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Visualizzazione dei post da Novembre, 2019

Viaggio su Marte

Il pianeta rosso sarà, probabilmente, il primo a essere "colonizzato" quando gli esseri umani riusciranno a viaggiare nello spazio. Certo, viverci non dev'essere una gran pacchia, per noi abituati alla bellezza della Terra! Comunque un po' di atmosfere marziane è possibile viverle - o almeno vederle - grazie alla fotografia all'infrarosso. Normalmente io pratico la fotografia IR in Bianco e Nero: anche la fotocamera che utilizzo è impostata per mostrare le foto sul display in monocromatismo.

Tuttavia, scattando in RAW, il risultato è comunque una foto a colori che poi converto in Bianco e Nero. Qualche volta, però, lo ammetto, sono affascinato da questi strani colori, e mi piace giocarci un po'. Così la forra in cui sono stato l'altro giorno diventa qualcosa di alieno, con la vegetazione di colore rosso e l'acqua di uno strano blu un po' "malato". Roba da Isaac Asimov!

In alcuni casi i colori si accordano in maniera sorprendente alla re…

Le ottiche vintage (su digitale)

Perché mai impiegare delle ottiche vintage su fotocamere digitali di ultima generazione? Che senso ha? Beh, per cercare di rispondere, cominciamo col vedere cosa si intende per "vintage". Normalmente gli obiettivi si considerano sufficientemente vecchi, al punto da essere comparati al buon vino invecchiato ("vintage" è un termine enologico), dopo vent'anni dalla loro uscita sul mercato. Il che significa che, ad oggi, parliamo al massimo del 1999.

Onestamente, io credo che più ragionevolmente dovremmo considerare come veri "vintage" solo gli obiettivi pre-autofocus, oppure i primi AF usciti sul finire degli anni '80, ma ovviamente questa è una mia opinione.
Supportata però da una logica di fondo: che il motivo per cui molti amano utilizzare questo genere di ottiche è la sensazione "tattile" del metallo e della gomma, il piacere di una ghiera di messa a fuoco dalla corsa lunga e precisa e altre sottigliezze del genere
Presenti, sia chia…

Un booktrailer, o quasi

Promuovere un libro, specialmente se fotografico, è davvero una faccenda complicata. Ma molto complicata. Occorre convincere le persone della bontà del proprio lavoro, della qualità del libro stesso, dei suoi contenuti testuali come delle foto, e convincere un potenziale acquirente a sborsare tre biglietti da dieci euro (comprese le spese di spedizione) per un libro che - se si eccettuano le presentazioni che organizzo - non si tocca con mano, non si può sfogliare, se non virtualmente, prima dell'acquisto.

Si deve anche tener conto che i libri, in Italia, vendono poco e quelli fotografici quasi non hanno mercato. Mi dirai: e allora perché produrli? Per passione, perché c'è il "sacro fuoco" che ti spinge a realizzare sempre nuovi progetti e a veicolarli in qualche modo, e di certo il libro è il sistema migliore. 
Una mostra dura qualche giorno, al più qualche settimana, poi chi se la ricorda più? Online non ne parliamo: le foto durano il tempo di un battito di ciglia…

Il piacere dell'imperfezione

Diciamocelo francamente: che palle questa ricerca continua della perfezione, che riguarda tutti i campi, ma che diventa forsennata quando parliamo di fotografia! 
Una ricerca che tra l'altro fa la fortuna delle case costruttrici di obiettivi e fotocamere che progettano sempre nuovi modelli per "andare incontro alle esigenze dei fotografi" (sic)!
L'unica azienda che sembra andare controcorrente e che ha fatto fortuna con l'esatto opposto, cioè abbassando il livello qualitativo e puntando tutto sul divertimento, è Lomography. Una furbata, secondo alcuni, un modo per sfruttare l'onda lunga della cosiddetta "Lo-Fi Photography" (fotografia a bassa fedeltà) per guadagnarci ovviamente su offrendo a prezzi troppo alti fotocamere e accessori di qualità dubbia, e realizzati comunque in Cina - e dunque con un buon ricarico da parte del venditore finale.


Tutto vero, ma è anche indubbio che se acquistare le nuove Diana o Holga, per non parlare della stessa Lomo…