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Io e la mia fotocamera all'Infrarosso. Chissà se è vero amore...

L'amore, si sa, è pazzerello. Oggi ti appassiona una cosa (ma vale anche per le persone), domani non le sopporti più. Niente di strano: è la vita. Ma quando parliamo di fotografia, ci sono altre considerazioni da fare, e le mie ultime esperienze con una fotocamera digitale convertita all'Infrarosso (che non è una nuova religione... o magari si!) mi hanno dato lo spunto per parlarne.


Inizio col dire che ho sempre pensato che le fotocamere fossero come i guanti (in effetti, non si dice che dovrebbero "calzare come un guanto" rispetto alle nostre esigenze?): io ho un cassetto pieno di guanti perché, pur essendo un grande amante del freddo e dell'inverno, soffro di circolazione ridotta alle estremità, e le mani sono sempre gelate, che non è il massimo quando si deve operare con i pulsanti e pulsantini di una fotocamera digitale, specie se mirrorless. E già questo spiega la mia passione per le "ghierone" e i "pulsantoni" delle vecchie fotocamere analogiche. Vabbe', ma questa è un'altra storia.

Dicevo dei guanti. Non so perché, ma davvero non riesco a cambiarli sinché quelli in uso non diventino davvero inservibili. Continuo a ricevere in regalo guanti nuovi e molto belli, ma se ne stanno tutti nel cassetto mentre quelli vecchi, bucati e abrasi, non mancano mai nel mio zaino. Il fatto è che sono comodi, deformati al punto giusto, bucati dove serve (ad esempio in corrispondenza del dito indice, utile per il touchscreen!), adattati alla perfezione alle mie mani; una cosa se funziona e svolge bene la sua funzione ha un solo modo per essere abbandonata: si deve proprio rompere

Una logica anticonsumistica, lo so, che farebbe la disperazione delle case produttrici di ottiche e fotocamere. Ma per loro fortuna il grosso dei fotoamatori non è affatto come me: si libera della propria fotocamera quasi ogni volta che esce il modello nuovo!

Debbo dire che questa faccenda - che pure trovo fondamentalmente sbagliata - mi rende invece assai contento perché così c'è sempre un ricco mercato dell'usato da cui attingere e, con un po' di pazienza, si fanno ottimi affari. Ma anche questo è un altro discorso.


Il discorso che invece vorrei fare è relativo all'utilizzo che si fa della fotocamera. Se sorgono nuove esigenze, se si vogliono esplorare nuovi territori, spesso è necessario acquistare l'accessorio o la fotocamera relativa. Con questo spirito ho deciso di prendere una Panasonic (un modello di 10 anni fa) a cui è stato rimosso il filtro passa basso, sostituito con un filtro all'infrarosso da 720 nanometri. Insomma, la fotocamera ora scatta solo foto che, a colori, sono completamente rosse - almeno così appaiono sul monitor del computer quando le si apre - ma che poi danno vita a intriganti e misteriose fotografie (nel mio caso solo bianco e nero) in cui la vegetazione è pressoché bianca (effetto Wood), i cieli quasi neri e tutti i grigi stanno nel mezzo. 

Ovviamente la mia intenzione è completare un progetto che sto portando avanti da tempo sfruttando delle normali fotocamere (specialmente Olympus) e un filtro da 720 nm. Quasi tutte le fotocamere (specialmente i modelli più recenti privi del filtro passa basso) sono sensibili all'IR, e consentono con facilità di praticare questo tipo di fotografia. 

Perciò da molti anni quando le condizioni sono giuste, monto il filtro e scatto le mie foto nella radiazione invisibile dello spettro. Da amante dei tempi di scatto lunghi non posso che essere contento del fatto che - visto che il filtro è praticamente quasi nero - occorra utilizzare esposizioni di diversi secondi anche in pieno sole. Ma a volte questo può essere un limite. Anche perché è impossibile utilizzare obiettivi come il Fish-Eye o i supergrandangolari, e comunque per obiettivi di passo diverso occorrerebbe avere filtri diversi, con una spesa non indifferente. 

Esistono i filtri a lastrina, è vero, ma spesso pongono problemi di riflessi (tra filtro e lente frontale). Infine molte fotocamere mostrano il fenomeno detto "hot spot", una zona centrale di diversa intensità e colore, più visibile man mano che si diaframma. Insomma, ci sono limiti niente male.

Una fotocamera convertita, invece, non ha nessun problema del genere, e consente anche di scattare foto IR a mano libera, mentre - come ovvio - per avere tempi di scatto lunghi si deve ricorrere a filtri ND.


E' stato subito amore, dunque? Si, da un lato. Intendo approfondire l'argomento man mano che il progetto andrà avanti, ma di certo posso dire che avere una fotocamera IR significa accedere dalla porta principale nel mondo del bianco e nero digitale (su questo c'è una grande novità di cui un giorno ti parlerò). Sebbene sia inevitabile una certa postproduzione - tra l'altro la foto è comunque a colori, anche se i colori sono completamente sballati - al momento della ripresa si deve ragionare per luci e ombre, contrasti e gamme di grigio, esattamente come nel bianco e nero tradizionale. Oltretutto, se non si esagera, nemmeno si vede poi così tanto che le foto sono IR, a meno che non si cerchi a tutti i costi un massivo "effetto Wood".

Ovviamente la fotocamera è impostata sul "modo film" in bianco e nero, in modo tale che sul display l'immagine appaia già BN (cosa che faccio normalmente quando scatto in bianco e nero, dunque praticamente quasi sempre). L'infrarosso ha una gamma tonale più ampia del solito, e riesce a mostrare dettagli sia nelle ombre che nelle alte luci, una sorta di  HDR "naturale", insomma. Ma di questo ne parlerò ancora prossimamente. Anche per approfondire gli aspetti che per me davvero contano: quelli creativi, espressivi, artistici, non certo quelli tecnici che - diciamocelo - sono risolvibili con un po' di pratica e qualche dritta!



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