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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2019

L'attimo e l'eternità (o almeno un sacco di tempo)

Disse il tarlo al grande noce: dammi tempo, che ti divoro! Così recita un detto napoletano (dicette ‘o pappece in faccia ‘a noce: damme tiempo, che te spertuso!). 

Non c’è alcun dubbio che il tempo possa essere il più grande alleato, o il peggior nemico, del fotografo. Ne parlo nel mio libro “Fotografare cos’altro è”, da cui traggo alcune delle seguenti riflessioni.
Il tempo è, dopo la luce, il principale strumento che il fotografo utilizza per realizzare le proprie opere. E a volte lo maltratta in modo anche violento. Noi fotografi maneggiamo l’istante nel tentativo di renderlo eterno
Dunque, siamo dei “rammendatori” temporali: “…la fotografia opera nel tempo e nello spazio un rammendo: un’inquadratura, sopravvenendo all’istante che cattura, impedisce al tempo di scorrere” (J.C. Bailly, “L’istante e la sua ombra”). 

Ricuciamo strappi, e nel farlo, ci rendiamo complici del tempo stesso, e occorre una certa cura per non rimanere coinvolti in questo flusso che tutto porta via con sé.
Il…

#ascoltare una fotografia - 3/Nel colombario

A Blera si trova un bellissimo Colombario, che molti chiamano "il colombario romano". Fotografarlo non è affatto facile, perché completamente buio e perché, in analogico come ho fatto io, non puoi subito vedere il risultato e comprendere se l'illuminazione è stata fatta bene e in caso ripetere lo scatto. Ma anche perché ho utilizzato una vecchia fotocamera in bachelite degli anni '50. Ma di questo e altro parlo nel mio nuovo podcast che trovi sotto la foto che viene commentata.


Il mondo senza di noi

Il mio progetto sul Passato, realizzato interamente con tecniche analogiche, è un viaggio nella memoria, certo, ma anche una straordinaria opportunità per riflettere sui destini dell'umanità. L'occasione mi è stata data anche dalla rilettura di un bellissimo saggio del 2007 di Alan Weisman, intitolato "Il mondo senza di noi".

"Guardatevi intorno, nel mondo di oggi. La vostra casa, la vostra città. Il terreno circostante, con il manto stradale e il suolo nascosto al disotto. Lasciate tutto com'è, ma togliete gli esseri umani ... Quanto ci metterebbe la natura a recuperare il terreno perduto e ristabilire l'Eden come doveva risplendere e profumare il giorno prima che Adamo, o Homo abilis, facesse la sua apparizione? ... E cosa ne sarebbe delle nostre creazioni più raffinate: la nostra architettura, la nostra arte, le molteplici manifestazioni del nostro spirito?" scrive Weisman, il quale ha intervistato numerosi studiosi e ricercatori per comprendere…

#ascoltare una fotografia - 2/La tomba Pisa a Sovana

Questa fotografia della Tomba Pisa a Sovana è stata realizzata con una fotocamera in bachelite degli anni '50,  la Hamaphot P56 e pellicola Fomapan 400. Quello sopra è un crop del negativo, originariamente quadrato (la fotocamera è una 120 formato 6x6 cm).


Durante un giro fotografico intorno a Sovana, visto che pioveva a dirotto, mi sono rifugiato a fotografare dentro la magnifica Tomba Pisa. E' una delle tombe più grandi che conosco, davvero immensa. Ero in compagnia di Andrea Bovo e con lui ne ho approfittato per registrare questo nuovo Podcast. Buon ascolto!





#Ascoltare una fotografia - 1/La chiesa rupestre

Penserai che ho sbagliato a scrivere il titolo. Una foto si guarda, mica si ascolta. E invece, stavolta, si può anche ascoltare: o, meglio, si può ascoltare il breve podcast ripreso mentre realizzavo la foto della chiesa di Santa Lucia di Piammiano, a Bomarzo.
la foto è stata realizzata nell'ambito del mio progetto in analogico, utilizzando una fotocamera Nikon F801 (fine anni '80) e un obiettivo 28 mm. I rumori che si sentono sono quelli che ascoltavo anch'io, e il commento è fatto stando accanto al treppiedi.
Questo è il primo di una serie di podcast che "daranno voce" alle foto, per così dire.






Il fascino dell'abbandono e l'ecologia del tempo

Ho da poco terminato di leggere l'ultimo libro di Piero Bevilacqua, intitolato "Ecologia del Tempo". L'autore effettua una disamina su come siano cambiate le cose nel breve volgere di un paio di secoli, da quando, cioè, è iniziata la Rivoluzione Industriale che ha "schiavizzato" il tempo degli uomini dando ad esso - grazie alle teorie di David Ricardo - un preciso valore. 
Ora, infatti, il prezzo delle merci veniva calcolato sulla quantità di lavoro necessaria a produrle, a parte il costo della materia prima. Una teoria ripresa e sviluppata anche da Marx, con intenti diversi ovviamente. Il fatto è che in tutto questo rimaneva fuori la Natura, che le materie prime fornisce e per ricreare le quali impiega tempi lunghissimi. 

Oggi viviamo nell'età dell'accelerazione, secondo Bevilacqua: "il tempo non viene solo organizzato, diviso, ripartito, imposto. Esso viene reso più produttivo comprimendo la sua durata, accorciando i tempi di produzione dell…

Litigiosi, insopportabili, grandissimi. I fotografi di Magnum

I miei amici Enzo e Rosella, per Natale, mi hanno regalato un libro meraviglioso, dedicato alla più nota agenzia fotografica del mondo, la Magnum. In qualche modo, vorrei farne qui la recensione.
Il libro affronta i primi 50 anni della Magnum, e dunque si ferma al 1997 (o poco dopo). Manca, insomma, tutta la rivoluzione digitale, che da lì a breve scompaginerà del tutto le carte in tavola. Specialmente per una organizzazione in cui il caos è la regola. 
Mentre le grandi agenzie mondiali già organizzavano gli archivi digitalizzando le fotografie e gestendole grazie ai computer, i fotografi Magnum (che di fatto possiedono e gestiscono collettivamente l'agenzia) litigavano sulla necessità di acquistarli per gestire almeno l'amministrazione contabile. 
La storia della Magnum come emerge dal libro di Russel Miller è la storia di un fallimento costantemente e caparbiamente rinviato. Il fatto è che l'organizzazione interna è concepita in modo tale da non poter funzionare, eppure…

10 buoni propositi per il 2019 che non rispetteremo (guida sragionata)

Mi dico sempre che l'inizio di un nuovo anno è solo una convenzione. Per molti popoli non è il 31 dicembre, anzi per molti popoli non è nemmeno il 2019 (gli ebrei stanno circa al 5777, ad esempio). Figuriamoci. Dunque a che serve tutta questa retorica sul "nuovo inizio"? A parte a far guadagnare ristoranti, discoteche e venditori di botti, sicuramente a niente.

Ma i propositi hanno la caratteristiche che te li imponi e poi non li rispetti mai, nemmeno il primo, il fondamentale (il n°10 dell'elenco sotto). Perciò eccomi qui a fare la lista dei 10 buoni propositi (quelli cattivi non serve elencarli, che li conosci bene) che ogni fotografo dovrebbe porsi per il 2019 (ma sono gli stessi da cinquant'anni almeno).
Di buoni propositi noi fotografi ne abbiamo una caterva. Li scrivevamo un tempo sull'ultima pagina dell'agenda dell'anno precedente (io almeno facevo così), e insieme a quest'ultima il più delle volte li buttavamo nel cestino. Poi è arrivato …