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La realtà non esiste. O, almeno, non è quella che vediamo!

Il cervello, dunque la vista, si è evoluto non per darci una mente da filosofo, ma quella di un primate che vuole evitare di essere divorato da qualche predatore. Che poi, con un certo sforzo, alcuni uomini siano riusciti a elaborare complesse teorie, è un'altro discorso!


Questo cervello primordiale si è dotato di strumenti in grado di sondare il mondo circostante secondo parametri di mera utilità, e mostrare il "vero" non è affatto utile. Spesso, anzi, è decisamente dannoso.

Il fotografo, dal canto suo, può decidere di dar retta al suo cervello e mostrarci il mondo per come lo percepiamo (fotografia «straight» e giornalistica) oppure farlo in modo tale da rivelarci – o almeno farci percepire – l’inganno. Che poi è la strada percorsa da tanta fotografia "artistica".

Un panorama, un oggetto, una persona appariranno diverse – molto diverse – se a guardarle saranno un uomo, un cane, una renna, un insetto. Per ognuno di questi animali la realtà è quella che essi vedono, eppure è diversa per ciascuno. Ad esempio gli uccelli possono vedere la luce polarizzata e sfruttano questa capacità durante le loro migrazioni e gli insetti hanno occhi compositi in grado di guardare a quasi 360° intorno a loro, e così via.  Sono tutte realtà che convivono, tutte "reali".


Come scrisse Oscar Wilde (“De Profundis”), “…noi non vediamo con gli occhi, né udiamo con le orecchie. Essi non sono che dei canali per trasmettere con più o meno esattezza le impressioni dei sensi. È dentro il cervello che il papavero è rosso e la mela odora e l’allodola canta”.

Un qualsiasi evento – come un albero che si schianta nella più remota delle foreste – crea una serie di onde: tuttavia se non c’è un timpano che vibri all’unisono con queste onde e un cervello che interpreti questa vibrazione, non c’è suono. Il suono è un prodotto della percezione.

Lo stesso vale per la visione. Gli oggetti ricevono i fotoni dal sole e li riflettono: queste onde luminose, senza un sistema occhio-cervello, restano semplicemente un fenomeno fisico, non c’è alcuna immagine.

D’altra parte ci sono onde sonore, come gli ultrasuoni, e lunghezze d’onda luminose (come IR e UV) che noi non percepiamo, e dunque per noi non esistono. E invece, esistono.


E la fotografia? Trattandosi di un'invenzione umana, replica - o cerca di replicare - in buona parte il nostro modo di vedere, ma in verità se ne discosta parecchio. 

Innanzitutto ha una diversa sensibilità alle onde luminose, che può estendersi all'ultravioletto o - come nel caso delle foto che illustrano questo post - all'infrarosso; poi spesso i sensori o le pellicole non sono in grado di registrare tutti i colori allo stesso modo, e dunque hanno un notevole slittamento cromatico; infine, per gran parte della sua storia, e ancora oggi per chi la preferisce, la fotografia è stata in bianco e nero. 

E, come sappiamo, noi il mondo lo vediamo a colori, anche se poi i colori non sono quelli reali, come dimostra l'esistenza dei malati di daltonismo. Anche il colore è un'opinione.

Per questo amo la fotografia all'infrarosso: non ci mostra solo la realtà in modo diverso, ma ci mostra una diversa realtà. 


Quella che vedono ad esempio molti insetti,  che non percepiscono i colori ma vedono l'infrarosso. 

Ogni volta che scruto nel mirino della mia Panasonic modificata per l'IR è un po' come diventare un insetto, o sbirciare un mondo parallelo, dove ogni cosa sembra diversa, pur rimanendo la stessa.

Una piccola magia, se vogliamo.



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