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La conquista dell'Himalaya, andata e (non) ritorno

Nel 1951 un giovane alpinista chiese alla FEX, una delle più note ditte produttrici di fotocamere in Francia ( in quegli anni), di sponsorizzare la sua impresa: raggiungere la vetta dell'Himalaya e, ovviamente, eseguire una completa documentazione fotografica del viaggio.

L'impresa fu portata a compimento con successo, e la FEX creò per l'occasione una versione speciale della sua fotocamera di maggior successo, la Ultra FEX, prodotta già dal 1947 (e sino al 1962). Invece della solita scritta "France", sul frontale venne scritto per l'occasione "Himalaya" e la scatola con cui veniva venduta era arricchita dalle foto scattate durante la salita alla vetta più alta del mondo. Una bella storia a lieto fine, no?

No, perché qualche tempo dopo l'alpinista volle ritentare l'impresa e stavolta gli andò male, dunque il suo corpo giace in qualche ghiacciaio sul tetto del mondo, con accanto la fidata FEX. Chissà che tra qualche anno, complice il riscaldamento globale, non la si possa recuperare.


La FEX appartiene a quella schiera di fotocamere in bachelite - non a caso spesso realizzate da ditte non specializzate in fotografia ma nella stampa di questa plastica, soprattutto utilizzata in campo elettrico come isolante - che ebbe grande successo, non solo in Francia, specialmente negli anni '50.

In quegli anni i nostri cugini d'oltralpe impazzivano per due fotocamere di questo tipo: la FEX, appunto, e la Photax. Io le possiedo entrambe e le utilizzo regolarmente. Molte delle foto presenti nel mio ultimo libro "Una Momentanea Eternità" sono appunto realizzate con la elegante e sciccosa coppia.

Entrambe - oltre alle linee vagamente Art Noveau - vantano il formato 6x9 cm e utilizzano rulli 620, non più disponibili sul mercato. Per fortuna la pellicola è la stessa del comune formato 120, solo bobinato su rocchetti più piccoli e sottili, dunque non è poi così complicato ribobinarlo all'occorrenza: basta avere una scorta adeguata di rocchetti 620!


La FEX ha solo due diaframmi (circa 11 e 16), e due tempi di scatto (1/25 e 1/100 di secondo), più la posa B. Per renderla più compatta, similmente alla Photax, l'obiettivo è rientrante. Quest'ultimo è composto da un semplice menisco, una lente singola, che per quanto di qualità non può fare miracoli. Per cercare di ottimizzare la qualità ai bordi, e ridurre la vignettatura, la pellicola viene tenuta curva.

I risultati? A me piacciono tantissimo. Al centro la qualità è più che discreta, ma i bordi perdono alla grande, in perfetto stile "Toy" camera. Resta tra l'altro il piacere di ottenere negativi davvero molto grandi, e non a caso i progettisti della FEX scelsero il 6x9: garantiva ovviamente una qualità migliore, e soprattutto si poteva facilmente stampare a contatto. La Ultra FEX era infatti destinata soprattutto a un pubblico di famiglie in vacanza, che volevano un oggetto semplice, ma in grado di regalare con facilità le stampine da appiccicare sull'album.

Commenti

  1. Fotocamere semplici ma dalla storia affascinante... Ho sentito che oltre alla tecnica di ribobinare la pellicola su rocchetti da 620, è possibile tagliare con una pinza da unghie parte dei bordi dei rocchetti da 120 per restringerli e farli entrare nelle macchine da 620. Ci sono dei video su youtu.be dove questa tecnica viene utilizzata per la kodak brownie hawkeye. Potrebbe funzionare anche con le Fex e le Photax?

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    Risposte
    1. Si, in teoria, ma in pratica la dimensione del fusto del rocchetto 120 espone la pellicola ai rischi di piccole macchie di luce che penetrano dal bordo della carta, che arriva proprio a filo di quanto rimane del bordo di plastica. Inoltre occorre anche scartavetrare i dischetti tagliati, perché la lunghezza della bobina 120 è leggermente superiore al 620. Ne vale la pena? Direi di no, è più comodo e semplice acquistare due rocchetti 620!

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