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La sofferenza dell'Editing

Ci sono poche cose più complesse e dolorose dell'editing, per un fotografo. Dopo mesi, o anche anni (come nel mio caso) dietro a un progetto, finalmente arriva il momento di chiuderlo, selezionare le foto, editarle e "farle uscire", con una mostra o una pubblicazione.


Detto così sembra facile, ma non lo è. Ti faccio l'esempio del lavoro che sto concludendo in questo periodo, dedicato al passato e realizzato in giro per l'Etruria meridionale grazie a fotocamere stenopeiche e analogiche "vintage". 

Un progetto iniziato nel 2012 e che sarebbe dovuto durare al massimo un paio di anni: nel 2014, in effetti, ho realizzato alcune mostre preliminari. Ma mi son subito reso conto che la mia idea iniziale ancora non aveva preso forma. Erano fotografie in cui mi riconoscevo, questo è vero, ma mancava qualcosa di importante, anche se non sapevo bene cosa.

Capita spesso ai fotografi. Se il progetto è abbastanza impegnativo, non vedono l'ora di concluderlo e così forzano un po' la mano. Ma l'editing non perdona: quando sei li a sequenziare le foto, lo vedi che il lavoro è monco. Non puoi che ricominciare a realizzare le foto, aggiungendo quelle mancanti.

Così ho fatto io, lanciandomi nell'impresa di scattare migliaia di fotografie analogiche. Oggi che ho il mio laboratorio colmo di pellicole sviluppate e gli Hard Disk pieni di negativi debitamente digitalizzati, debbo applicarmi alla parte contemporaneamente più piacevole e più odiosa del processo fotografico: appunto l'editing.

Anzi il "culling" come viene chiamato con un termine inglese sanguinolento (la parola significa letteralmente "abbattimento", e si usa con riferimento ai mattatoi, in genere: e pensare che sono pure vegetariano!). Il culling consiste nella pura e semplice decimazione della massa di fotografie sopravvissute alle prime cernite. Occorre eliminare fotografie che ami, che ti sono costate lavoro e impegno ma che, purtroppo, non reggono il confronto con le altre. Si potranno utilizzare in altri progetti o per la condivisione online, ma non stavolta.



Dalle 500 foto iniziali, sono arrivato a 167. Le mie mani grondano sangue analogico/digitale (che poi in bianco e nero è un grigio sporco orribile)!

Me ne servono 80 (ma forse anche 70) per il libro e una trentina per la mostra: queste ultime saranno un'ulteriore selezione delle prime, ovviamente. Perciò la metà delle foto già selezionate andrà eliminata. Tolti i doppioni, gli scatti simili, le foto poco adatte e così via, forse me la caverò con l'eliminazione di una cinquantina di foto. Urca!

Il fatto è che quando arrivi a una selezione già così "setacciata" ogni singola immagine è per te preziosa, non vorresti mai rinunciarci. Però occorre farlo, con calma, e con la tazza della camomilla lì vicino.

Finito il "culling" si passa all'editing vero e proprio, ed è lì che si costruisce la serie vera e propria; è lì che si inizia a sequenziare le immagini, e anche questo non è semplice, specialmente per un progetto non narrativo come il mio. Quando devi fare l'editing di un reportage puoi affidarti alla logica: la storia ha un suo dipanarsi, un inizio e una fine e per quanto tu possa scegliere di organizzare le foto in modo non cronologico, comunque hai dei punti di appoggio concreti. Le serie non narrative sono invece brutte bestie, perché la sequenza viene costruita su basi puramente visive, estetiche per così dire.

Il mio lavoro è organizzato per sottotemi, di cui dovrò tener conto, mentre trattandosi di un lavoro in bianco e nero potrò almeno evitare di pensare ai colori. Intanto ho già iniziato a stampare un po' delle foto. Fare l'editing al computer è una follia: bisogna per forza lavorare sulla stampa. Bastano anche delle foto 10x15 o 13x18 centimetri. Per ora ho stampato una quarantina di foto in formato A4 con la stampante di casa, tanto per una verifica generale e, sebbene stia ancora nella fase del "culling", ho iniziato a vedere come le si possa organizzare. Ma anche la mia gatta pare perplessa sul successo dell'impresa!


Per chi fosse curioso, posso dire che l'anteprima della mostra sarà nell'ambito del festival dedicato alla fotografia "lenta" SorianoImmagine 2019 che si svolgerà a luglio - ovviamente a Soriano nel Cimino - mentre il libro vedrà la luce in autunno (o forse prima, chissà) in tempo per i regali natalizi!


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