Passa ai contenuti principali

Il diario dell'Editing

Sto lavorando al mio nuovo libro, che uscirà ad ottobre prossimo. Magari potresti pensare che stia esagerando a dedicarmi all'editing 6 mesi prima della pubblicazione, ma in realtà sono addirittura in ritardo.

Ho stampato (in formato 10x15 cm) tutte le 243 fotografie sopravvissute alla decimazione che ho attuato negli scorsi mesi (una vera sofferenza). Poi ho cominciato a vedere come poterle organizzare, togliendone un altro centinaio, per arrivare alle fatidiche 127 foto finali, che saranno quelle effettivamente pubblicate nel libro.


Bisogna avere molto spazio, perché le foto vanno adeguatamente "sparse" per essere visualizzate nel loro insieme. Motivo per cui ho sistemato un tavolo volante nel mio laboratorio. 

Per ottimizzare il lavoro, ho anche creato un "diario dell'editing", un grosso taccuino dove appuntare considerazioni, idee, spunti e anche fare la bozza dell'impaginazione finale.

Già l'impaginazione. Un lavoro che mi piace molto, eppure mi spaventa sempre, perché sembra impossibile arrivare a organizzare tutto (testi e foto, spazi vuoti) in modo che l'insieme funzioni più delle singole parti che lo compongono. 

Solo per realizzare questo passaggio ci vorranno due mesi.

Poi c'è la prova di stampa, le eventuali correzioni, modifiche, ripensamenti, dubbi, paure, panico...

Infine ci sarà la stampa. Nel frattempo dovrà partire la campagna di Crowdpublishing, che permetterà di finanziare almeno in parte il progetto (ne parlerò prossimamente). Non solo: una volta avuto il libro, si è solo all'inizio. 

Poi occorre promuoverlo, insomma venderlo. Provvedere alle spezioni, e così via. Chi dice che pubblicare un libro facendo tutto da soli sia facile?


Commenti

Post popolari in questo blog

Di fotografia non avete capito niente (la gran parte delle volte)

Considerare la fotografia come un fatto puramente tecnico, come la sommatoria di competenze di base (esposizione, composizione, regole, regolette) e competenze avanzate (modelli di fotocamera, obiettivi, softwares e compagnia bella), è esattamente come considerare alla stessa stregua un manuale di ingegneria meccanica e la "Divina Commedia" di Dante. Se devi costruire un aeroplano magari è più utile il primo, ma se devi esprimere delle emozioni e delle idee non serve a una beneamata cippa.

Eppure navigando online, sui social in particolar modo, sembra che sia solo questo l'aspetto importante. Si vedono fotografie che (scusate il francesismo) fanno letteralmente cagare elevate a "capolavori" da folle vocianti sulla base di un solo, unico elemento: la tecnica di scatto. 
Ora che è estate e tanti si dedicano alla fotografia notturna, è un proliferare di immagini con vie lattee su panorami improbabili, scene dove le stelle svettano su cieli arancioni per l'inq…

Quali sono i fotografi più sopravvalutati della storia?

Chi sostiene sia Steve McCurry, che poi alla fine ha anche taroccato le foto con Photoshop, pirla! Altri sostengono che sia Berengo Gardin, o anche Fulvio Roiter: eche palle con questa Venezia
Che poi lo sanno tutti - e dài! - che Giacomelli le foto le faceva tutte mosse, e pure Cartier-Bresson, che poi ci faceva il furbo su, sostenendo che "la nitidezza è un concetto borghese"! Prima spende un sacco di soldi per le sue Leica e poi ci scassa i cosiddetti con questa saggezza da quattro soldi, ma a chi vuol prendere in giro?

Magari ti ci riconosci, in uno di questi commenti (spero di no), ma resta un fatto: che molti sono convinti che il modo più semplice  per sentirsi meno piccoli non è crescere, ma rimpicciolire gli altri. Segare le gambe a Gulliver, sputtanare il genio e ridimensionare le sue opere, alzare le spalle guardando le foto del maestro di turno esposte in una mostra o in un libro sospirando "mah, in fondo non mi sembrano granché". Di certo è un autore…

Come abbiamo potuto permetterlo? Ovvero: la solita lamentela pallosa!

Quando ero giovane io, noi ammiravamo i professionisti. Fotografi professionisti, intendo. Non solo i grandi nomi, quelli famosi, fighissimi e intervistati da ogni rivista fosse possibile rimediare in edicola (all'epoca, ce n'erano tante di riviste che trattavano di fotografia). 
No, parlo anche di quelli che semplicemente riuscivano a mettere insieme il pranzo con la cena grazie ai loro scatti: che fossero ritratti, cerimonie, cataloghi di prodotti o paesaggio o altro non importava. Era quella cosa lì che ti stuzzicava e ti riempiva di ammirazione: che campassero (magari male) grazie alla fotografia!

C'era anche una sorta di rispetto: loro - i professionisti, ma anche i fotoamatori "seri", quelli che dedicavano tempo ed energie a questa passionaccia - erano la fotografia. Bravi o meno, erano comunque i profeti di questa arte magica e affascinante. Quando in una discussione tra amici fotografi interveniva un professionista o un fotoamatore riconosciuto... beh, t…