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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2020

Divertimenti telefonici

Il post di oggi non è per niente impegnato. Non che gli altri lo siano chissà quanto, ma almeno cerco di sviluppare un ragionamento che abbia un senso. Stavolta no, è un puro divertissement digitale. La storia è semplice.

Mentre ero in giro per fare delle fotografie (oltretutto analogiche) ho deciso di scattarne alcune con il mio smartphone, un modello economico della Huawei (l'Y6 del 2018). Ma siccome mi piace anche maltrattare le attrezzature fotografiche, o comunque utilizzarle in modalità che non sarebbero loro tipiche, ho scattato le foto come se lo smartphone fosse una normale fotocamera, su treppiedi. In più, ho testato un economico aggiuntivo grandangolare, così, per non farmi mancare nulla.

Ovviamente la qualità complessiva peggiora molto, ma non è che questo sia poi così importante: per fare le foto "fatte bene" ci sono sempre le vere fotocamere: se utilizzare lo smartphone ha un senso - secondo me - è per le caratteristiche intrinseche di questo strumento, no…

Ci vogliono anni per apprendere la tecnica!

Anni, e parecchi pure. Ma, per completare la frase piena di saggezza orientale, occorre poi il resto della vita per dimenticarla.
E' l'azione di dimenticare la tecnica la cosa più difficile e complessa che si trova ad affrontare qualsiasi fotografo voglia crescere dal punto di vista creativo. Se diamo per scontato che per fare una fotografia occorrevano precise capacità - oggi in buona parte sostituite da automatismi - e l'abilità per utilizzarle senza pensarci troppo su, "al volo" diciamo, dobbiamo però anche accettare che la tecnica, intesa come l'insieme di competenze necessarie a fare un buona foto, diventa prima o poi un impaccio. 

Ci ostacola, ci tiene legati a quel che già conosciamo, ci spinge a inseguire il "vello d'oro" della perfezione, chimera da tutti ambita e che ognuno poi misura in modo diverso. Per alcuni sono le linee per millimetro, la nitidezza, la grandezza dei file o la superficie del negativo, la gamma di grigi o l'es…

Troppe foto, o troppo poche?

Si stima che ogni giorno si producano nel mondo 800 milioni di fotografie, nella gran parte dei casi grazie agli smartphone. Non solo: anche il numero di fotografie prodotte seriamente, cioè da professionisti, e specialmente fotogiornalisti, è aumentato parecchio: e questo è strano, considerando che mai come ora il settore è in crisi. Ma evidentemente si produce di più perché si viene pagati meno...

Normale, dunque, che si giunga alla conclusione che di fotografie, nel mondo, se ne producano "troppe", che ogni gesto quotidiano divenga occasione di uno scatto, che non si riesca più a comunicare senza condividere uno "shoot", che gli eventi non possano esistere senza la prova provata di una (magari brutta) fotografia.

Troppe foto banali, sciatte, senza profondità, spesso senza cuore o almeno un po' di intelligenza, scattate solo perché oramai la fotocamera ce la portiamo sempre dietro, inserita nel telefono cellulare, e alla fine "che mi costa?".


Ma in…

L'operaio Fotografo di Bordieu

Chi mi conosce, e conosce il mio lavoro, sa quanto ami le fotocamere "vintage", soprattutto quelle "popolari", cioè quelle che - specialmente negli anni poco prima e subito dopo la II Guerra Mondiale - erano progettate e costruite per "il popolo", per creare insomma le fotografie degli album di famiglia.


A me piacciono perché poco intellettuali, prive delle sovrastrutture (a volte puramente ideologiche) che infettano le varie Leica e Contax, Hasselblad e Rollei.

Naturalmente cerco di usarle "seriamente", cioé per creare progetti fotografici, come il mio ultimo lavoro "Una Momentanea Eternità", e comunque utilizzando il treppiedi, l'esposimetro e la cura che si metterebbe nello scattare una foto con una fotocamera "seria". Un'ibridazione, diciamo. Anche se poi il risultato finale è pieno di difetti: ma sono i difetti, le macchie, i "light leaks" che mi intrigano!
Molte delle fotocamere popolari in passato av…