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Una ricerca naturale

Il mio prossimo lavoro fotografico, e il mio prossimo libro, saranno dedicati alla natura e ai paesaggi naturali. Per una volta niente ruderi e siti abbandonati (ma ci tornerò su successivamente!), qunato piuttosto alberi e cascate, torrenti e prati.

Questo lavoro, praticamente concluso, mi ha impegnato per molti anni (quasi dieci), ed è stato svolto in parallelo con gli altri. Non lavoro quasi mai a un progetto alla volta: trovo più interessante e creativo seguirne più di uno in contemporanea, in modo da evitare la "fissazione" su un tema, con tutti i problemi che una "monomania" può comportare. Inoltre si favorisce il passaggio delle idee da un progetto all'altro, e si mantiene desto l'entusiasmo.


Per fotografare la natura ho deciso - dopo qualche titubanza - di ricorrere al digitale e non all'analogico, sebbene sempre in bianco e nero. Credo che il digitale sia più adatto a realizzare fotografie "precise", che mostrino il soggetto senza l'intermediazione della pellicola. Inoltre la complessità del lavoro avrebbe richiesto un notevole sforzo organizzativo per lavorare su pellicola, oltre a una spesa assai maggiore: infatti le foto scattate sono state molte migliaia, e da queste ne ho tratto le quasi 700 su cui ora dovrò esercitare l'editing.

Trovo che l'analogico abbia un senso se "si vede" che la foto è analogica, altrimenti preferisco decisamente il digitale. E se per i progetti di un certo tipo la grana e le imperfezioni della pellicola sono ideali, per il progetto di fotografia naturalistica che avevo in mente non era affatto convincente.

Dopo varie prove ho insomma effettuato questa scelta, e ne sono molto contento.


Questo mi ha portato anche a riflettere sui motivi che mi fanno amare l'analogico, e anche su quelli che per certi lavori mi fanno preferire il digitale. In realtà è assolutamente possibile realizzare foto analogiche identiche a quelle digitali, cioè senza grana, molto dettagliate, insomma "leccate" e perfette. Indistinguibili.

Il punto è che a questo punto si pone la questione: a che pro? Perché spendere di più e affrontare molte più difficoltà se il risultato è quasi identico? Navigando nei forum online sembra che l'obiettivo che gli appassionati dell'analogico si sono dati sia quello di dimostrare che l'analogico sta alla pari - o è superiore - al digitale. Perciò è tutto un rincorrere obiettivi performanti, fotocamere ingombranti e di medio-grande formato, e così via. A me è sempre sembrato uno sforzo inutile, anche se è vero che al cuor non si comanda e quando c'è la passione si fanno anche cose apparentemente prive di senso.


Personalmente ho sempre amato l'analogico perché si vede la grana, la resa non è perfetta (a volte lascio anche qualche graffietto o altre imperfezioni), ricorrendo a fotocamere Lo-Fi o vintage si ottengono foto chiaramente imperfette, con i bordi di qualità scadente e o con forti vignettature. E col foro stenopeico, poi, si raggiunge il massimo del "non nitido", ma anche del fascino.

Il mio libro "Una Momentanea Eternità" è proprio tutto basato su questa indeterminatezza, connessa intimamente col tema del libro, il passato, la memoria, il tempo.

Ribaltando tutto, se si cerca di ottenere l'opposto, ecco che il digitale è - secondo me - assolutamente imbattibile. E' solo una questione di scelte, di gusti se vogliamo. Ma in fondo, ogni grande passione si basa su scelte che facciamo spesso senza alcuna logica!


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