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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2020

Sviluppare un file RAW

Quel che si dice normalmente, e cioè che il file RAW ("grezzo" in inglese) sia un po' una sorta di "negativo digitale", è vero soltanto a metà. In effetti, il grumo di pixel che fuoriesce dalla fotocamera, preso così com'è, è inutilizzabile. Se non lo si elabora in qualche modo, non possiamo condividerlo o farci altro, esattamente come un negativo dei bei tempi se non lo stampavamo in camera oscura (o non lo scansoniamo come si fa il più delle volte oggi) serviva davvero a poco.

Non è un caso che Adobe, quando ha creato quello che sarebbe dovuto essere il formato digitale universale, che avrebbe dovuto sostituire i vari NEF, CR2 & Co., diversi da marca a marca di fotocamera, decise di chiamarlo Digital Negative (.dng).
Ma in realtà le similitudini finiscono qui. Innanzitutto il negativo digitale non è affatto un negativo, ma un positivo: aprendolo in un qualsiasi software apparirà semmai più simile a una diapositiva che - appunto - a un negativo. Poi l…

Il fotografo e i Social Network

In questo post cercherò di fare alcune semplici riflessioni (dunque senza alcuna pretesa di completezza) su alcuni "Social" utili per il fotografo. Una carrellata che spero possa esserti utile - nel caso tu non sia molto esperto -  per orizzontarti in questo mondo apparentemente semplice, e invece complesso.
Sono finiti da un pezzo i tempi in cui, per condividere le proprie foto, occorreva per forza organizzare una mostra o - al più - spedire un plico di preziose stampe a una rivista specializzata. Oggi, già pochi minuti dopo lo scatto, le nostre foto possono essere ammirate da - potenzialmente - miliardi di persone in ogni angolo del pianeta. Figo, eh?
Ma ovviamente non tutto quel che luccica è oro, spesso si tratta di banale pirite e anzi a volte nemmeno luccica davvero. Dopo gli iniziali entusiasmi, si finisce per comprendere perfettamente che le nostre amate e "faticate" fotografie sono fruite da ben poche persone e il più delle volte vengono a malapena degnat…

Leggere l'istogramma di una foto (o almeno provarci)

Spesso mi viene chiesto come valutare, dal punto di vista esposimetrico, una fotografia: s'intende, già scattata. Insomma, come valutare di aver effettuato, sul campo, le scelte giuste e di non avere magari peggiorato le cose in postproduzione?

In genere rispondo sempre che, in effetti, abbiamo la possibilità di vedere quella che è (da ogni punto di vista) la "fotografia di una fotografia", cioè l'istogramma. E se la fotografia originaria ci confonde a causa del soggetto, dei colori, della composizione, l'istogramma è una "fotografia" più precisa e scientifica. Lo ammetto: è un po' (parecchio) meno affascinante!


In effetti l'istogramma rappresenta, su ascisse e coordinate di un normale piano cartesiano, ogni singolo pixel della nostra fotografia, solo slegato dalle forme del soggetto e reso come pura quantità di luce.
A seconda della sua collocazione possiamo sapere se quel punto è scuro (se è più verso sinistra) oppure chiaro (se più verso des…

AREA 18

E' uscito il mio nuovo libro - al momento disponibile solo in formato cartaceo - intitolato "Area 18". Si tratta di una riflessione sull'Arte di Vedere, cioè sulla capacità di sviluppare la consapevolezza che il nostro cervello - piuttosto che mostrarci le cose come sono - tende invece a ingannarci, e che dunque "vedere" significa trarre insegnamento da questo e smettere di fidarsi... "ciecamente" della vista e iniziare magari a fare Arte, che proprio sugli inganni visivi si basa.
Ovviamente, essendo io un fotografo e non un neurologo, vedo l'intera faccenda da questo... punto di vista, anche se a rigore il libro non è rivolto soltanto agli altri fotografi.

Come riporto nell'Introduzione del libro, lo scopo del nostro cervello non è quello di farci conoscere il mondo circostante, ma di fornirci strumenti per sopravvivere ai suoi pericoli. Dunque quando guardiamo alla realtà, sempre la valutiamo basandoci sulle nostre conoscenze e sulle es…