Passa ai contenuti principali

Piccola piccola, anzi piccolissima recensione di una Rollei

La cosa bella di Internet - tolte tutte le inutili sovrastrutture, le cattiverie, le frasi ad cazzum, i meme e quant'altro - è che alla fine ti mette in contatto con persone straordinarie che non avresti probabilmente mai conosciuto altrimenti. Insomma, alla fine è l'aspetto umano che conta, non quello virtuale. E questo mi sembra già una gran cosa.


Così il mio amico virtuale Ezio Carallo un giorno è diventato un amico in carne e ossa e si è palesato sotto forma di una persona simpatica e disponibile, portando con se oltretutto una splendida Rollei B35 che ha voluto regalarmi affinché la usi per i miei progetti. Cosa che farò di certo.

Sono grato a lui e a sua moglie non solo per questo regalo - per quanto apprezzatissimo - ma principalmente per la stima che hanno dimostrato nei miei confronti, e che ovviamente contraccambio.

Pochi giorni dopo ho caricato un rullo nella piccola, piccolissima compatta "made in Germany" (i modelli successivi vennero fabbricati a Singapore) e sono andato a farmi un giro nei dintorni di Vetralla, tra forre, ipogei  e vecchi mulini.


La B35 è una versione semplificata della famosa S35: mentre la sorella maggiore possiede un prezioso obiettivo Sonnar, la sorellina ha un più modesto (ma ragionevolmente valido) Triotar 40 mm f/3.5, comunque firmato Carl Zeiss. 

L'obiettivo, a diaframmi aperti, non è molto inciso, ma diaframmando (cosa che io faccio normalmente, tenendomi in genere su f/16 anche perché lavoro su treppiedi e con scatto flessibile) le cose migliorano decisamente. Oltretutto la conseguente profondità di campo aiuta a perdonare gli inevitabili errori di messa a fuoco: non avendo telemetro, questa va stimata a occhio (o misurata a passi) e si può facilmente sbagliare, con soggetti relativamente vicini. Sull'infinito non ci sono problemi, come ovvio.

Certo, questa è una classica fotocamera da viaggio, da utilizzare "al volo", non certo per la fotografia meditata che faccio io, ma c'è da dire che la "street photography" sarebbe comunque ardua con una fotocamera che sembra avere tutti i comandi al posto sbagliato, e accessibili con difficoltà, dal comando di avanzamento a sinistra invece che a destra, alla ghiera dei tempi intorno all'obiettivo ma addossata al corpo macchina, sino alla messa a fuoco con una ghiera piccola e sottile, vicinissima a quella del diaframma. 

La S35 ha due belle ghiere separate una a destra e una a sinistra dell'ottica, ma la B35 ha tutto intorno all'obiettivo, ed è scomodo e lento fare le regolazioni.

Poi possiede un esposimetro, ma non è accoppiato, e comunque dopo tanti anni il Selenio non è più affidabile. Impostando l'iperfocale, e tenendo fissi tempi e diaframmi - e affidandosi un po' alla latitudine di posa della pellicola - si può comunque lavorare facilmente "on the road", e allora le dimensioni piccolissime della tedesca sono un bel vantaggio.

Io, comunque, l'ho amata subito. E' davvero troppo carina! Peccato che il mio esemplare abbia il contapose fuori uso (ho utilizzato un taccuino per segnarmi gli scatti effettuati) e che durante le riprese si sia verificato un problema di avanzamento della pellicola (che spero di aver risolto) che ha portato alla perdita di gran parte delle foto, che erano quasi tutte sovrapposte, proprio perché la pellicola avanzava in modo irregolare. Per fortuna ho recuperato anche i tre negativi che avevo scattato per effettuare uno stitching panoramico, quello che vedete qui sotto. Visto che è frutto di tre negativi "giuntati" digitalmente, la resa è nettamente superiore a quella ottenibile in modo diretto.


Credo che la sorella maggiore sia in grado di dare soddisfazioni importanti, e non a caso le valutazioni sul mercato sono decisamente alte. Ma anche la B35 sa regalare il sorriso, appena si riesca a domarla almeno un po'.

Che dire? Grazie ancora Ezio, grazie Emy!



NEWSLETTER



Commenti

  1. Aprendo un cassetto rivedo la Rollei che era di un nostro zio (chiamato Ziotto) un tipetto asciutto e minuto, un autentico romano di quelli che parlavano il vero dialetto de Trestevere, aveva fatto la guerra in marina e tornato si era messo a fare il fotografo, cerimonie ma non disdegnava la sperimentazione, lasciò alcune fotocamere, una valigia piena di negativi e stampe in bianco nero, a noi toccò la Rollei, era appena terminata l’era analogica, o meglio era appena iniziata quella digitale, e non me la sentivo di rimetter su un laboratorietto come hanno fatto molti di noi per vivere la magia dell’immagine che appare dal nulla sulla bianca carta…
    Così l’ho parcheggiata fra altri gingilli digitali, in attesa dell’idea, che è arrivata quando ho pensato che Marco l’avrebbe apprezzata, lo conosco dal web e lo seguo perché lo ritengo non solo un Fotografo di un altro pianeta…ma messaggero della Cultura attraverso la sua instancabile opera con i libri ed il web.
    Così ci siamo incontrati nella Tuscia, davanti una chiesetta di campagna al limitare di sentieri dove il tempo si è fermato, e con l’occasione della consegna della Rollei siamo stati felici di conoscere personalmente Marco.

    Ezio e Mery

    RispondiElimina
  2. Si, è stato un bel momento... e un bel regalo! :-)

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

E poi dice che uno butta la fotocamera e si compra uno smartphone (di qualità)

Il nuovo Huawei P30 (anche nella versione Lite) promette meraviglie dal punto di vista fotografico. Può darsi. Intanto, visto che il mio amico Roberto ha approfittato di un'offerta per acquistare un "vecchio" P20, gli ho chiesto di mandarmi un file RAW (DNG) scattato con la "bestia", cosa che puntualmente ha fatto.
Ho aperto il file in Lightroom e l'ho convertito in jpeg con pochi tocchi di curve giusto per sistemare il contrasto. Incredibile. 
Il file è pulito e nitido, senza traccia di rumore e con una definizione pazzesca per un "telefono" soprattutto considerando che stiamo parlando di 40 megapixel, in pratica un file stampabile nel formato 60x50 cm ( a 300 dpi) senza nessuna interpolazione!

La cosa che colpisce è proprio la pulizia del file, che nelle ombre ha dei passaggi di tono morbidi e precisi: lavorando un po' il file non c'è alcun motivo per non poterlo stampare nel formato 70x100 cm senza perdite di qualità. Che è una prestaz…

Leggere l'istogramma di una foto (o almeno provarci)

Spesso mi viene chiesto come valutare, dal punto di vista esposimetrico, una fotografia: s'intende, già scattata. Insomma, come valutare di aver effettuato, sul campo, le scelte giuste e di non avere magari peggiorato le cose in postproduzione?

In genere rispondo sempre che, in effetti, abbiamo la possibilità di vedere quella che è (da ogni punto di vista) la "fotografia di una fotografia", cioè l'istogramma. E se la fotografia originaria ci confonde a causa del soggetto, dei colori, della composizione, l'istogramma è una "fotografia" più precisa e scientifica. Lo ammetto: è un po' (parecchio) meno affascinante!


In effetti l'istogramma rappresenta, su ascisse e coordinate di un normale piano cartesiano, ogni singolo pixel della nostra fotografia, solo slegato dalle forme del soggetto e reso come pura quantità di luce.
A seconda della sua collocazione possiamo sapere se quel punto è scuro (se è più verso sinistra) oppure chiaro (se più verso des…

La fotografia ai tempi del coronavirus

Ci sono molti modi possibili di analizzare l'impatto che il virus dell'anno sta avendo su noi fotografi - o almeno su alcuni di noi, quelli che vivono dentro (o vicino) le aree del "contagio". Come prima impressione, potremmo dire che visto che "Il fotografo non si annoia mai", di certo la fotografia può alleviare la noia dell'eventuale quarantena. Still-lifes casalinghi, fotografie concettuali, esperimenti vari ben si prestano a trascorrere ore serene chiusi in casa, in momenti in cui la serenità tende giocoforza a latitare.
Chi poi ha la passione dell'analogico, troverà nella Camera Oscura casalinga un comodo rifugio all'assedio della malattia.
Ma non è di questo che intendo parlare. Piuttosto vorrei ragionare su come si possa mai raccontare un virus, o meglio gli effetti che può avere sugli esseri umani (a parte la malattia in quanto tale) e come tali effetti possano diventare un soggetto fotografico. Sono infatti abbastanza stupito del fatt…