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I dubbi dell'autore, una riflessione dal particolare al generale

Già da un po' di giorni le copie del mio nuovo libro fotografico, "Una Momentanea eternità", sono arrivate. Guardare quelle scatole mi fa un effetto strano. 


Dopo cinque anni di fotografie, ripensamenti, nuove idee, cambi di rotta, passi indietro, migliaia di negativi sviluppati, dopo le ricerche e le riflessioni per scrivere i testi, ecco, ora tutto è lì dentro, tutto questo lungo lavoro ora ha un peso e un volume preciso. Strano, davvero.

E ovviamente a questo punto nascono i dubbi, che sempre accompagnano qualsiasi opera fotografica, breve o lunga, semplice o complessa che sia: avrò fatto davvero del mio meglio? E soprattutto: le persone comprenderanno il mio lavoro, lo apprezzeranno e - auspicabilmente - lo acquisteranno? 

In fondo si tratta di foto particolari: non soltanto analogiche, antispettacolari per così dire, ma anche in gran parte realizzate con fotocamere vintage di (relativamente) bassa qualità e vecchie di oltre mezzo secolo, o con fotocamere stenopeiche, e a volte su negativi di carta. Insomma, il pubblico capirà il senso della mia opera, o penserà solo che siano solo foto "poco nitide"?


Sono dubbi normali, che ogni autore avrà sempre, sia che il suo lavoro finisca in un libro, sui muri di una galleria o semplicemente online. Siamo nati per essere insicuri, anche quando siamo consapevoli di aver comunque fatto (e dato) il massimo. Anzi, proprio per questo. Infatti se, dopo aver fatto il meglio possibile il progetto viene accolto male, significa che il nostro "massimo" non è poi così buono. E difficilmente potremo fare di meglio: almeno questo è quel che pensiamo, anche se non è del tutto vero.

I dubbi più dolorosi sono ovviamente quelli in merito alle immagine scelte. Nel mio caso, di quasi un migliaio di foto selezionate dalle oltre 8000 realizzate (ma molte son finite subito nel cestino, sia chiaro) ne sono state pubblicate 130. 

Ovvio che tante delle mie preferite siano rimaste escluse. Ogni fotografo sa quanto doloroso sia l'editing - anzi il "culling", l'abbattimento, come viene definita la prima cernita - non solo e non tanto perché si lasciano fuori fotografie a cui si tiene, ma anche perché si sa benissimo che ogni scelta fatta è opinabile, che potevano essere fatte decine di scelte diverse, alternative, forse altrettanto valide, se non di più. 

E dunque si finisce per chiedersi: avrò davvero messo le foto più efficaci? Le avrò davvero organizzate in modo che l'insieme funzioni?



Non c'è modo di saperlo, e non è detto che le risposte del pubblico siano significative: il libro (o la mostra, o la condivisione online) possono aver successo anche se le foto non sono affatto buone e viceversa un lavoro strepitoso può essere accolto con grande freddezza.

Chi non ricorda, tra gli appassionati, che "The Americans", il libro fondamentale di Robert Franck, all'inizio venne largamente snobbato, tranne poi diventare uno dei libri fotografici più amati e imitati?

Dunque non c'è verso: occorre che le risposte arrivino da noi stessi, dalla nostra onestà intellettuale e anche dalle nostre emozioni e sensazioni. Sinceramente, quando ho ricevuto la copia-bozza del mio libro me ne sono subito innamorato. Mi sono detto: a me piace, dunque vale. Se gli altri non lo apprezzeranno mi dispiacerà moltissimo, ma non cambia la mia idea di aver lavorato a un progetto che merita.

Ti consiglio di fare altrettanto. Mettici tutto te stesso, non essere superficiale e distratto quando scatti le foto, non effettuare l'editing con la mente annoiata e la fretta di toglierti una gran rottura di scatole.

Anche se il tuo lavoro è composto da sole dieci foto, cerca di fare in modo che siano le dieci foto più belle e interessanti che sei in grado di realizzare. Poi mandale nel mondo con la consapevolezza che ben ti rappresenteranno, anche se saranno accolte da commenti pessimi.

Non è facile, il cuore e l'anima di un artista sono tutt'altro che infrangibili, ma non c'è altro modo. Le tue foto, se valide davvero, alla fine ti difenderanno. Col tempo, con la pazienza.



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Commenti

  1. Non vedo l'ora di ricevere il libro, non l'ho ancora in mano ma so già che mi piacerà, gli do un giudizio preventivo sulla fiducia. In un mondo che ormai si muove sempre più veloce e sempre più "digitale", un ritorno alle origini, alle vecchie, collaudate e immortali tecniche fotografiche, con un prodotto artistico quale certamente sarà il tuo, non può che essere un'opera meritoria, una riscoperta della lentezza, della "slow photography", del gusto di produrre e consumare un prodotto con i giusti tempi, più vicini ad una dimensione umana che ormai pare abbiamo perso, nella frenesia del mondo moderno

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