Passa ai contenuti principali

Rollei Infrared - Una piccola recensione

Prima di tutto una breve nota: sabato 1 dicembre alle ore 18.30 terrò un breve Webinar gratuito su analogico e digitale, parlando anche del mio approccio "ibrido". Se sei interessato o semplicemente curioso, basta andare sulla mia pagina Facebook "Colorseppia" il giorno della diretta. Non serve altro.

E a proposito di analogico e digitale, io sono sempre stato un amante della fotografia all'infrarosso, ma come molti ho iniziato a praticarla attivamente solo con l'avvento del digitale, che la rende facile e di immediato riscontro. Ma poi, preso dai rimorsi per aver scelto la strada più facile - che com'è noto conduce direttamente all'inferno - ho ordinato qualche rullo di Rollei Infrared, che da quando la Efke ha dato forfait è tra i pochi materiali IR analogici disponibili con relativa facilità (sebbene i tempi di attesa per ricevere a casa i rulli siano un po' lunghi, a volte). In pratica a parte la Ilford FSX e la Film Washi Z (e volendo la Rollei Retro 80S) non è che ci siano altre scelte, e comunque sono pellicole meno "vocate" all'Infrarosso.


Le caratteristiche della Rollei Infrared sono note e facilmente rinvenibili su Internet, ma li riassumo qui. La sua sensibilità si spinge a 820 nm (700 nm è il limite della luce visibile) e dunque utilizzando un filtro IR (io ho usato un filtro da 720 nm che lascia passare una piccola porzione di luce visibile, ma appare comunque praticamente nero) si entra nel campo della fotografia all'infrarosso.

L'emulsione è stesa su una striscia di PET (Poliestere) invece che in triacetato com'è usuale, ed è una cosa che salta subito agli occhi quando la si maneggia. Il vantaggio è che questo materiale non si arrotola e si può maneggiare con molta più facilità.

Debbo dire che il PET, sebbene molto sottile, è ben più robusto e resistente ai graffi. Per abitudine, quando carico la pellicola nella tank, ne spezzo la parte finale con le mani: il triacetato si rompe facilmente. Non provateci con la Rollei! Servono decisamente le forbici. 

Come riportato da diverse recensioni, il PET conduce in parte la luce, agendo come una sorta di "fibra ottica", e dunque è sempre meglio caricare la fotocamera in luce attenuata, o almeno far avanzare il meno possibile la stessa quando il dorso è aperto, ma agganciarla e poi chiudere subito. Tra l'altro, agendo con attenzione, si guadagnano un paio di scatti.

Un'altra caratteristica interessante è che la pellicola, senza alcun filtro, si comporta come una normale pellicola pancromatica, con sensibilità dichiarata di 400 ISO (le Kodak, per dire, non dichiaravano alcuna sensibilità, ed era un casino).

Ma veniamo alle mie prove che non hanno certo il valore di un vero test, ma solo di uso sul campo, con considerazioni che magari possono essere utili a chi voglia provare a sua volta questa (comunque fantastica) pellicola.

Per un mio progetto, qualche giorno fa sono andato a fotografare un antico acquedotto settecentesco (i suoi ruderi, a dire il vero, visto che è parzialmente crollato). Avevo con me una Chajka russa mezzoformato (18x24 mm) caricata con normale pellicola Fomapan 400, e una Nikomat (Nikkormat) EL caricata con la Rollei Infrared.

Ecco uno scatto realizzato con la Chajka.


La giornata era parzialmente nuvolosa, ma il sole faceva ogni tanto capolino. Le foto IR sono più efficaci col pieno sole, ma per questo lavoro non realizzo praticamente mai le foto in giornate completamente serene. Credo che i risultati abbiano comunque un valore, basta che tu tenga conto  del fatto che con il sole l'effetto Wood (che porta a una scoloritura della vegetazione) è molto più evidente.

Nella foto sopra ho utilizzato un filtro arancione per tirar fuori un po' di dettaglio dal cielo e schiarire l'acquedotto. La vegetazione è di color grigio scuro.


Questa foto è stata scattata invece con la Rollei Infrared e filtro rosso, che non filtra tutta la luce visibile e dunque si ottiene una sorta di ibrido, che a me non dispiace. La vegetazione inizia a essere bianca (grigio chiaro) e cambia decisamente l'atmosfera della foto. 

A questo punto ho inserito il filtro IR da 720 nm (il mio è un "senza marca" comprato su ebay anni fa e da allora usato spesso e con soddisfazione, ma ne potete trovare della B+W , della Heliopan, della Hoya e di altre marche: ovviamente a dieci volte il prezzo).


Rispetto alla precedente foto, qui abbiamo un ulteriore schiarimento della vegetazione. La differenza non è enorme, ma in condizione di sole è parecchio più evidente.

Ad ogni modo sia con il filtro rosso che con il filtro IR si ottengono risultati interessanti e molto gradevoli. 

Con il filtro IR inserito ho effettuato la lettura esposimetrica (con un esposimetro digitale Minolta) a 25 ISO e, per tempi superiori a 1 secondo, ho raddoppiato l'esposizione. Secondo i dati di Maco (il produttore) il difetto di (non) reciprocità va calcolato per prove: fino a mezzo secondo non è necessario, ma oltre teoricamente si. 

A occhio la mia stima direi che è corretta, ma se si vogliono avere risultati perfetti occorre acquistare una serie di rulli dello stesso lotto e "sprecarne" uno per fare delle prove. Personalmente preferisco applicare le norme "solite", duplicando i tempi da 1 a 10 secondi, e moltiplicandoli per 4 per tempi successivi, magari facendo comunque un po' di bracketing.

Puoi certamente notare che l'effetto "Infrarosso" non sembra molto accentuato. Questo aspetto personalmente mi piace, ma potrebbe suscitare delle perplessità. Approfittando di un'altra uscita fotografica, ho fatto un test in una giornata di sole (con nuvole sparse). Visto che parliamo di antichi acquedotti, anche in questo caso ho scelto un soggetto simile: la foto panoramica dell'acquedotto di Tarquinia, alla Civita.

Ecco la situazione come risulta in una foto a colori scattata in digitale con una Olympus E-PL5.


Bene, a questo punto ho montato il filtro IR sulla Olympus, il cui sensore è discretamente sensibile a questa radiazione luminosa. Ecco il risultato.


Puoi notare un netto effetto Wood sulla poca erba presente sul campo e nell'albero vicino al casale in alto, inoltre si evidenziano molto di più le erosioni dovute alla pioggia che rigano la collina dietro l'acquedotto. Indubbiamente la foto ha un "aspetto da Infrarosso" molto accentuato. La pellicola della Rollei dunque dovrebbe dare un risultato simile, o no?

Ho preso la mia Nikomat EL e ho montato lo stesso obiettivo delle foto precedenti (un Tamron 70-210 mm vintage che sull'Olympus ho usato con l'adattatore), il filtro IR e lo scatto flessibile. Click!


L'inquadratura è un po' diversa (l'Olympus ha un fattore di crop di 2x), ma si intuisce che in effetti le due foto si somigliano abbastanza. Stranamente, l'albero vicino al casale è meno "bianco" e così anche l'erba: l'effetto di Wood insomma è più contenuto. L'impressione è che la foto a pellicola sia più equilibrata, il che non è affatto un male. 

Parliamo dello sviluppo. 

Ho utilizzato il classico R09 (Rodinal) 1+25 a 20° per 10 minuti, con agitazioni standard (più o meno 10 secondi di agitazione ogni minuto).

Esistono diversi sviluppi finegranulanti che possono ridurre la grana della pellicola, come il Rollei Supergrain (1+12 per 7 minuti a 20°), e comunque vanno bene anche i più comuni "developer" del mercato (Ilford Id-11, Kodak D-76 o HC-110, e così via) ma io preferisco utilizzare sviluppi che conosco, anche quando magari non sono consigliati. In questo caso però il Rodinal è tra gli sviluppi previsti e consigliati dalla Maco all'interno dello scatolino di cartone, che vale come "bugiardino".

La pellicola non ha l'effetto "halo" tipico delle Kodak che, essendo prive appunto dello strato anti-halo, provocavano la diffusione delle luci, tanto amata dagli appassionati.

Tuttavia osservo (a costo di far inorridire i benpensanti) che nella lavorazione ibrida che si usa oggi (e che uso normalmente io), nel momento in cui il negativo viene scansito o riprodotto e lavorato in digitale, è facile aggiungere un "effetto Orton" in postproduzione mantenendo al contempo il negativo perfettamente nitido nel caso di ripensamenti (o stampa analogica). 

Invece la grana è proprio quella che ci si aspetterebbe da una foto IR: secca e ben visibile, almeno con lo sviluppo in Rodinal. A me piace tantissimo, cerco di evidenziarla in tutti i modi, ma a chi tiene alla definizione dell'immagine forse converrà puntare sui formati maggiori (e su sviluppi appositi che riducono la grana) visto che la Infrared è disponibile sia in formato 120 che in pellicole piane 4x5".

Concludo con una foto, sempre scattata con la Rollei.





Commenti

Post popolari in questo blog

Di fotografia non avete capito niente (la gran parte delle volte)

Considerare la fotografia come un fatto puramente tecnico, come la sommatoria di competenze di base (esposizione, composizione, regole, regolette) e competenze avanzate (modelli di fotocamera, obiettivi, softwares e compagnia bella), è esattamente come considerare alla stessa stregua un manuale di ingegneria meccanica e la "Divina Commedia" di Dante. Se devi costruire un aeroplano magari è più utile il primo, ma se devi esprimere delle emozioni e delle idee non serve a una beneamata cippa.

Eppure navigando online, sui social in particolar modo, sembra che sia solo questo l'aspetto importante. Si vedono fotografie che (scusate il francesismo) fanno letteralmente cagare elevate a "capolavori" da folle vocianti sulla base di un solo, unico elemento: la tecnica di scatto. 
Ora che è estate e tanti si dedicano alla fotografia notturna, è un proliferare di immagini con vie lattee su panorami improbabili, scene dove le stelle svettano su cieli arancioni per l'inq…

Quali sono i fotografi più sopravvalutati della storia?

Chi sostiene sia Steve McCurry, che poi alla fine ha anche taroccato le foto con Photoshop, pirla! Altri sostengono che sia Berengo Gardin, o anche Fulvio Roiter: eche palle con questa Venezia
Che poi lo sanno tutti - e dài! - che Giacomelli le foto le faceva tutte mosse, e pure Cartier-Bresson, che poi ci faceva il furbo su, sostenendo che "la nitidezza è un concetto borghese"! Prima spende un sacco di soldi per le sue Leica e poi ci scassa i cosiddetti con questa saggezza da quattro soldi, ma a chi vuol prendere in giro?

Magari ti ci riconosci, in uno di questi commenti (spero di no), ma resta un fatto: che molti sono convinti che il modo più semplice  per sentirsi meno piccoli non è crescere, ma rimpicciolire gli altri. Segare le gambe a Gulliver, sputtanare il genio e ridimensionare le sue opere, alzare le spalle guardando le foto del maestro di turno esposte in una mostra o in un libro sospirando "mah, in fondo non mi sembrano granché". Di certo è un autore…

Come abbiamo potuto permetterlo? Ovvero: la solita lamentela pallosa!

Quando ero giovane io, noi ammiravamo i professionisti. Fotografi professionisti, intendo. Non solo i grandi nomi, quelli famosi, fighissimi e intervistati da ogni rivista fosse possibile rimediare in edicola (all'epoca, ce n'erano tante di riviste che trattavano di fotografia). 
No, parlo anche di quelli che semplicemente riuscivano a mettere insieme il pranzo con la cena grazie ai loro scatti: che fossero ritratti, cerimonie, cataloghi di prodotti o paesaggio o altro non importava. Era quella cosa lì che ti stuzzicava e ti riempiva di ammirazione: che campassero (magari male) grazie alla fotografia!

C'era anche una sorta di rispetto: loro - i professionisti, ma anche i fotoamatori "seri", quelli che dedicavano tempo ed energie a questa passionaccia - erano la fotografia. Bravi o meno, erano comunque i profeti di questa arte magica e affascinante. Quando in una discussione tra amici fotografi interveniva un professionista o un fotoamatore riconosciuto... beh, t…