Passa ai contenuti principali

L'attualità del Sistema Zonale (e l'importanza della lettura esposimetrica)

Oggi che la tecnologia è arrivata a livelli impensabili anche solo pochi anni fa, quasi tutti i fotografi si affidano alle fotocamere per ottenere delle immagini a fuoco e ben esposte. Certamente è comodo e veloce, e generalmente non si sbaglia. Generalmente, ma non sempre. A volte la foto è davvero inguardabile. E stranamente, sono sempre le foto importanti a venir male, ci hai fatto caso?

Credo dipenda dal fatto che una caratteristica delle foto più interessanti è che propongono dei problemi esposimetrici niente male, come alte luci forti e ombre profonde, oppure repentini cambi di gamma, o aree ampie completamente bianche o completamente nere, o cose del genere.

Tutte situazioni in cui i sistemi esposimetrici in generale se la cavano piuttosto male, anche quelli più evoluti. D'altra parte un circuito stampato non può sapere cosa davvero voglia il fotografo, e non può competere con la rete neurale del suo cervello.


C'è anche da dire che la risposta non lineare dei sensori digitali comporta altri problemi, come il fatto che la gestione delle ombre è molto più problematica di quella delle luci, e non a caso è nata la tecnica (che alcuni considerano in parte superata, ma secondo me no) detta ETTR (Expose To The Right), cioè "esponi a destra", con riferimento all'istogramma che, sulla destra, ha le alte luci. In breve (si trovano molti tutorial e materiali online) si tratta di sovraesporre la foto il più possibile (tenendo alto l'istogramma sulla destra) senza però arrivare a "bucare" le alte luci.

Ci riflettevo l'altro giorno mentre ero in giro nei dintorni di Vitorchiano (al Pietreto) ed ero impegnato a fotografare (in analogico e non solo) un enorme masso bucato dall'erosione eolica. Visto che la mattina (vabbe', lo dico: mentre ero in bagno) mi sono letto alcuni passaggi di una intervista ad Ansel Adams, l'ultima rilasciata dal grande fotografo (marzo 1983) che morirà l'anno dopo, nella quale Adams ricordava le ragioni del suo Sistema Zonale, mi è venuto naturale registrare nel Podcast che trovi qui sotto, le mie idee e riflessioni.



Il fatto è che com'è noto il Sistema Zonale, per essere applicato efficacemente, prevede non solo un'accorta lettura esposimetrica (identificando le varie zone, in genere partendo dalla V, quella centrale delle dieci disponibili), ma anche uno sviluppo adeguato, diverso da negativo a negativo. In pratica, si può utilizzare bene solo con negativi a lastra, non con i rulli.

Ma il digitale opera come le lastre analogiche di un tempo: ogni "negativo digitale" può essere ripreso e poi "sviluppato" via software in modo unico e diverso dalle altre foto scattate durante la sessione di riprese. Ergo, il digitale permette un'applicazione ragionata del Sistema Zonale.

Ma ha ancora senso ricorrere a queste complicazioni?

Credo che nel digitale sia sostanzialmente poco utile ricorrere al SZ di Adams, per quanto rivisto e corretto; credo altresì che sia però non solo possibile, ma addirittura auspicabile, applicare una lettura esposimetrica consapevole e ragionata almeno nelle occasioni più complesse, e questo proprio per poter utilizzare la tecnica dell'ETTR, che è per il digitale quello che il Sistema Zonale era nell'analogico: un modo per ottenere il massimo da ciascuna fotografia. Non è ciò che desidera ogni fotografo?


D'altra parte la tecnologia va avanti, e tutto si deve adattare. I nuovi sensori, soprattutto Full Frame, hanno una gamma tonale e una capacità di leggere alte luci e ombre davvero impressionante, tuttavia non tutti dispongono di fotocamere di ultimissima generazione e superprofessionali (io no, ad esempio), e dunque la maggioranza dei fotografi deve ancora controllare con la sua intelligenza e competenza il risultato finale. Che poi è secondo me una gran cosa.

E' la tecnologia a dover servire noi, non noi la tecnologia.

Il tutto senza avere scrupoli di coscienza, visto che lo stesso Ansel Adams, nell'intervista a David Sheff che citavo, sostiene che: "la fotografia elettronica sarà presto superiore a qualsiasi cosa abbiamo ora. Il primo progresso sarà l'esplorazione dei negativi esistenti. Io credo che lo sviluppo elettronico li migliorerà molto. Io potrei ottenere stampe migliori dei miei negativi utilizzando l'elettronica. Poi verrà anche il tempo in cui saremo capaci di realizzare una fotografia interamente con tecniche elettroniche. Con la grande risoluzione possibile e le enormi possibilità di controllo che si possono avere dall'elettronica, i risultati saranno fantastici. Mi piacerebbe essere giovane di nuovo!".

Sono parole profetiche e che dovrebbero farci riflettere molto. Il "guru" della stampa analogica, della fine art più spinta non vedeva l'ora di affidare le fatiche del suo lavoro all'elettronica!

Certo, non poteva prevedere il grandioso sviluppo portato dal digitale, ma di certo possiamo star certi che oggi - se fosse ancora vivo - Ansel Adams utilizzerebbe con gioia il digitale, producendo magnifici "negativi elettronici" da sviluppare con cura, uno per uno, sulla base di precise competenze informatiche.

La logica non cambia rispetto all'analogico: l'impegno è sempre e comunque quello di fare una foto che sentiamo davvero nostra, che davvero interpreti il nostro sentire, le nostre emozioni. A prescindere che piaccia a tutti (cosa impossibile) o venga riconosciuta dal critico di turno. Conta l'onestà intellettuale, prima di tutto.

In questo, davvero, Adams è stato un maestro (e lo rimane per tanti di noi, anche se facciamo cose ben diverse da quelle che faceva lui).




NEWSLETTER


Commenti

Post popolari in questo blog

Di fotografia non avete capito niente (la gran parte delle volte)

Considerare la fotografia come un fatto puramente tecnico, come la sommatoria di competenze di base (esposizione, composizione, regole, regolette) e competenze avanzate (modelli di fotocamera, obiettivi, softwares e compagnia bella), è esattamente come considerare alla stessa stregua un manuale di ingegneria meccanica e la "Divina Commedia" di Dante. Se devi costruire un aeroplano magari è più utile il primo, ma se devi esprimere delle emozioni e delle idee non serve a una beneamata cippa.

Eppure navigando online, sui social in particolar modo, sembra che sia solo questo l'aspetto importante. Si vedono fotografie che (scusate il francesismo) fanno letteralmente cagare elevate a "capolavori" da folle vocianti sulla base di un solo, unico elemento: la tecnica di scatto. 
Ora che è estate e tanti si dedicano alla fotografia notturna, è un proliferare di immagini con vie lattee su panorami improbabili, scene dove le stelle svettano su cieli arancioni per l'inq…

Quali sono i fotografi più sopravvalutati della storia?

Chi sostiene sia Steve McCurry, che poi alla fine ha anche taroccato le foto con Photoshop, pirla! Altri sostengono che sia Berengo Gardin, o anche Fulvio Roiter: eche palle con questa Venezia
Che poi lo sanno tutti - e dài! - che Giacomelli le foto le faceva tutte mosse, e pure Cartier-Bresson, che poi ci faceva il furbo su, sostenendo che "la nitidezza è un concetto borghese"! Prima spende un sacco di soldi per le sue Leica e poi ci scassa i cosiddetti con questa saggezza da quattro soldi, ma a chi vuol prendere in giro?

Magari ti ci riconosci, in uno di questi commenti (spero di no), ma resta un fatto: che molti sono convinti che il modo più semplice  per sentirsi meno piccoli non è crescere, ma rimpicciolire gli altri. Segare le gambe a Gulliver, sputtanare il genio e ridimensionare le sue opere, alzare le spalle guardando le foto del maestro di turno esposte in una mostra o in un libro sospirando "mah, in fondo non mi sembrano granché". Di certo è un autore…

Come abbiamo potuto permetterlo? Ovvero: la solita lamentela pallosa!

Quando ero giovane io, noi ammiravamo i professionisti. Fotografi professionisti, intendo. Non solo i grandi nomi, quelli famosi, fighissimi e intervistati da ogni rivista fosse possibile rimediare in edicola (all'epoca, ce n'erano tante di riviste che trattavano di fotografia). 
No, parlo anche di quelli che semplicemente riuscivano a mettere insieme il pranzo con la cena grazie ai loro scatti: che fossero ritratti, cerimonie, cataloghi di prodotti o paesaggio o altro non importava. Era quella cosa lì che ti stuzzicava e ti riempiva di ammirazione: che campassero (magari male) grazie alla fotografia!

C'era anche una sorta di rispetto: loro - i professionisti, ma anche i fotoamatori "seri", quelli che dedicavano tempo ed energie a questa passionaccia - erano la fotografia. Bravi o meno, erano comunque i profeti di questa arte magica e affascinante. Quando in una discussione tra amici fotografi interveniva un professionista o un fotoamatore riconosciuto... beh, t…