mia piccola collezione vintage) ho adocchiato una folding degli anni '50, purtroppo non funzionante ed è scattato l'istinto omicida, esaltato dalla quarantena prolungata.

Detto fatto l'ho portata sul "tavolo operatorio" e ho eliminato il soffietto con l'obiettivo (che utilizzerò in futuri progetti) ottenendo un corpo macchina compatto e totalmente di metallo. Ho dovuto nastrare il bordo del "coperchio" - dove si estraeva l'ottica - per evitare ingressi di luce parassita e ho fatto tre fori, uno centrale e due decentrati (per inquadrature verticali e orizzontali) dove fissare i pinhole.


Ho anche eliminato un quadrato della copertura in finta pelle per scoprire il metallo sottostante, che ho colorato in nero. Per realizzare gli otturatori ho sfruttato tre piccoli ma potenti magneti al neodimio che ho inserito in un "sandwich" di nastro nero da elettricista per rendere più facile lo spostamento, cioè l'apertura del foro corrispondente per l'esposizione.


Riconosco che esteticamente non è il massimo, ma dalle prime prove (fatte sempre con della carta bianco e nero) funziona benissimo, è compatta e molto grandangolare (tiraggio di 40 mm), sebbene non come la Holga, il che però rende meno problematica la vignettatura. Sul 6x9 cm corrisponde circa a un 16 mm del 135. Non male.

Questi lavoretti hanno riempito le mie mattinate di reclusione ma c'è una grave controindicazione: la voglia di andare a fare un giro fotografico per provare le nuove creature diventa irresistibile!

Alla prossima.



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