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Visualizzazione dei post da Maggio, 2019

Full Hybrid. E non parlo di automobili

Il mio nuovo libro "Una Momentanea Eternità" è una raccolta di 130 fotografie analogiche, realizzate con fotocamere "vintage" che vanno dagli anni '30 ai primi anni '90, e con fotocamere stenopeiche in gran parte autocostruite. 
Il mio obiettivo - dal punto di vista tecnico - è stato quello di ottenere i negativi: a differenza del digitale (e del cosiddetto "negativo digitale", il file RAW), l'analogico porta alla creazione di qualcosa di concreto, che si può toccare e conservare, che ha una materialità. Era questo aspetto che mi interessava in modo particolare.

Subito dopo si è posto il problema di come elaborare questi negativi, destinati a finire nel libro (e, in parte, in una mostra): stamparli in camera oscura e poi scansire le stampe? Oppure scansire (anzi, nel mio caso, riprodurre con DSLR e obiettivo macro) il negativo? 
In entrambe i casi i file digitali sarebbero comunque dovuti essere elaborati e ottimizzati.
I puristi dell'ana…

La realtà non esiste. O, almeno, non è quella che vediamo!

Il cervello, dunque la vista, si è evoluto non per darci una mente da filosofo, ma quella di un primate che vuole evitare di essere divorato da qualche predatore. Che poi, con un certo sforzo, alcuni uomini siano riusciti a elaborare complesse teorie, è un'altro discorso!

Questo cervello primordiale si è dotato di strumenti in grado di sondare il mondo circostante secondo parametri di mera utilità, e mostrare il "vero" non è affatto utile. Spesso, anzi, è decisamente dannoso.
Il fotografo, dal canto suo, può decidere di dar retta al suo cervello e mostrarci il mondo per come lo percepiamo (fotografia «straight» e giornalistica) oppure farlo in modo tale da rivelarci – o almeno farci percepire – l’inganno. Che poi è la strada percorsa da tanta fotografia "artistica".
Un panorama, un oggetto, una persona appariranno diverse – molto diverse – se a guardarle saranno un uomo, un cane, una renna, un insetto. Per ognuno di questi animali la realtà è quella che essi v…

Anatomia di una copertina

Per un libro la copertina è uno degli elementi più importanti. Costituisce infatti l'interfaccia tra chi dovrà - auspicabilmente - acquistarlo e il contenuto, in questo caso misto, fotografico e testuale.
Guardando la copertina, si dovrebbe percepire il mood della pubblicazione, il senso di quel che contiene. E' una specie di promessa che l'autore (e/o l'editore) fa al lettore. Come sappiamo, spesso questa promessa è in realtà una bugia.
Quante locandine di film ci hanno ingannato? Sembravano garantire divertimento, emozione, avventura, e poi invece assistevamo a film di serie Z. Lo stesso accade con i trailer cinematografici e appunto con le copertine, soprattutto dei romanzi, ma non solo.
Come autore e spesso editore dei miei libri, dedico una cura maniacale alle copertine (e debbo dire anche alla scelta del titolo). A volte ci azzecco, a volte no, e me ne accorgo subito: basta guardare alle vendite.



Faccio un esempio concreto: il mio saggio "Il fotografo non s…

Come nasce (e che cos'è) una Zine fotografica

Tutti noi fotografi amiamo pensare che il nostro lavoro sia meritevole di una pubblicazione in forma di libro. Ma, diciamocelo francamente: non tutti i progetti si prestano alla bisogna.

Insomma, per pubblicare un libro serve un progetto "importante", corposo, che abbia una resa adeguata. E i progetti più piccoli, quelli che ci piacciono ma non riteniamo adatti a diventare un libro?
Beh, certo, possono diventare una piccola mostra, oppure possono essere pubblicati online su un sito, o grazie a servizi come Spark di Adobe. Ma noi vogliamo la concretezza della carta. E allora?


Negli ultimi anni ha preso forza una possibilità alternativa, che si ispira alle vecchie "FanZine" (contrazione di Magazine, Rivista) che si pubblicavano negli anni '70 e che erano il più delle volte dedicate a gruppi musicali. Le si realizzava scrivendo i testi a macchina, incollando le fotografie o i disegni, e poi fotocopiando il tutto in 50-100 copie (spesso meno) da distribuire appunt…

Il Rasoio di Occam della Fotografia

Il cosiddetto Rasoio di Occam è quel principio secondo cui la risposta più semplice a una questione, è probabilmente la risposta giusta. Niente complicazioni, niente salti logici, niente circonvoluzioni e ragionamenti complessi. 
A parità di fattori, la spiegazione (e anche la soluzione) più semplice è quella giusta.

Di Occam si sono dimenticati in molti, tra i fotografi. Oggi quel che si cerca è la soluzione più complessa, quella più difficile, quella meno immediata. La foto dev'essere "multilivello", da interpretare con difficoltà, non deve apparire "scontata". Altrimenti, si dice, è banale.
Ora, secondo me "banale" e "semplice" non sono la stessa cosa. Anzi, sono proprio agli antipodi. 
La semplicità, infatti, rispetto alla banalità, è difficile da conseguire, proprio perché occorre liberarsi dai lacci e lacciuoli mentali, sociali e culturali che ci spingono a non vedere l'immediatezza, ma a fare costantemente dietrologia. Il Rasoio d…

Un progetto, mille storie (forse meno, ma tutte importanti)

Quando il mio progetto "Una Momentanea Eternità" è stato completato, dal punto di vista fotografico, qualche mese fa, ho subito avvertito un senso di vuoto. Mi capita sempre, in queste occasioni, ma stavolta di più. Dopo tanti anni di attività fotografica, questo è davvero un progetto in cui credo. Non è solo per le foto, è per il viaggio.

Il passato è come la bava di una lumaca, ce lo lasciamo dietro mentre consumiamo la nostra vita. Dal momento in cui veniamo al mondo sino a quello in cui ce ne andiamo per sempre, il percorso che seguiamo è segnalato da questa striscia sottile ed evanescente, che si asciuga sotto al sole. Dopo poco la distinguiamo appena. E' strano come ci angosciamo per il futuro, ci preoccupiamo per il presente, ma spesso ignoriamo il nostro passato, che è davvero una "terra straniera". Ci siamo passati, ma non ne serbiamo che un pallido ricordo. 
E ovviamente qualche fotografia. Io ci penso spesso: nei 55 anni di vita percorsi sino a qui, …