Passa ai contenuti principali

Il senso del fotografo per l'abbandono

Non so bene perché ami così tanto i luoghi abbandonati. O magari lo so: è che sembra sempre di dover risolvere un enigma. E' come in certi film gialli, o come nei romanzi di Sherlock Holmes.

Perché scavare un ipogeo proprio qui? Chi lo ha realizzato? E quando? E quelle nicchie, a cosa servivano: per delle lucerne o per gli oggetti di uso quotidiano?


Il passato sembra essersi come solidificato su queste pareti e pare possibile leggerlo, anche se il più delle volte non è vero. Ci accontentiamo delle suggestioni, delle ipotesi, dei sogni. A noi fotografi spesso basta e avanza.

Si dice che la fotografia possa rappresentare la realtà, possa raccontarla, mostrarla, diffonderla; che nulla come una fotografia testimoni che un certo evento è accaduto e che un certo luogo appare esattamente come lo vediamo. Maè una bugia. 

La parvenza di un luogo, di una persona, di un oggetto è qualcosa di davvero molto diverso dalla sua realtà, dalla sua intima essenza. Per quanto desideriamo evitarlo, comunque sia la fotografia ci mostra il famoso "cos'altro è" di Minor White. La realtà fa da cornice, offre un radicamento nell'apparente, ma quel che vediamo è sempre altro.


Credo sia proprio per questo valore di "rivelazione" che la fotografia sempre possiede che amo tanto esplorare luoghi abbandonati con una fotocamera. 

E non a caso Claudio Marra e Francesca Alinovi intitolarono un libro di grande spessore e interesse "La fotografia. Illusione o Rivelazione?" (uscito nel 1981 ma rieditato nel 2006). Perché è su questo che si basa l'interesse dalla nostra arte: sul gioco di rimandi tra la realtà apparente che si fa illusione, e la "verità" che diventa rivelazione, quasi mistica.

E il punto di domanda nel titolo del libro è molto significativo. Perché non si può arrivare a una certezza definitiva. Ci porremo sempre davanti a una fotografia senza sapere davvero se ci sta spiegando la realtà o ci sta prendendo per i fondelli. E in fondo non importa, perché in entrambe i casi ci porta a conquistare il puro piacere del guardare, anzi del "perdersi a guardare" di Jodice, che ho già citato più volte.

L'idea di perdersi nel guardare, nel cercare di comprendere i luoghi che ci si trova davanti, è in fondo alla base del mio nuovo libro "Una Momentanea Eternità" - ora disponibile sul mio sito - che raccoglie non solo oltre 120 fotografie analogiche, ma anche i testi di questa lunga ricerca nel passato, anzi "sul" passato.

Come tutte le cose, anche il passato si può indagare per intuirne almeno il funzionamento. Ma come una fotografia non sappiamo mai se quel passato sia un'illusione o una rivelazione. In questo, probabilmente, risiede però il suo fascino!


NEWSLETTER


Commenti

Post popolari in questo blog

E poi dice che uno butta la fotocamera e si compra uno smartphone (di qualità)

Il nuovo Huawei P30 (anche nella versione Lite) promette meraviglie dal punto di vista fotografico. Può darsi. Intanto, visto che il mio amico Roberto ha approfittato di un'offerta per acquistare un "vecchio" P20, gli ho chiesto di mandarmi un file RAW (DNG) scattato con la "bestia", cosa che puntualmente ha fatto.
Ho aperto il file in Lightroom e l'ho convertito in jpeg con pochi tocchi di curve giusto per sistemare il contrasto. Incredibile. 
Il file è pulito e nitido, senza traccia di rumore e con una definizione pazzesca per un "telefono" soprattutto considerando che stiamo parlando di 40 megapixel, in pratica un file stampabile nel formato 60x50 cm ( a 300 dpi) senza nessuna interpolazione!

La cosa che colpisce è proprio la pulizia del file, che nelle ombre ha dei passaggi di tono morbidi e precisi: lavorando un po' il file non c'è alcun motivo per non poterlo stampare nel formato 70x100 cm senza perdite di qualità. Che è una prestaz…

10 buoni propositi per il 2019 che non rispetteremo (guida sragionata)

Mi dico sempre che l'inizio di un nuovo anno è solo una convenzione. Per molti popoli non è il 31 dicembre, anzi per molti popoli non è nemmeno il 2019 (gli ebrei stanno circa al 5777, ad esempio). Figuriamoci. Dunque a che serve tutta questa retorica sul "nuovo inizio"? A parte a far guadagnare ristoranti, discoteche e venditori di botti, sicuramente a niente.

Ma i propositi hanno la caratteristiche che te li imponi e poi non li rispetti mai, nemmeno il primo, il fondamentale (il n°10 dell'elenco sotto). Perciò eccomi qui a fare la lista dei 10 buoni propositi (quelli cattivi non serve elencarli, che li conosci bene) che ogni fotografo dovrebbe porsi per il 2019 (ma sono gli stessi da cinquant'anni almeno).
Di buoni propositi noi fotografi ne abbiamo una caterva. Li scrivevamo un tempo sull'ultima pagina dell'agenda dell'anno precedente (io almeno facevo così), e insieme a quest'ultima il più delle volte li buttavamo nel cestino. Poi è arrivato …

Non è mai troppo tardi (e non è mai troppo presto): età e fotografia

Faccio un po' di outing, va, che in primavera ci sta bene. E' una riflessione che ho fatto ieri mentre salivo verso la vetta della Palanzana, a Viterbo per fare delle foto analogiche e all'infrarosso alla lecceta sommitale (le foto che ho fatto illustrano questo post).


Sulla vetta ho anche registrato il podcast che trovi qui sotto, con alcune riflessioni sul senso del tempo, che ora vorrei sviluppare in forma di diario. Per una volta parlo a te, ma parlo anche a me stesso. Anzi, forse principalmente a me stesso. Ma magari ti ci riconosci anche tu, nei miei ragionamenti.


Io non so se sono un grande fotografo, ma di certo sono un maestro in un'arte assai meno nobile, e soprattutto assai meno interessante, che è l'antica e diffusa Arte del Rammarico
La coltivo da sempre, e ovviamente col passare degli anni divento sempre più bravo e ho sempre più materiale con il quale lavorare. Il Rimpianto, infatti, si autoalimenta: puoi avere il rimpianto del rimpianto del rimpi…