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Fotografare nella folla

Io sono sempre stato un tipo un po' solitario, almeno come fotografo. Mettetemi in una forra, in un bosco, in mezzo alle montagne e mi immergerò nelle riprese senza problemi, ma se mi trovo in un luogo affollato, vado nel pallone. Non mi piace il chiacchiericcio, gli urli, il fatto di venir sballottato dalla folla in movimento. Mi deconcentro, come minimo.

Penso di non essere l'unico.

Per questo i luoghi di questo genere, il più delle volte, li evito. Però ci sono occasioni in cui non se ne può fare a meno. Vuoi perché un determinato progetto richiede di andare in siti gestiti e aperti al pubblico, vuoi perché ci sono posti che da tempo vorresti visitare, e non c'è verso di farlo stando da solo.

Un esempio di questa seconda categoria, è per me lo splendido "Giardino dei Tarocchi" di Niki De Saint-Phalle a Capalbio (Gr).

Volevo andarci da anni, ma poi rinviavo pensando alla "folla". Ma alla fine mi sono deciso e sono andato. Chiedendomi, come fotografo, in che modo avrei potuto affrontare un luogo non solo conosciuto e strafotografato, ma anche già di per se "opera d'arte", e non semplice monumento.



Credo che al fotografo non restino molte opzioni, in effetti. Se ti trovi davanti al Colosseo, alla Torre Eiffel o a qualsiasi monumento famoso e fotografato, puoi ovviamente attendere la luce giusta (spesso l'ora blu con le luci accese), scegliere un punto di vista un minimo originale, ben sapendo che comunque anche altri lo avranno scelto, e operare per ottenere la miglior foto possibile.

Il risultato sarà spesso una foto di qualità, che molti ammireranno, ma che alla fine poco si differenzierà da quelle che già circolano, a centinaia di migliaia - se non milioni - sulla Rete.

Oppure puoi fare delle scelte coraggiose, e decidere cosa quel luogo rappresenti per te, in quel momento preciso. Cioè, non in generale - le nostre idee e opinioni, come le nostre emozioni, cambiano nel tempo - ma proprio ora, nell'istante in cui sei lì davanti, con la fotocamera in mano.


Fatto questo, puoi pensare a come inserire nelle tue foto solo quello che davvero rimandi a queste idee e sensazioni; esprimere, insomma, la tua "opinione fotografica" sul soggetto, senza cercare per forza di ricorrere a qualche tecnica strana e esoterica solo per fare "qualcosa di diverso".

Scorciatoia praticata da molti, che solo di rado funziona.

Torno al mio esempio personale. Varcato il cancello d'ingresso del Giardino, sono stato sopraffatto dalla grandiosità e dai colori delle opere della Saint Phalle. Avrei potuto fotografarle anche "al volo" e tuttavia ne sarebbe venuto fuori qualcosa di interessante comunque, tanta è la potenza evocativa delle "sculture".

Oppure potevo dedicarmi ai dettagli, agli spazi di colore, alle campiture vivaci con stacchi netti, alle mille faccine che emergono ovunque.

Ma mi son subito accorto che quello che davvero mi colpiva e attirava erano gli specchi. Non mero artificio per la "spettacolarizzazione" delle opere, ma frammentazione della realtà, come in un immenso caleidoscopio. Perciò, visto che era questo che attirava la mia attenzione e veicolava le mie emozioni, ho deciso di non fotografare direttamente le opere, ma solo i giochi di specchi.

Nel farlo, mi son poi reso conto che, dopo quasi 25 anni dall'inaugurazione, molti di essi iniziavano ad essere rovinati, ad apparire come lastre di alabastro, a non riflettere più la realtà direttamente, ma come mediata da un velo misterioso, una vertigine, un gorgo.


Attraverso Niki De Saint Phalle ho iniziato a vedere Kandinsky o anche Mondrian, con i suoi rettangoli colorati.

Un viaggio sulla superficie delle singole opere che mi ha assorbito completamente, al punto da non sentire più il vocìo di fondo, non avvertire più la pressione della folla (e di gente ce n'era tanta!).

E' solo un piccolo esempio, che mi serve per dirti che a volte non conta l'originalità (anche altri avranno fatto foto come le mie), quanto l'autenticità, o meglio la perfetta corrispondenza con le proprie capacità espressive, e la propria emotività.

Alla fine, non puoi che essere te stesso: perché tentare di essere qualcun altro?



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