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Cronache fotocoronavirali 1 - Lumenprinting UV

Diciamocelo francamente: stare a casa è bello se lo facciamo volontariamente, altrimenti è una notevole seccatura. Essere obbligati a non poter uscire rende insopportabile o quasi quello che - in condizioni normali - desideriamo con convinzione: starcene in famiglia, navigare su Internet, leggere un libro, anche guardare la televisione. 

Ma insomma, quel bastardo del virus è qui - e non molla - e dunque occorre giocoforza organizzarsi. Sono momenti in cui - parlando di fotografia - son contento di non appartenere a quella categoria di fotografi per cui senza viaggiare o andare in giro non esiste possibilità alcuna, o quasi, di dedicarsi alla propria passione. 

A parte che ho un sacco di cose da sistemare, archiviare, organizzare e progettare, il fatto è che in queste situazioni mi piace tornare alla sperimentazione libera, direi quasi anarchica: quella che, in condizioni normali, rimandi sempre perché è "soltanto una perdita di tempo". D'altra parte chi non preferirebbe andarsi a fare una passeggiata fotografica piuttosto che armeggiare in laboratorio?


Stamattina, dunque, ho ritirato fuori le mie due torce UV - con cui avevo giocato un po' di tempo fa - e diversi pacchi di carta fotografica bianco e nero scadutissima e inutilizzabile per gli usi normali. In genere la tengo da parte appunto per gli esperimenti. Ottimo.

I raggi UV - specialmente quelli del sole - sono in grado di "ossidare" i sali d'argento contenuti nella carta fotografica e dunque di far loro mutare colore, scurendoli. Agli inizi della fotografia era questa tecnica (detta Lumenprinting) che si utilizzava normalmente: in pratica si procedeva per "annerimento diretto" senza sviluppo, ma solo col fissaggio (ideato da sir John Herschel). Ma era davvero un sistema troppo lento e incontrollabile, perciò ben presto si arrivò a ideare lo sviluppo, in pratica un "catalizzatore" che accelera enormemente la procedura, consentendo di esporre la carta per tempi molto brevi e non più ai raggi UV ma anche alla semplice luce visibile.

La tecnica del Lumenprinting ha conosciuto nel tempo un certo successo come modalità per creare immagini "cameraless" (senza fotocamera), esponendo al sole per molte ore un foglio di carta fotografica con sopra degli oggetti, il più delle volte foglie o fiori.

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E' una versione particolare di quella tecnica - stavolta di Camera Oscura - detta "fotogramma", in cui il foglio di carta con sopra il "soggetto" è esposto brevemente alla luce e dunque sviluppato e fissato normalmente. Tipico esempio ne sono i Rayographs di Man Ray.

Una variante sono i "lumigrammi" in cui invece di accendere la luce si pennella con una torcia il foglio di carta suddetto - col soggetto sopra - creando effetti interessanti.

Bene, era da tempo che volevo riprendere alcuni esperimenti che avevo fatto a suo tempo e che consistono in una sorta di "mix" tra lumigrammi e lumenprints. Invece di utilizzare il sole, ho pensato di ricorrere appunto a delle torce agli ultravioletti (si trovano in commercio facilmente e servono per rilevare le pipì di cani e gatti negli appartamenti) pitturando il soggetto collocato sul foglio di carta fotografica per ottenere un effetto simile al lumigramma, ma potendo operare alla luce e non al buio.

Il ricorso alla carta fotografica scaduta da almeno trent'anni aumenta il fascino della sperimentazione, e aggiunge anche numerose macchie dovute all'umidità e allo staccarsi dell'emulsione. Così ho trascorso una bella mattinata divertendomi a dipingere a "luce violetta" soggetti di vario tipo. Sono foto "astratte" che ricordano certi dipinti delle avanguardie, non trovi?


E' bene notare che i colori sono del tutto arbitrari, trattandosi di carta Bianco e Nero, e sono dovuti alla reazione chimica dei raggi UV con l'argento dell'emulsione. Purtroppo non è possibile conservare l'opera finale - se non riproducendola come ho fatto io - sebbene sia possibile fissarla (con normale fissaggio per carte BN), cosa che però fa perdere "forza" all'immagine. Opere effimere, ma per questo ancora più affascinanti.

Insomma, il virus ci assedia, ma volendo possiamo trovare scappatoie efficaci alla noia, specialmente noi fotografi: non necessariamente quella che ti ho proposto qui, ma qualsiasi sperimentazione o operazione creativa ci possa venire in mente e che magari abbiamo rimandato per tanto tempo perché non stavamo mai "abbastanza a casa"!


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Commenti

  1. Tutto molto interessante. Io sto approfittando della situazione per allestire una camera oscura poi arriverò anche a tecnice piú evolute (o antiche).

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  2. Ciao Marco, hai proprio ragione. Io ho fatto delle doppie esposizioni di rami e poi mi sono divertito a sviluppare i negativi (digitali) nelle maniere più strambe per 'immaginarmi' il virus stesso! Quello che spero di più è che tutto questo apra gli occhi a tanti perchè stiamo veramente vivendo in un modo assurdo e devastante per l'ambiente in primis ma anche per noi stessi...

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    1. Si, hai ragione Maurizio. L'unica eredità positiva che potrebbe lasciarci il virus è proprio una nuova consapevolezza rispetto al mondo che ci circonda...

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