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Troppe foto, o troppo poche?

Si stima che ogni giorno si producano nel mondo 800 milioni di fotografie, nella gran parte dei casi grazie agli smartphone. Non solo: anche il numero di fotografie prodotte seriamente, cioè da professionisti, e specialmente fotogiornalisti, è aumentato parecchio: e questo è strano, considerando che mai come ora il settore è in crisi. Ma evidentemente si produce di più perché si viene pagati meno...

Normale, dunque, che si giunga alla conclusione che di fotografie, nel mondo, se ne producano "troppe", che ogni gesto quotidiano divenga occasione di uno scatto, che non si riesca più a comunicare senza condividere uno "shoot", che gli eventi non possano esistere senza la prova provata di una (magari brutta) fotografia.

Troppe foto banali, sciatte, senza profondità, spesso senza cuore o almeno un po' di intelligenza, scattate solo perché oramai la fotocamera ce la portiamo sempre dietro, inserita nel telefono cellulare, e alla fine "che mi costa?".


Ma in verità le foto non sono "troppe": sono troppe quelle che inseguono sempre le stesse notizie e sempre allo stesso modo, cioè allineandosi al "mainstream", sono troppe quelle che raccontano sempre le stesse storie, sempre le stesse emozioni (superficiali), che guardano il mondo sempre con lo stesso sguardo veloce, pieno di preconcetti, di già visto, di rancore o senza approfondimenti.
Sono troppe le foto che si lasciano guardare fugacemente, che dimentichi dopo un istante, che non ti fanno pensare o emozionare, che non dicono nulla, che non intendono comunicare nulla se non l'ego di chi le ha scattate.

Sono troppe le foto  che non indagano, che non cercano, che non rivelano, che non mostrano "cos'altro è"; sono troppe quelle che ingannano, orientano, fanno propaganda, cercano subdolamente di suggerire risposte utili al potere, alla massa, agli interessi dei singoli.
Queste si, sono davvero troppe.

Le foto non sono troppe, sono invece troppo poche: mondi interi giacciono inesplorati (almeno fotograficamente), realtà sconosciute attendono chi voglia indagarle.

Nel mondo ci sono decine di guerre, ingiustizie, drammi, carestie, epidemie, e non ne sappiamo nulla. A parte pochi coraggiosi fotoreporter, nessuno le racconta, e comunque nessuno le pubblicherebbe. Mentre sappiamo tutto di eventi privi di reale interesse, delle cose importanti non abbiamo nemmeno un'immagine.

Interi villaggi vengono spazzati via, gli uomini uccisi, le donne violentate, e noi lo ignoriamo.
Interi ecosistemi spariscono, specie animali si estinguono, e nessuno lo racconta, a parte qualche associazione di volontari.

Inquinamenti, pulizie etniche (pensiamo ai popoli tribali, in Asia, in Amazzonia), dittatori che vanno e vengono, persecuzioni politiche... come si può sostenere che manchino i soggetti da riprendere le storie da raccontare? Purtroppo non mancano.


E anche a livello puramente creativo, quando siamo di fronte alla poesia della Natura, alla magnificenza della Terra che si nasconde anche nelle piccole cose, o a quella dell'animo umano quando si esprime liberamente (anch'esso spesso nascosto nei piccoli gesti), insomma quando ci troviamo a tu per tu con la poesia del quotidiano, del sorgere e tramontare del sole, della vita delle persone e del volo degli uccelli, chi si impegna davvero a raccontarle? Pochi, pochissimi fotografi.
Perciò, come possiamo sostenere che le fotografie siano "troppe"?

Non lo sono: ogni giorno ne sento la mancanza e, in quel balenare di milioni di immagini che sembrano volermi seppellire (come nella famosa installazione di Erik Kessels "24HRS in Photos"), purtroppo, le trovo di rado...


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