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Visualizzazione dei post da Giugno, 2019

Esperimenti estivi

Come fotografo sono decisamente un tipo invernale. Sarà che odio il caldo, ma anche che non amo le luci dure e dirette della "bella"stagione e preferisco quelle attenuate della "brutta" stagione.

Così, in estate mi dedico a tutti quei lavori che prevedono di star chiusi in studio a scrivere, elaborare, impaginare, e così via. A parte questo, ogni tanto - anche per "staccare" un po' dal lavoro di scrivania - mi diletto a realizzare le mie fotocamere "mostruose".
Spesso si tratta di fotocamere stenopeiche, ma qualche volta - se ho i pezzi necessari - anche a lenti. Tempo fa avevo disassemblato una fotocamera Instax di Fuji non funzionante per farne una fotocamera stenopeica, che però non mi piaceva molto.

Allora, visto che avevo a disposizione un Sonnar 105 mm f/4.5 tolto a una vecchia folding della Zeiss ridotta a un blocco di ruggine, mi son messo lì con del nastro telato ad assemblare le due parti grazie all'interposizione di un baratt…

La Cura

L'invasione è iniziata tanto tempo fa. Decenni, forse addirittura secoli. 
Un tempo le persone, quando erano libere dal lavoro o altri impegni (e, in effetti, accadeva di rado), si riunivano tra loro, si raccontavano storie, chiacchieravano, giocavano o chissà cos'altro. In seguito, almeno chi sapeva leggere, si isolava per godersi i propri libri, con tutte le varianti: sotto un albero a studiare Dante, sul muricciolo del lungomare o al tavolino del bar a leggere il quotidiano, in biblioteca a scorrere tomi di filosofia, di storia o di altro. La cultura portava a isolarsi, questo bisogna dirlo. Però in cambio si avevano le conoscenze e le informazioni, che non è roba da poco.
Successivamente è arrivata la radio, poi la televisione, poi Internet. 
E la capacità di isolarsi è diventata comune, anzi ubiquitaria. Il tempo libero - e a volte anche quello lavorativo - lo si trascorre senza alzare quasi mai gli occhi da uno schermo. Le nostre vite sono piene, sature dei Social, dell…

No men's land. Terre senza uomini (ma quanti segni!)

Sai cos'è un "iconema"? Il termine è stato promosso dal geografo Eugenio Turri: come un "fonema" caratterizza una lingua, e ci permette di distinguerla nella babele di linguaggi in giro per il mondo, così un "iconema" caratterizza un paesaggio, ce lo fa riconoscere.


Possono essere piccoli segni, che occorre imparare a distinguere, o possono anche essere segni importanti, che tutti conoscono. La torre Eiffel è un iconema che dice "Parigi", come il Colosseo dice "Roma" e la Madonnina dice "Milano". Si tratta di "elementi visivi, rilevabili nel paesaggio (fiumi, ville, piazze, castelli, santuari...), parte integrante della storia e della cultura degli abitanti".
Gli iconemi possono essere elementi naturali, ma più frequentemente, in Europa, sono legati alle attività umane. Quasi fosse un "taglio" di Burri sulla tela del Mondo, l'iconema caratterizza un paesaggio, pur nell'assenza - diretta - dell…