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Senza regole

Un po' di anni fa misi in cantiere una mostra, tenutasi presso una galleria a via Giulia, a Roma, realizzata con foto pesantemente elaborate e francamente strane. Alcune di quelle stampe le ho ancora in giro per casa, appese al muro. Di tante foto, solo alcune le considero ancora "valide", nel senso che mi rappresentano in qualche modo.

Comunque da allora non ho mai smesso di produrre immagini particolari, diciamo molto "astratte" - sebbene l'astrattismo in fotografia non esista davvero - generalmente a colori, utilizzando tecniche davvero anarchiche. La mostra di via Giulia si intitolava "No Rules/Senza Regole": ecco, faccio ancora foto senza rispettare le regole, e mi piace un sacco.


Lo considero una specie di contrappeso rispetto alla fotografia che realizzo normalmente: in bianco e nero, analogica o digitale, di paesaggio o comunque di descrizione dei luoghi. 

Nelle fotografia "senza regole" utilizzo il colore e il soggetto di rado è pienamente riconoscibile, al più "intuibile". 

Alcune tecniche sono ben note, come l'ICM (il mosso intenzionale) o le esposizioni multiple, o l'utilizzo di obiettivi autocostruiti (come nella foto sopra), altre lo sono molto meno, come la fotografia stenopeica "slit", la solargrafia, il lumenprinting, il fotogramma e il lumigramma. Poi ci sono tecniche che, se non ho inventato, almeno ho perfezionato, come quella che chiamo "LumenPhoto". Nella foto qui sotto ne vedi un esempio. L'esposizione è durata più di tre ore, in questo tempo una fotocamera appositamente modificata e caricata con un pezzetto di carta fotografica bianco e nero ha registrato la traccia del sole alle spalle di un albero spoglio.


Ma non vorrei si pensasse che il tutto consista in un fatto meramente tecnico. In realtà queste foto nascono proprio per esprimere l'inesprimibile, come il tempo, la luce, la nostra caducità, la nostra incapacità di "vedere davvero" il reale, di vivere in una perenne illusione ottica, che la fotografia sottolinea e dunque rende visibile. 

Mi piace soprattutto l'idea che le foto rappresentino il mondo come non non lo vediamo e come non potremo mai vederlo. La foto qui sotto è un'altra "LumenPhoto" realizzata sul lago di Bolsena. Sembra un tramonto di fuoco, e invece era piena mattina: il colore è dovuto all'ossidazione della carta fotografica prodotta dai raggi UV del sole. 


Siamo oramai così assuefatti ad avere il controllo di ciò che produciamo - grazie al digitale - che ci siamo dimenticato "l'effetto sorpresa" che ai tempi dell'analogico era fonte di meraviglia (e a volte di cocenti delusioni). Con queste tecniche cerco di recuperarlo in qualche modo.


In tal senso la Solargrafia (foto sopra) è forse la tecnica più "sorprendente" perché lasci sul campo la fotocamera stenopeica per mesi e già tremi all'idea che sia andata perduta. Ma poi, a casa, aprire il barattolo e trovare la "foto" è come ricevere un grande regalo, creato dal sole. 

Ovviamente non di solo analogico si tratta. Col digitale spesso si lavora velocemente, ma rallentare è possibile. E mi è capitato di stare ore fermo davanti un soggetto cercando di "tirar fuori" l'ICM che più mi soddisfacesse.


L'ICM può essere una tecnica facile, ma per ottenere dei risultati interessanti davvero richiede in realtà un bel po' di lavoro, di tempo e di calma. Per questo alla fine è diventato parte di un progetto a cui sto lavorando e di cui ancora non dico nulla.

Un effetto simile al mosso intenzionale - e che per questo mi appassiona - però nettamente diverso per chi è capace a notare le differenze, si ottiene con le "slit", che io realizzo con delle lamette, di quelle che si usano per tagliare la barba. La realtà viene trasformata in "righe" e si possono passare intere giornate a identificare i soggetti che davvero si prestino a una simile "elaborazione".


Visto che ho scelto tutte foto fatte in riva a un lago, anche questa lo è: si tratta di pali infissi vicino alla riva. Potremmo definirla un'immagine minimalista. La tecnica dello "slit" non distingue vicino e lontano, come dimostra quest'altra immagine.


E' sempre il lago e i colori sono fiori che stavano davanti "l'obiettivo". La realtà si trasforma, non è più rappresentabile in modo letterale, e la fotocamera diventa una sorta di "peephole", di spioncino, attraverso cui guardare il mondo deformato. 

Per lo stesso motivo ho sempre avuto l'abitudine di costruire da me gli obiettivi più improbabili. Il mio miglior successo è stato quello con una lente presa da una torcia a led. Davvero un obiettivo "impossibile", pieno di ogni difetto immaginabile. Eccezionale, dal mio punto di vista.


Nella foto sopra, che è anche una doppia esposizione, il difetto del "coma" diventa addirittura il soggetto della foto.

Potrei continuare a lungo, ma rischierei di annoiarti. Quel che volevo sottolineare è l'importanza di avere uno spazio di libertà, senza regole, in cui ricaricare le pile della creatività. Questo è il mio: non ti invito a farne uno uguale, ma a crearti il tuo. 

Non debbono per forza essere foto da condividere: anche queste mie foto sono state nascoste in una cartella del desktop per anni, ed è la prima volta (con poche eccezioni) che vengono mostrate al pubblico, per così dire! Ma avere un proprio spazio di piena e assoluta libertà è certamente qualcosa di infinitamente prezioso per un fotografo.



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Commenti

  1. fantastica l'idea di autocostruirsi obiettivi, posso fare una domanda: qual'è il punto di partenza anche dal punto di vista meccanico: ossia l'accoppiamento corpo macchina - obiettivo ( = le flange)

    RispondiElimina
  2. Risposte
    1. Intentional Camera Movement: movimento intenzionale della fotocamera (in lunghe esposizioni solitamente).

      Ciao,
      Stefano.

      Elimina

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