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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2019

La logica dello stormo

Uno dei quesiti più difficili che la natura ci pone, è quella degli storni. Non certo uccelli esotici o particolarmente attraenti, sebbene presi singolarmente, con i riflessi bronzei delle piume, siano oggettivamente molto belli. In realtà, molti li detestano per il guano che finiscono per depositare su auto, strade è arredi urbani da quando hanno preso l'abitudine di "vivere in città", dove fa mediamente più caldo e ci sono meno predatori.
Il fatto è che gli storni sono gregari, con migliaia di individui che volano in stormi immensi, creando a volte degli spettacoli mozzafiato, come avviene con regolarità, ad esempio, nei cieli di Roma. 
I fotografi li apprezzano molto: un tramonto infuocato con davanti le strane figure disegnate da questi uccelli non può che attirare l'attenzione, e a volte far vincere qualche concorso, come quello della BBC che nel 2005 fu appannaggio di Manuel Presti appunto con una foto scattata a Roma.
Ma come gli storni riescano a volare in q…

Fotografare con la Polaroid (nel 2019)

La fotografia istantanea è tornata, grazie alla Instax di Fuji e soprattutto grazie all'Impossible Project che ha salvato quella che era l'anima stessa di questo genere di fotografia, il formato quadrato e le fotocamere di Edwin Land. Oggi i "ragazzi di Enschede" hanno acquisito il marchio Polaroid e ben possono dire che "Polaroid is back", sebbene la formula non sia più quella originale, ma sia stata ampiamente rivista.

Le pellicole Polaroid della nuova generazione sono disponibili nei classici formati (SX70 e 600), sia in bianco e nero che a colori, e sono utilizzabili sulle vecchie fotocamere (come la mia) e nelle nuove, appena progettate e messe in vendita con aggiornamenti in linea con i tempi.
La qualità delle fotocamere tradizionali, quelle destinate al grande pubblico, è altalenante, e d'altra parte anche la pellicola - che ha risolto molti dei problemi che assillavano le vecchie "Impossible" - non ha certo la stessa qualità di una no…

Io e la mia fotocamera all'Infrarosso. Chissà se è vero amore...

L'amore, si sa, è pazzerello. Oggi ti appassiona una cosa (ma vale anche per le persone), domani non le sopporti più. Niente di strano: è la vita. Ma quando parliamo di fotografia, ci sono altre considerazioni da fare, e le mie ultime esperienze con una fotocamera digitale convertita all'Infrarosso (che non è una nuova religione... o magari si!) mi hanno dato lo spunto per parlarne.

Inizio col dire che ho sempre pensato che le fotocamere fossero come i guanti (in effetti, non si dice che dovrebbero "calzare come un guanto" rispetto alle nostre esigenze?): io ho un cassetto pieno di guanti perché, pur essendo un grande amante del freddo e dell'inverno, soffro di circolazione ridotta alle estremità, e le mani sono sempre gelate, che non è il massimo quando si deve operare con i pulsanti e pulsantini di una fotocamera digitale, specie se mirrorless. E già questo spiega la mia passione per le "ghierone" e i "pulsantoni" delle vecchie fotocamere a…

#ascoltare una fotografia - 8/La società dei rifiuti

Se è vero che fotografare significa esprimere se stessi, le proprie idee e sensazioni, allora occorre anche condividere quel che non ci piace, quel che vorremmo fosse diverso. Come nel podcast precedente, anche in questo affronto il tema del rapporto uomo/ambiente e natura. Problematico, come minimo.

E nel farlo, ragiono anche su come siano cambiate le abitudini di consumo, e dunque anche la tipologia dei rifiuti che - inevitabilmente, pare - veicoliamo nell'ambiente. Il tutto "grazie" a una vecchia discarica che alimenta una forra, e ne ricopre il fondo di scarti prosaici.

Questa è una foto analogica, realizzata con una fotocamera russa Chajka mezzoformato (18x24 mm): più o meno coetanea dei rifiuti fotografati (anni '70). 





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#ascoltare una fotografia - 7/Fotografia stenopeica, ovvero il Tempo ritrovato

Riprendere una fotografia stenopeica non è un "gesto", è un "evento". Infatti, implica una durata, che a volte è di pochi secondi, a volte di minuti, a volte di ore. Ne parlo appunto in questo podcast registrato "durante" l'esposizione della foto qui sotto.




La foto (la versione che ho messo qui è un "crop" 2:3 dell'originale quadrato) è stata esposta per un tempo di 45 minuti: ero sul posto prima del sorgere del sole, ma durante l'esposizione il sole è arrivato (come si vede dalla foto di "backstage" qui sotto) e dunque la foto stenopeica riprende - oltre alla scena nel suo complesso - anche il fenomeno eterno del sole che nasce. La luminosità della foto è per questo così eterea: ovviamente l'arrivo della luce solare ha modificato l'esposizione, che doveva essere leggermente più lunga, e che invece ho abbreviato di circa 5 minuti.

Notare quanto sia grandangolare la fotocamera utilizzata, una RealitySoSubtle 6x6. L&…

La sofferenza dell'Editing

Ci sono poche cose più complesse e dolorose dell'editing, per un fotografo. Dopo mesi, o anche anni (come nel mio caso) dietro a un progetto, finalmente arriva il momento di chiuderlo, selezionare le foto, editarle e "farle uscire", con una mostra o una pubblicazione.

Detto così sembra facile, ma non lo è. Ti faccio l'esempio del lavoro che sto concludendo in questo periodo, dedicato al passato e realizzato in giro per l'Etruria meridionale grazie a fotocamere stenopeiche e analogiche "vintage". 
Un progetto iniziato nel 2012 e che sarebbe dovuto durare al massimo un paio di anni: nel 2014, in effetti, ho realizzato alcune mostre preliminari. Ma mi son subito reso conto che la mia idea iniziale ancora non aveva preso forma. Erano fotografie in cui mi riconoscevo, questo è vero, ma mancava qualcosa di importante, anche se non sapevo bene cosa.
Capita spesso ai fotografi. Se il progetto è abbastanza impegnativo, non vedono l'ora di concluderlo e così…

#ascoltare una fotografia - 6/Storie di abbandono

E' sempre bello gironzolare, esplorando territori, insieme ad amici che condividono le tue passioni. Qualche giorno fa sono andato appunto a fotografare due luoghi molto belli (e di cui non posso dare dettagli) con Roberto e Andrea. E nel breve podcast che segue la foto ho anche raccolto le loro voci.




In uno dei luoghi visitati sono incappato in una piccola storia, che trovo significativa. C'erano infatti numerose scarpe, molto vecchie e polverose, abbandonate in un angolo. Scarpe da uomo, scarpe da donna e scarpe da bambino. Una famiglia. Che visse magari in quel luogo qualche decina di anni fa. L'immagine mi è sembrata raccontare davvero cosa sia l'abbandono, il passare del tempo, il cambiare della società. La foto mi ricorda anche quelle scattate nei campi di concentramento: per questo un po' mi da i brividi, anche se di certo la storia dietro questo cumulo di scarpe abbandonate non è così tragica...


Storie di corruzione (fotografica)

No, tranquillo: non voglio parlare di fotografi che intascano bustarelle per nascondere fotografie compromettenti (ti ricorda qualcuno?). E nemmeno dell'andazzo che sta prendendo sempre più la fotografia. No. Voglio proprio parlare di fotografie corrotte. Anzi, per meglio dire - visto che siamo in epoca digitale - di file corrotti.
Non so se hai notato come il passaggio dall'analogico al digitale abbia modificato anche i modi di esprimersi dei fotografi. Prima, e ancora adesso se si usa la pellicola, se lo sviluppo del negativo aveva un problema si diceva che era venuto male, era "rovinato" o graffiato, macchiato, inutilizzabile, cose così. I termini in uso erano comuni anche ad altri campi, dunque in qualche modo neutri.
Ma oggi si sbaglia pochissimo, tutto è già previsto, la tecnologia ci mette sempre una pezza, e occorre essere proprio sprovveduti per non azzeccare una fotografia. Che poi anche nei casi più gravi qualcosa si può sempre fare, "via software&qu…

#ascoltare una fotografia - 5/Le tre cascate

Questa fotografia mostra un evento affatto comune. Queste tre cascate, che precipitano dall'alto di una parete composta da basalto colonnare, si formano solo dopo piogge molto abbondanti: normalmente infatti o mancano del tutto, o sono dei semplici rivoli che appena bagnano la roccia. 
Ma quando, come in questi giorni, le precipitazioni ingrossano il torrente, lo spettacolo è assicurato, anche se di breve durata. Nel breve podcast racconto l'esperienza e faccio sentire il rombo dell'acqua che precipita.





#ascoltare una fotografia - 4/Il mare d'inverno a Capalbio

L'ultimo giorno di Gennaio, in compagnia del mio amico e collega Giulio Ielardi, siamo andati a fare dei giri fotografici intorno Ansedonia e, sulla via del ritorno, ci siamo fermati sulla spiaggia di Capalbio. C'era un vento fortissimo, un'atmosfera da fine del mondo. E un suono magico (che purtroppo nel podcast non si apprezza pienamente), quello di centinaia di canne (collocate su una recinzione di uno stabilimento balneare) che letteralmente suonavano grazie al vento. Sensazioni che solo l'inverno sa regalare.