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Prima di Photoshop (nostalgia canaglia)

Siamo in autunno, la stagione della malinconia. A me la malinconia piace, anche se a volte ti attanaglia il cuore. Perciò, passato Halloween, ho anch'io evocato i miei fantasmi. Fotografici, s'intende.

 Oggi che tutto è facile, veloce e soprattutto possibile, oggi che chiunque, con quattro tutorial e un paio di consigli dagli amici più competenti sa creare fotografie tanto spettacolari (quanto vuote, ma questo è un'altro discorso), oggi - sostengo - è anche il momento di rallentare un po', se non di fermarsi un attimo a riflettere.


Così sono sceso nel mio laboratorio (la grotta alchemica, la chiamo) con la mia fotocamera digitale e ho deciso di farle incontrare nientepopodimenoche il passato. Le ho imposto di nutrirsi di quel passato, dandole in pasto (a lei e al suo obiettivo macro) vecchi negativi recuperati nel polveroso archivio di Merlino. 

Me li ricordavo appena, ma un po' mi sono commosso nel rivederli: non solo perché riguardano luoghi e situazioni del mio passato, ma anche perché rappresentano la mia strenua battaglia per superare i limiti imposti dalla fotografia analogica (oltre che i miei limiti personali).


Riprodotti e postprodotti in una sorta di cortocircuito temporale, quei negativi hanno fornito abbondante materia di riflessione, che ovviamente condivido con te che stai leggendo: non per intristirti - ci mancherebbe - ma per renderti sempre più consapevole (nel caso ce ne fosse bisogno) che alla fine davvero il digitale rende tutto più facile e alla portata di tutti, ma coloro che volevano esplorare nuovi mondi la strada l'avevano trovata già prima, e gente come Jerry Uelsmann o Angus McBean mica hanno atteso l'invenzione dei computer e di Photoshop per dar vita a strani mondi immaginari!

Ci sono tecniche che oggi sembrerebbe facile facile riprodurre. 

Si trovano anche come app preinstallate negli smartphone. Un esempio classico è il cross-processing: ai tempi dell'analogico consisteva nello sviluppare un rullo per diapositive nel bagno C41 per negativi o viceversa. I risultati erano difficili da prevedere, i colori in genere acidi, il contrasto alto. Per un periodo (diciamo anni '80) la tecnica ebbe molto successo, poi decadde parecchio. 

Il fatto che i risultati fossero poco controllabili era parte del suo fascino: premere un pulsante per avere risultati sempre standard, come potrebbe essere la stessa cosa? Non lo è, infatti.


Alla fine degli anni '90 decisi di realizzare un intero servizio ricorrendo al cross-processing. L'agenzia per cui lavoravo allora non ne fu molto felice: ma io si. La location era Bruxelles, la doppia capitale, del Belgio e dell'Europa. I colori incredibili delle diapositive Fuji sviluppate nel C41 si intonavano perfettamente con le atmosfere che intendevo evocare. 

La bambina col cappottino rosso della foto sopra sembra un fantasma in un mondo di dominanti verdi.


E questo poliziotto sembra quasi annoiato da un rituale che avrà visto mille volte: l'arrivo di qualche personalità importante della UE col suo codazzo di tailleur e ingiaccaecravatta. E non si può parlare di Bruxelles senza citare la birra. Questo scorcio con vecchia signora, camion con pubblicità e vecchi palazzi storici a me piace molto.


Ma se la realtà non ci interessava davvero,  in certi interminabili pomeriggi (estivi per me che odio il caldo, invernali per altri) potevamo anche costruircelo, il nostro mondo, con mezzi semplici e ingenui, che fanno sorridere oggi, in tempi di CGI e fotomontaggi digitali, e che anche allora apparivano troppo semplici a molti. 

Ma a me piacevano proprio per essere realizzazioni quasi fanciullesche, che non avevano bisogno di veri e propri mock-up (modellini costruiti appositamente), ma che utilizzavano strumenti alla portata di chiunque.


In questo tramonto infuocato, un personaggio misterioso dal mantello svolazzante, osserva un veliero allontanarsi dalla costa, con a bordo, forse, la sua amata. La costa è costituita ovviamente da sassi presi sulla spiaggia, il mare è pellicola per alimenti e uomo e nave sono ritagliati in cartoncino nero. Un po' si vede, ma è questo il bello, e il tenero di questo genere di foto, che sfocia nel fumettistico.


E anche il "monaco" davanti a delle rocce è solo una sagoma ritagliata, e si vede, ma è nell'imperfezione e nel bambinesco che risiede il valore di immagini come queste, incomprensibili forse al giorno d'oggi.


E poi ci sono tutte le mille manipolazioni possibili, come le scoloriture delle stampe con la varecchina, o le bruciature. La tecnica del "burning" - impossibile da fare in digitale per ovvi motivi - consiste nel bruciare con una piccola fiamma un negativo o una diapositiva, provocando la fusione dell'emulsione, con la comparsa di macchie e strane textures. 

La foto sopra è una diapositiva trattata in questo modo e rifotografata. Le bollicine sono parti di emulsione che si sono sollevate dal fondo. Anche in questo caso è l'impossibilità di prevedere il risultato a intrigare il fotografo.

Ecco, credo che in conclusione di questo piccolo viaggio nel mio passato, e nel passato di un certo modo di fare fotografia (scomparso forse per sempre), la riflessione principale che si dovrebbe fare è in merito all'aleatorietà. 

Con il digitale puoi fare tutto, e lo devi fare seguendo le procedure che la tecnologia ti mette a disposizione. C'è poco spazio per il caso. Ma con tutte queste tecniche di una volta, non sapevi mai cosa ne poteva risultare. In fondo questo riguardava tutta la fotografia: fino a quando non ritiravi il rullo dal laboratorio, non potevi essere certo del risultato.

All'epoca questo provocava una dose massiccia di ansia. Oggi a volte penso che quell'ansia un po' mi manca. Credo che al dunque sia per questo che ho ripreso a utilizzare l'analogico, affiancandolo al digitale: va bene il rischio, ma senza esagerare!



Commenti

  1. Ti capisco perfettamente. Si ha nostalgia della manualità e sensualità. La puzza delle emulsioni sviluppatore ad esempio, mi manca fino a oggi. Facevo le doppie esposizioni non soltanto non trasportando la pellicola, anche incorniciando le diapositive manualmente.
    Molto bello e interessante che a tutt'oggi ti avvali delle vecchie tecniche!

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