Passa ai contenuti principali

Cronache fotocoronavirali 3 - Metafografia analogica

Se con la fotografia digitale viene più facile "cazzeggiare" fotografando di tutto, magari affacciati dal balcone di casa, con la fotografia analogica (sarà che i rulli costano) non viene proprio spontaneo. Il fatto è anche che per me la fotografia analogica fa rima con passeggiata, natura, luoghi interessanti, fotografia meditata col treppiedi, cose così. A casa, insomma, non mi viene.

L'altro giorno, però, mi son ricordato che per il mio progetto analogico in corso (che vedrà la luce tra due anni: c'è tempo) avevo necessità di alcune fotografie delle fotocamere vintage che sto utilizzando, da inserire nella parte introduttiva del libro. Foto - naturalmente - analogiche, che contavo di scattare sul campo. Ma, mi sono detto, perché non approfittare della situazione per realizzare il lavoro in una situazione controllata, nel mio laboratorio?


Oltretutto in tal modo avrei potuto rimettere in uso la mia Mamiya RB 67 (regalo di una cara amica) che il più delle volte se ne sta su uno scaffale, dato che pesa troppo (ed è troppo "precisa") per essere utilizzata durante le mie lunghe escursioni.

Sfruttando lo stativo da riproduzione e il fatto che, con il 50 mm e l'allungamento massimo del soffietto, questa fotocamera consente di ottenere dei "close up" niente male, ho deciso di riprodurre dettagli delle fotocamere che utilizzo maggiormente per il mio lavoro.


Come fonte di illuminazione ho utilizzato un solo faretto a led, bandierato, e un pannellino riflettente ottenuto da un foglio di cartoncino bianco. In tal modo ho potuto ottenere un buon contrasto, utile da coniugare con la morbidezza delle foto realizzate a tutta apertura: a f/3.5 sul formato 6x7 cm la profondità di campo è minima, ma consente comunque di indovinare le forme complessive della fotocamera.


Credo proprio che le semplici fotocamere che ho ripreso, progettate originariamente per gli album di famiglia anni '30-'50, con le loro forme "Art Decò" siano davvero molto belle, e io le utilizzo con grande piacere. Sia la FEX che la Photax utilizzano rulli formato 620 e restituiscono negativi formato 6x9; la qualità è discreta al centro e... pessima ai bordi, ma d'altra parte utilizzano obiettivi a menisco. Ma è esattamente questo che me le fa amare.


Altra fotocamera che mi son divertito a fotografare - e anch'essa parte del mio "arsenale fotografico" di uso corrente - risale grossomodo alla stessa epoca, ma è di latta, non di bachelite, e utilizza rulli 120 per dare negativi 6x6 cm.


E' la Vredeborch Felica, decisamente poco nota ma affascinante. Il mio esemplare non è in condizioni ottimali ma c'è da dire che l'ho pagata davvero pochi spiccioli. Infine, ho realizzato una foto alla mia Chajka di fabbricazione sovietica, una "mezzo formato" (17x24 mm) su pellicola 135.


E'stato davvero piacevole poter sviluppare di nuovo un rullo dopo tanti giorni, e operare con la Mamiya, sebbene complesso e laborioso, è sempre un gran piacere, al punto che credo che - quando la prigionia finirà - cercherò di utilizzarla anche sul campo. Spero davvero che quel giorno arrivi presto!



NEWSLETTER

Commenti

Post popolari in questo blog

Leggere l'istogramma di una foto (o almeno provarci)

Spesso mi viene chiesto come valutare, dal punto di vista esposimetrico, una fotografia: s'intende, già scattata. Insomma, come valutare di aver effettuato, sul campo, le scelte giuste e di non avere magari peggiorato le cose in postproduzione?

In genere rispondo sempre che, in effetti, abbiamo la possibilità di vedere quella che è (da ogni punto di vista) la "fotografia di una fotografia", cioè l'istogramma. E se la fotografia originaria ci confonde a causa del soggetto, dei colori, della composizione, l'istogramma è una "fotografia" più precisa e scientifica. Lo ammetto: è un po' (parecchio) meno affascinante!


In effetti l'istogramma rappresenta, su ascisse e coordinate di un normale piano cartesiano, ogni singolo pixel della nostra fotografia, solo slegato dalle forme del soggetto e reso come pura quantità di luce.
A seconda della sua collocazione possiamo sapere se quel punto è scuro (se è più verso sinistra) oppure chiaro (se più verso des…

E poi dice che uno butta la fotocamera e si compra uno smartphone (di qualità)

Il nuovo Huawei P30 (anche nella versione Lite) promette meraviglie dal punto di vista fotografico. Può darsi. Intanto, visto che il mio amico Roberto ha approfittato di un'offerta per acquistare un "vecchio" P20, gli ho chiesto di mandarmi un file RAW (DNG) scattato con la "bestia", cosa che puntualmente ha fatto.
Ho aperto il file in Lightroom e l'ho convertito in jpeg con pochi tocchi di curve giusto per sistemare il contrasto. Incredibile. 
Il file è pulito e nitido, senza traccia di rumore e con una definizione pazzesca per un "telefono" soprattutto considerando che stiamo parlando di 40 megapixel, in pratica un file stampabile nel formato 60x50 cm ( a 300 dpi) senza nessuna interpolazione!

La cosa che colpisce è proprio la pulizia del file, che nelle ombre ha dei passaggi di tono morbidi e precisi: lavorando un po' il file non c'è alcun motivo per non poterlo stampare nel formato 70x100 cm senza perdite di qualità. Che è una prestaz…

La fotografia ai tempi del coronavirus

Ci sono molti modi possibili di analizzare l'impatto che il virus dell'anno sta avendo su noi fotografi - o almeno su alcuni di noi, quelli che vivono dentro (o vicino) le aree del "contagio". Come prima impressione, potremmo dire che visto che "Il fotografo non si annoia mai", di certo la fotografia può alleviare la noia dell'eventuale quarantena. Still-lifes casalinghi, fotografie concettuali, esperimenti vari ben si prestano a trascorrere ore serene chiusi in casa, in momenti in cui la serenità tende giocoforza a latitare.
Chi poi ha la passione dell'analogico, troverà nella Camera Oscura casalinga un comodo rifugio all'assedio della malattia.
Ma non è di questo che intendo parlare. Piuttosto vorrei ragionare su come si possa mai raccontare un virus, o meglio gli effetti che può avere sugli esseri umani (a parte la malattia in quanto tale) e come tali effetti possano diventare un soggetto fotografico. Sono infatti abbastanza stupito del fatt…