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Da dove siamo partiti

Non so se anche a te capita di riandare con la memoria ai primi tempi in cui hai iniziato a fotografare seriamente. E sottolineo seriamente.

Da ragazzino già avevo la mia bella fotocamerina, una Closter a telemetro datami da mio padre, ma non scattavo seriamente, solo per gioco, a volte ottenendo dei risultati decenti, il più delle volte delle immagini orrende. Almeno per quel che ricordo.

Nel 1988 trovai finalmente i fondi per acquistare la mia prima vera reflex, una Olympus OM10 con Manual Adapter, Zuiko 50 mm e un 70-210 mm Naigon. Mi ricordo ancora la soddisfazione di usare quella piccola fotocamera, e l'idea che avrei potuto tirarne fuori delle foto decisamente buone. Cosa che regolarmente non avvenne.

Non c'era ancora il digitale, e la curva di apprendimento era lunga. Io poi scattavo in bianco e nero, sviluppavo e stampavo da me e i risultati erano - da ogni punto di vista - scarsi. Ma ero contento lo stesso, la classica gioia del fotografo che è innamorato della fotocamera, echisenefrega dei risultati.

Ma poi cresci (come età e fotograficamente parlando) e pian piano la fotocamera diventa solo un utile strumento, e inizi magari a sperimentare con altre tecniche strane, ad esempio la fotografia istantanea.

Ricordo che mi innamorai della Polaroid della serie SX70, quelle che potevi manipolare con una punta. Roba vecchia, visto che oggi lo fai facilmente con Photoshop ma - come si dice - era un'altra cosa. Di certo, costava molto di più!

Un giorno scoprii la Instax della Fuji. Aveva il vantaggio di costare meno, anche se non era manipolabile. Però permetteva comunque di sperimentare facilmente, potendo - come con la Polaroid - vedere subito i risultati (anche qui, col digitale, bla bla bla).

Ricordo che usavo filtri impropri e schermi vari per ottenere risultati "creativi". Proprio l'altro giorno ho ritrovato una delle foto di allora (anni '90) che ho riprodotto perché mi piace molto. E' la foto di una mia amica ripresa con una lente addizionale. Insomma, anche senza Photoshop ci si arrangiava.


Ma non mi piace mettermi a fare il nostalgico: viviamo in un periodo fantastico per la fotografia, peccato solo che quasi tutti siano presi da questo entusiasmo parossistico per le attrezzature di ripresa e assai meno per quello che se ne potrebbe ricavare. La tecnologia fa un po' questo effetto. Siccome puoi fare le cose in modo più facile, allora le fai. Senza nemmeno chiederti cosa davvero tu stia facendo.

Credo sia più o meno come il viaggiare. Un tempo, quando ci si spostava a dorso di mulo o in sella a un cavallo, anche solo andare nel paesello vicino era un viaggio, e ci si meditava un po' su prima di partire. Ma oggi sali in macchina e in poco tempo puoi fare centinaia di chilometri. Quindi, parti. Anche se in verità potresti anche non farlo, nel senso che non è una necessità. 

Con la fotografia è un po' così. Hai lo smartphone in tasca, perché mai non dovresti utilizzarlo per riprendere anche la sedia su cui sei seduto o il cornetto col cappuccino che ti stai godendo al bar? Già, perché?

Forse perché si banalizza la fotografia? Forse si, forse no. Si potrebbe dire che rispetto a una volta c'è più voglia di fotografare, ma non ci credo molto. Perché io me lo ricordo quanta cura mettevamo nello scattare una foto. Costava denaro e anche una certa fatica, se lavoravi in bianco e nero. Oggi non costa nulla e, come si dice? Quel che non costa un po' di impegno e fatica, non vale granché.

Tuttavia, penso pure che questo non sia un aspetto obbligato della fotografia digitale. E' infatti ovvio che si possono mettere infinito impegno (e tempo) nel realizzare una foto anche quando non hai a disposizione solo le 36 pose di un rullino o i 10 fotogrammi di una Instax. Bisogna solo recuperare un po' di sana lentezza, e un pizzico di pazienza...


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