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Ogni fotografo ha la sua Point Lobos (o dovrebbe)

In California, vicino Carmel, c'è un tratto di costa che è una vera mecca dei fotografi, almeno da quando il grande Edward Weston l'ha fotografata da par suo. Anche Ansel Adams e molti altri autori della "scuola americana" hanno avuto modo di visitare e riprendere questo luogo. Cos'ha di speciale, Point Lobos? In verità nulla: è un bellissimo tratto di costa rocciosa, con insenature e praterie sommerse di kelp. Insomma, ci sono molti altri luoghi simili, e non solo negli USA. Quel che rende speciale un luogo, è lo sguardo che vi si posa, è l'importanza che uno o più autori gli assegnano.

Una sorta di "luogo del cuore", per dirla con il termine impiegato dalla campagna annuale del FAI.

Credo che per ogni fotografo di paesaggio - ma non solo: le strade di Roma, Milano o Napoli sono i "luoghi del cuore" di chi fa "street", ad esempio - debba trovare il proprio luogo preferito, quello in cui si va a colpo sicuro, che qualcosa di buono ne verrà sempre fuori perché quel paesaggio è certo la fuori, ma ce lo portiamo dentro: è parte di noi.

Io ne ho diversi, a dire il vero, ma certamente uno dei più importanti sono i Calanchi di Civita a Bagnoregio. 


Come Point Lobos sono notissimi e strafotografati da migliaia e migliaia di persone. Ma questo ci può - anzi ci deve - insegnare che non è il luogo in se che conta (anche) ma appunto lo sguardo del fotografo, il rapporto che riesce a costruire nel tempo con un determinato sito, il dialogo che instaura con le rupi, le piante, i cieli, le nuvole.

Questo tra l'altro la dice lunga anche sull'approccio che molti hanno con la fotografia di paesaggio, che consiste nell'andare in luoghi sempre nuovi, sempre più esotici, sempre più distanti, dall'Islanda alla Terra del Fuoco, dall'Artico ai deserti. 


Luoghi in cui, nella migliore delle ipotesi, si può restare per pochi giorni e in cui si finisce giocoforza per scattare fotografie sempre uguali  - o fintamente originali, realizzate applicando l'esperienza, il "mestiere" o qualche trucco in postproduzione.

Invece, il tornare, ritornare, e ritornare ancora in un luogo - che sia Yosemite come per Adams, o Point Lobos per Weston  - vuol dire davvero penetrare nel paesaggio, sentirlo come "casa", come elemento conosciuto eppure stranamente sempre nuovo. Trovare mille opportunità a cui non si aveva pensato prima.

Ieri sono stato ai Calanchi con l'idea di vederli diversamente dal solito. Infatti si prevedeva una giornata di sole, e anche calda - come in effetti è stata - e dunque la situazione era inusuale per me che evito simili condizioni di luce, e amo il freddo e le nuvole, le nebbie e il sole basso. Ma appunto, bisogna sempre mettersi alla prova, cercare nuovi approcci. 


Così, ho scelto l'Infrarosso, conscio che in tal modo il sole sarebbe stato un amico e non un avversario. Ho lavorato in digitale e anche in analogico con la mia Nikon F801 caricata con la Rollei Infrared 400, che poi non ho usato col filtro IR quasi mai, preferendo delle riprese "normali". 

Avevo con me anche una vecchia Hamaphot P56 in bachelite caricata con un negativo di carta.

Debbo dire che - al netto del caldo che nei Calanchi può essere già molto anche in questa stagione - mi son davvero divertito. Continuo a preferire situazioni meno contrastate, ma ho visto i miei amati Calanchi in modo diverso dal solito, e ho ripensato a Weston e a Point Lobos. 

E' che devi amarli certi luoghi, altrimenti, come potresti mai fotografarli col cuore?



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