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Pinhole istantanea autocostruita

La pellicola consente, rispetto al digitale, molte più sperimentazioni. Certo, non tutte riescono, alcune riescono in parte, ma da ognuna si impara qualcosa. Figuriamoci poi quando si tratta del foro stenopeico (o pinhole), che tra tutte le tecniche analogiche (ma anche digitali) è quella più autarchica, visto che uno in genere il foro - e spesso la fotocamera - se lo fabbrica da sé.

Visto dunque che sperimentare mi piace - specialmente perché spero di ottenere nuovi strumenti creativi da utilizzare per i miei progetti - ho voluto tentare il recupero di una tecnica che ho impiegato un po' di tempo fa, e cioè il pinhole "istantaneo".

Per lungo tempo, infatti, ho utilizzato una fotocamera Polaroid Colorpack II per realizzare fotografie stenopeiche immediate: è bastato togliere l'obiettivo e sostituirlo appunto con un foro. 


La Colorpack utilizzava pellicole "peel apart": in pratica dopo lo scatto si estraeva manualmente il sandwich con la pellicola e i chimici. Passando su un "pressore", i chimici di sviluppo si stendevano sulla foto, avviandone lo sviluppo. Dopo un po' bastava separare i due strati e - magia! - si poteva godere subito della foto. Oltretutto, lavorando con ipoclorito di sodio e molta pazienza, si riusciva anche a recuperare il negativo, rimasto sulla "controfoto" spellicolata.

Le pellicole "peel apart" erano prodotte (sia a colori che in bianco e nero) dalla Fujifilm (FP), che però qualche anno fa le ha dismesse, rendendo orfani tutti noi di uno strumento fotografico piacevole e intrigante.

Da allora, dunque, niente foto stenopeiche "istantanee", visto che hackerare le fotocamere automatiche come le SX70 o le 600 della Polaroid è davvero complicato.

Poi, un po' di tempo fa, sono uscite diverse fotocamere - tutte finanziate grazie al crowdfounding - per le Fuji Instax Mini, e rigorosamente manuali.

Una premessa: le Instax godono ancora di un certo successo, specialmente tra i giovani. Sia le fotocamere (prodotte ad esempio dalla Lomography, dalla Fuji e addirittura marchiate Leica) che le pellicole costano relativamente poco, e il formato (in pratica un 6x4.5 cm) è sufficiente per un album o per scambiarsi gli scatti in stile figurine.

La mia attenzione comunque si è concentrata appunto non sulle fotocamere classiche, dunque a espulsione automatica (cioé elettrica) della foto, ma sui progetti finanziati con Kickstarter, con fotocamere semplici, poco costose e appunto manuali.

In particolare ho visto - e il mio cuore ha avuto un balzo - la Jollylook modello I. Si tratta di una fotocamera interamente realizzata in cartone, con un bel soffietto rosso, una lente semplice (menisco) come obiettivo e appunto un meccanismo manuale per estrarre e sviluppare la foto grazie a una manovella laterale che fa molto "cinema dei fratelli Lumiere". 

Tutto nella fotocamera è semplice e ridotto all'essenziale: è anche dotata di diversi diaframmi e addirittura di un foro stenopeico (0,6 mm) già pronto all'uso! Ma sin dalla prima occhiata mi son subito reso conto che si poteva ottenere un risultato migliore e molto (ma molto) più grandangolare utilizzando solo la "scatola" della fotocamera.

Quando mi è arrivato il pacchetto con la Jollylook l'ho trovata subito divertente e ben fatta e debbo dire che un po' mi tremavano le mani a "distruggerla" eliminando il soffietto e tutto il resto, tra le proteste di mia moglie che sin da subito ha trovato la fotocamera "troppo carina". Ma avevo uno scopo in mente e dunque sotto i colpi del mio cutter la simpatica fotocamera ha perso tutto il suo appeal, diventando una semplice scatolina nera con una manovella di lato.


Ho chiuso per bene la parte anteriore e fissato un rudimentale "otturatore" a scorrimento, colorato in rosso per richiamare l'aspetto originario della Jollylook (vabbe', almeno un po'...), collocato ovviamente davanti al foro stenopeico del diametro di 0,20 mm. Ora la fotocamera ha un tiraggio di 30 mm, che sul 6x4,5 corrisponde a un notevole grandangolo (circa 18 mm su 135). 

Basta aprire l'otturatore, esporre la foto (la pellicola è molto sensibile, 800 ISO) e poi, lentamente, girare la manovella per ottenere l'estrazione della foto che, in circa 5-6 minuti, si rivela ai nostri occhi stupiti. Bello, no?

La prima prova ahimè non è andata così bene. Non avevo tenuto conto del fatto che, eliminando il soffietto, c'è una piccola infiltrazione di luce dal dorso, che ha "macchiato" le foto creando un alone chiaro (ovviamente le foto sono positive dirette, dunque dove entra più luce la foto si schiarisce).


Questo ha comportato anche un abbassamento del contrasto, tuttavia si vede bene che - per essere una foto stenopeica - la nitidezza è niente male. Ora ho risolto il problema ed è tutto a posto, ma le foto di prova fatte non meritano di essere condivise qui, dovrai credermi sulla parola.

Altri problemi che ho avuto sono stati la precisione dell'inquadratura (il foro non è centrale e avrei dovuto tenerne conto) oppure legati all'inesperienza, come la regolarità dell'estrazione. Se non si gira con calma la manovella e in modo continuo - o peggio si torna appena indietro - possono succedere dei disastri tipo questo.


Che poi alla fine nemmeno mi spiace come risultato! Insomma, sono felicemente tornato nell'agone della fotografia stenopeica istantanea, e magari in futuro posterò i miei primi risultati "seri". Intanto ti faccio presente che - a parte l'hackeraggio che ne ho fatto io - la Jollylook è davvero una fotocamera divertente e anche bella a vedersi.

Certo l'utilizzo richiede pazienza, si tratta pur sempre di un oggetto realizzato in cartone (ora ne sta uscendo una versione in legno, ovviamente più costosa, ma molto più performante), ma fossi in te ci farei un pensierino, anche solo come regalo per un figlio/a o nipote: è un modo divertente e didattico di far "attecchire" la passionaccia dell'analogico, specialmente oggi che la maggior parte dei giovani conosce solo la fotografia declinata in digitale.



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Commenti

  1. Do ragione a tua moglie .... era bellissima ... sei un assassino ... 🤣🤣

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