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Visualizzazione dei post da Marzo, 2019

7 fotocamere (stenopeiche) per un soggetto

Oggi sono andato a ritirare delle "fotocamere" per la Solargrafia che avevo lasciato due mesi fa di fronte a una bella sughera nella campagna tuscanese. Per l'occasione, ho anche deciso di fare un piccolo esperimento, portando con me ben sette fotocamere stenopeiche - di varia foggia e vario formato - ma tutte rigorosamente autocostruite e "alimentate" con negativo di carta, cioé carta fotografica bianco e nero alla gelatina d'argento. Quella per le stampe, per intenderci.
Prima di tutto, ti dico come sono andate le cose con la Solargrafia. Bene, dal punto di vista fotografico, male se si considera quel che le fotocamere (in tutto tre) mi hanno mostrato dal punto di vista ambientale.


Potrei intitolare la foto qui sotto "l'Immagine della siccità". La solargrafia mostra il percorso del sole durante i mesi in cui la foto viene impressa; visto che ogni giorno, in questo periodo, il sole si alza un po' sulla linea dell'orizzonte, il suo pe…

Breve introduzione alla fotografia stenopeica

La fotografia stenopeica mi ha conquistato oramai tanti anni fa, e continuo a praticarla con l'entusiasmo di un bambino. Forse perché c'è sempre, dietro, un elemento ludico irrinunciabile. Ma, in effetti, può anche essere un genere fotografico estremamente serio.

In questo video faccio una breve introduzione al "pinhole" cercando di sottolinearne alcuni degli aspetti fondamentali, quelli che mi hanno spinto a utilizzarlo per una buona parte del mio progetto analogico sull'Etruria meridionale, oramai quasi giunto a conclusione (a maggio partirà il Crowdpublishing, mentre il libro fotografico arriverà a ottobre). Ma ne riparleremo.
Intanto, buona visione!





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Piccola piccola, anzi piccolissima recensione di una Rollei

La cosa bella di Internet - tolte tutte le inutili sovrastrutture, le cattiverie, le frasi ad cazzum, i meme e quant'altro - è che alla fine ti mette in contatto con persone straordinarie che non avresti probabilmente mai conosciuto altrimenti. Insomma, alla fine è l'aspetto umano che conta, non quello virtuale. E questo mi sembra già una gran cosa.

Così il mio amico virtuale Ezio Carallo un giorno è diventato un amico in carne e ossa e si è palesato sotto forma di una persona simpatica e disponibile, portando con se oltretutto una splendida Rollei B35 che ha voluto regalarmi affinché la usi per i miei progetti. Cosa che farò di certo.
Sono grato a lui e a sua moglie non solo per questo regalo - per quanto apprezzatissimo - ma principalmente per la stima che hanno dimostrato nei miei confronti, e che ovviamente contraccambio.
Pochi giorni dopo ho caricato un rullo nella piccola, piccolissima compatta "made in Germany" (i modelli successivi vennero fabbricati a Singa…

Fotografare in compagnia (e un progetto per il 28 aprile)

Tra i tanti miei tanti difetti - o pregi, dipende dai punti di vista - c'è anche quello che, almeno quando si tratta di fotografare, sono un tipo solitario. Mi piace avere i miei tempi: se trovo un soggetto che mi interessa posso fermarmi a fotografarlo anche per ore, senza dovermi preoccupare delle esigenze di qualcun altro. 

Quando si è in gruppo, tutti debbono scendere a dei compromessi, ed è difficile che si possa condividere davvero l'entusiasmo per un soggetto che ci ha colpito, e se capita si traduce in una serie di sgomitamenti per fotografarlo. 
"L'ho visto prima io!", "vabbe', ma aspetta che ho quasi fatto!", "attento al treppiedi che mi viene mossa!" e dialoghi del genere sono la norma. Stressante, a volte.
Certo, dipende da chi sono i nostri compagni nelle uscite fotografiche. Se sono persone sensibili e soprattutto veri amici, il più delle volte non nascono problemi particolari, anche se resta il fatto che non si possono risp…

Traduzioni (podcast)

Fotografare significa ricondurre un'esperienza multisensoriale e multilivello a un oggetto piatto e spesso monocolore, a due dimensioni. Mica facile. Non a caso molti prediligono il video: almeno puoi aggiungere i suoni. Restano fuori odori e sensazioni tattili, ma è un passo avanti!
In verità l'esperienza di tanti grandi fotografi dimostra che è possibile evocare, grazie al fenomeno che Stieglitz definisce degli "Equivalenti", molte sensazioni ed emozioni grazie solo a un'immagine.

Di questo e altro parlo nel mio nuovo podcast, registrato mentre ero impegnato a Tarquinia nel fotografare quella che io amo chiamare "la casa dell'eremita", un ipogeo scavato al centro di un'alta parte verticale e dunque sostanzialmente irraggiungibile senza una scala o una corda, per il mio progetto sull'Etruria ai sali d'argento.



La foto è stata scattata con una vecchia fotocamera in bachelite degli anni '50, la Hamaphot P56, e mentre armeggiavo con s…

Fotografare nella folla

Io sono sempre stato un tipo un po' solitario, almeno come fotografo. Mettetemi in una forra, in un bosco, in mezzo alle montagne e mi immergerò nelle riprese senza problemi, ma se mi trovo in un luogo affollato, vado nel pallone. Non mi piace il chiacchiericcio, gli urli, il fatto di venir sballottato dalla folla in movimento. Mi deconcentro, come minimo.
Penso di non essere l'unico.

Per questo i luoghi di questo genere, il più delle volte, li evito. Però ci sono occasioni in cui non se ne può fare a meno. Vuoi perché un determinato progetto richiede di andare in siti gestiti e aperti al pubblico, vuoi perché ci sono posti che da tempo vorresti visitare, e non c'è verso di farlo stando da solo.
Un esempio di questa seconda categoria, è per me lo splendido "Giardino dei Tarocchi" di Niki De Saint-Phalle a Capalbio (Gr).
Volevo andarci da anni, ma poi rinviavo pensando alla "folla". Ma alla fine mi sono deciso e sono andato. Chiedendomi, come fotografo,…