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Cronache Fotocoronavirali 6 - I miei Tessssori

Come fatto nelle "cronache" numero 3, torno a parlare delle mie amate fotocamere analogiche, riprese grazie a una Mamiya RB 67, stavolta dotata del 180 mm e di una lente addizionale da una diottria della B+W.

Si tratta di un esercizio che mi permette di tenermi in allenamento con esposimetro e sviluppo, ma anche di passare un po' di tempo ad armeggiare con una fotocamera (la Mimiya) che di manualità ne richiede parecchia rimanendo al contempo in contatto con le mie "compagne d'avventura" costrette a un periodo di sosta forzata.

Le fotocamere riprese sono quelle che ho utilizzato per il mio progetto "Una Momentanea Eternità" (se sei interessato a saperne di più o ad acquistare il libro puoi andare nel mio sito) e che ora sfrutto per il nuovo progetto analogico, purtroppo al momento bloccato dal Covid-19, ma che spero di riprendere presto.

Ecco dunque alcuni dei miei "tesssssori", come direbbe Gollum.


La Bencini Koroll II è senz'altro una delle mie fotocamere preferite. Si tratta di una "mezzo formato" (3x4.5 cm circa) che dunque consente di scattare, su un rullo 120, il doppio delle foto che normalmente sono possibili con una fotocamera 6x6 cm, cioé 24 invece di 12. Il tutto mantenendo una buona qualità complessiva, grazie all'obiettivo 55 mm non certo luminoso o chissà quanto sofisticato, ma comunque progettato piuttosto bene. Di questa fotocamera parlo anche nel video qui sotto.


Un'altra fotocamera della quale non posso fare a meno - nella mia piccola collezione ma spesso sul campo - è la piccola Ricoh 500G.


Si tratta di una fotocamera a telemetro il cui punto di forza è lo strepitoso Rikenon 40 mm f/2.8, di qualità davvero rilevante. Sebbene le ghiere che controllano messa a fuoco, tempi e diaframmi siano collocate - scomodamente - tutte sul piccolo barilotto dell'obiettivo, la compattezza della fotocamera e anche la sua estetica accattivante la rendono comunque un oggetto da avere sempre nella borsa fotografica. Non si sa mai. Anche su questa fotocamera avevo realizzato una breve recensione video.


Da amante delle "mezzoformato" anche nel campo del 135, non potevo non apprezzare - oltre alla Chajka russa - anche la Agfa Parat-I.


Come tutte queste fotocamere nate per offrire alle famiglie degli apparecchi compatti ed economici - soprattutto nella gestione della pellicola, visto che da un rullo da 36 pose si ricavano invece ben 72 foto - è di concezione semplice, ma comunque robusto ed efficiente. Certo, anche in questo caso i comandi, collocati vicino all'obiettivo, sono assai scomodi, ma non si può avere tutto!

A proposito di fotocamere "da borsetta", ecco una fotocamera che decisamente richiede spalle larghe per essere portata in giro: la Miranda Sensorex EE.


Miranda è un marchio giapponese in grado di produrre fotocamere di alta qualità e ottiche più che dignitose, sebbene non abbia mai conosciuto il successo di Nikon, Canon o Pentax, al punto da chiudere per fallimento.

Questa reflex è un vero carro armato, pesante, solido, indistruttibile. Nonostante le tendine di tela gommata (comunque uno standard nei primi anni '70), dopo cinquant'anni - a parte l'esposimetro - funziona ancora perfettamente. Per fortuna, oltre alla fotocamera, possiedo anche il classico trittico di ottiche, tutte originali, il 28 mm, il 50 mm (sia f/1.8 che f/1.4) e il 105 mm.

La EE può utilizzare - oltre agli obiettivi con attacco proprietario - anche le ottiche con attacco M42 grazie a un piccolo anello, il che ne aumenta la versatilità. Insomma un vero gioiello: tra tutte le reflex che possiedo (a pellicola) è quella che ha il suono dello scatto più pieno e soddisfacente.

Sai, è come con le Harley-Davidson: il "clang" di una Miranda scalda il cuore!



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