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Anatomia di una copertina

Per un libro la copertina è uno degli elementi più importanti. Costituisce infatti l'interfaccia tra chi dovrà - auspicabilmente - acquistarlo e il contenuto, in questo caso misto, fotografico e testuale.

Guardando la copertina, si dovrebbe percepire il mood della pubblicazione, il senso di quel che contiene. E' una specie di promessa che l'autore (e/o l'editore) fa al lettore. Come sappiamo, spesso questa promessa è in realtà una bugia.

Quante locandine di film ci hanno ingannato? Sembravano garantire divertimento, emozione, avventura, e poi invece assistevamo a film di serie Z. Lo stesso accade con i trailer cinematografici e appunto con le copertine, soprattutto dei romanzi, ma non solo.

Come autore e spesso editore dei miei libri, dedico una cura maniacale alle copertine (e debbo dire anche alla scelta del titolo). A volte ci azzecco, a volte no, e me ne accorgo subito: basta guardare alle vendite.



Faccio un esempio concreto: il mio saggio "Il fotografo non si annoia mai" è da circa 4 anni un bestseller su Amazon (spesso al 1° posto!), e va molto bene anche la versione a  stampa, pubblicata da Penne&Papiri. Ho scritto altri due libri che sono idealmente la continuazione di quel primo saggio e che - sono convinto - sono anche migliori, se non altro perché nel frattempo ho perfezionato i contenuti. Eppure "Fotografare cos'altro è" e "Non ci sono più i fotografi di una volta", pur non andando male, sono ben lontani dal successo di quel primo libro della serie. Strano no?

Ho cambiato le copertine, ma niente. Forse sono i titoli? Possibile, probabile. Insomma, è una sorta di magia e, come tutte le magie, è difficile replicarle. Accadono, a volte, altre volte no. Mannaggia.

Quello che uno può fare, però, è cercare sempre di scegliere un titolo che sia accattivante e nel contempo esplicativo, e poi creare una copertina che abbia un senso, e non sia un puro esercizio di grafica. Per il mio prossimo libro, "Una Momentanea Eternità" che parla del passato e del tempo e che è illustrato con le relative foto del mio progetto fotografico analogico, ho impiegato un mese a concepire la copertina, nonostante, come si vede, sia piuttosto semplice.

Ho dapprima dovuto ideare la scritta: volevo fosse compatta, lineare e senza fronzoli. Spero di esserci riuscito. Sono ricorso al classico font Calibri, senza grazie, e l'ho modificato per creare un blocco. Sembrerà banale ma la cosa più difficile è stata trovare una soluzione per l'accento sull'ultima "A": alla fine ho escogitato un piccolo gioco grafico puntando sulla coppia di colori che sostiene l'intero progetto, il bianco e l'arancione, che è il colore del logo di "Kelidon", che è anche il titolo del mio blog.


A parte questo, dato il tema del libro - che parla del passato, appunto, ed è illustrato con foto scattate con fotocamere stenopeiche e vintage vecchie di decenni - ho fatto una lunga ricerca online e tra i libri fotografici che possiedo, cercando di identificare quella che poteva essere "la classica copertina di 40 anni fa", per un libro di questo genere.

Alla fine ho scoperto che l'archetipo era identificabile con una foto centrale col bordino nero per staccare dal fondo l'immagine, titolo, autore e logo editore. Basta. Erano ancora tempi in cui non si usava - o era appena comparso - il Desktop Publishing, l'impaginazione col computer. Perciò certi giochini grafici o montaggi complessi erano decisamente rari, perché difficili - e costosi - da realizzare.

Dunque ho creato una copertina sulla stessa linea, lasciando solo al titolo il compito di essere un po' più "moderno". Per sottolineare la natura fotografica del libro, oltre a scegliere un formato quadrato 22x22 cm (quello classico del Coffee Table Book), ho anche optato per un colore di fondo "Grigio Medio", quello che si indica normalmente come grigio 18% . In pratica un grigio 128-128-128 nel campo RGB.

Per la fotografia ho scelto una foto stenopeica - realizzata con una fotocamera autocostruita partendo da un barattolo - rappresentante una torre che crea, con la vegetazione circostante, una sorta di "freccia" che indica, verso l'alto, il titolo del volume. La torre stessa è centrale, costituendo un punto di equilibrio tra il cielo e la terra.

Sono sincero: il risultato è molto semplice e mi convince. Insomma mi piace. Spero anche a te (e a chi dovrà acquistare il libro!).

Se vuoi saperne di più sul progetto e magari partecipare a sostenerlo, puoi andare sull'apposita pagina del mio sito!


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