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Light Painting negli ambienti chiusi (e non solo)

Con il termine "Light Painting" si intendono cose diverse, accomunate dal fatto che si scattano delle fotografie "dipingendo" la scena con luce.

Il genere più noto è quello che prevede di inserire delle luci che vengono mosse per creare grafismi interessanti. Genere molto amato perché, utilizzando diversi tipi di sorgente luminosa (dalle luci per gli alberi di Natale alla scintille create con la lana d'acciaio, dalle torce led a quelle laser), si possono ottenere effetti davvero molto intriganti.

Il digitale aiuta, perché si può vedere subito il risultato e ripetere la foto venuta male, ma la tecnica è in uso da molto tempo, basti pensare alle famose fotografie di Picasso che "dipinge con la luce realizzate" dal fotografo americano di origini albanesi Gjon Mili.


Personalmente ho praticato questa tecnica saltuariamente, anche se debbo dire che - a parte i "giochini" che se ne possono trarre  - offre di certo l'opportunità di creare immagini interessanti, come i tappeti di luce di Tokihiro Sato.


Come puoi osservare, Sato utilizza il light painting in modo decisamente originale, come autentica forma di espressione creativa e artistica.

Ma in questo post volevo più che altro parlare dell'altro light painting, quello più "letterale": il dipingere con la luce ambienti bui creando illuminazioni complesse partendo magari da un solo flash o da qualche lampada a led.

Trovo molto divertente questa tecnica, che oltretutto è indispensabile quando ci si trova in ambienti completamente bui come la grotta che sono andato ad esplorare qualche giorno fa con i miei amici Roberto e Andrea.

In una grotta, ovviamente, il buio è totale e per fotografare occorre portare con sé delle luci artificiali. Ovviamente compatte, visto che tutta l'attrezzatura deve entrare in un piccolo zaino.


La mancanza di luce rende possibile utilizzare tempi di scatto molto lunghi: mentre l'otturatore è aperto si "dipinge" letteralmente la scena che abbiamo di fronte. Nella foto sopra sono stati utilizzati due piccoli fari a led di quelli per riprese video: uno - che presenta una certa dominante verdastra - per illuminare l'ambiente sullo sfondo, e uno per pennellare l'ambiente principale. La differenza di tonalità aiuta a dare volume alla scena.

Durante la sessione fotografica ho anche utilizzato una torcia a led - di quelle zoom - che ha una luce decisamente fredda, anzi bluastra. La combinazione dei colori - fatto salvo l'effetto un po' "discoteca" - vivacizza l'immagine qui sotto.


C'è da dire che queste sono le versioni originarie - a colori - delle foto che però ho pensato in bianco e nero. Dunque non mi sono preoccupato di mantenere l'uniformità cromatica, lavorando appunto per la conversione in monocromatismo.


Se gli ambienti non sono troppo ampi e articolati, una sola sorgente di luce può ampiamente bastare per illuminare in modo abbastanza uniforme la fotografia, fermo restando che le differenze di illuminazione servono anche a dare volume.

Insomma, meglio evitare un'illuminazione troppo uniforme!


Naturalmente, a parte le lampade a led, che prediligo anche per la loro morbidezza e che oggi si acquistano a prezzi ragionevoli e sono compatte e potenti, si possono utilizzare anche i flash, meglio se dotati di un "trigger", un telecomando per comandarli a distanza.

Si può in tal caso far ricorso alla tecnica dell'open flash: si lascia aperto l'otturatore (10 o più secondi) e si illumina l'ambiente con una successione di lampi, in genere a piena potenza, ma stando attenti a non "bruciare" i primi piani. D'altra parte l'utilità del digitale anche in questo caso si dimostra evidente, e se si esagera, si può ripetere lo scatto.


Inutile aggiungere che la stessa tecnica vista qui si può utilizzare negli edifici (esempio grandi chiese poco illuminate) o anche all'aperto, di notte, per illuminare alberi, parti di paesaggio, monumenti. Ora che siamo in estate - insieme alle grotte dove la temperatura è sempre piacevole - è questo un genere fotografico di sicuro interesse!



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