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Negativi di carta: un utilizzo particolare

Una superficie sensibile è una superficie sensibile: ovvio, dirai. Certo, ma a volte tendiamo a dimenticarlo. Nella fotografia analogica, il sistema negativo-stampa (inventato da Fox Talbot) è quello più comune e conosciuto.

La pellicola è prodotta apposta per questo scopo: fornire un negativo. La carta da stampa - che a differenza della pellicola è ortocromatica e dunque non sensibile al rosso - serve a essere messa sotto l'ingranditore (o sotto il negativo per la stampa a contatto). Ecco tutto.


Eppure se si ripensa appunto alla Calotipia, il sistema inventato da Fox Talbot, si deve prendere atto che all'inizio anche il negativo era di carta. Carta sottile, resa magari più trasparente grazie alla cera d'api o all'olio, ma sempre carta era. Insomma, i confini esistono per essere superati, o no?

Molti fotografi si son resi conto così che anche la carta fotografica bianco e nero può essere utilizzata direttamente in ripresa, per avere appunto un negativo di carta, che volendo può essere anche stampato a contatto: basta metterlo faccia in giù sopra un foglio delle stesse dimensioni e accendere la luce (o far scattare un flash riflesso, per praticità). E il gioco è fatto.

Ora, la domanda sorge spontanea: perché mai utilizzare un foglio di carta bianco e nero (con le difficoltà che vedremo) invece della pellicola, che in fondo è progettata apposta?

Non pretendo di avere tutte le risposte, ma ti dico i motivi che spingono me a farlo.

1 - La carta fotografica BN si trova praticamente in tutti i formati: se ti autocostruisci una fotocamera di grande formato e addirittura vuoi osare con formati davvero extralarge (tipo il 20x30 cm, o il 30x40 cm, in ripresa!) hai spesso poca scelta;

2 - la carta fotografica BN costa mediamente molto (ma molto) meno della pellicola a lastre. Chi si autocostruisce fotocamere a banco ottico "magnum", il cui utilizzo comporterebbe l'acquisto di lastre prodotte su richiesta a prezzi stratosferici, può ricorrere a un foglio di carta BN che, ad esempio, nel formato  24x30 cm costa poco più di un euro (Foma)!

3- La carta fotografica BN si può lavorare in camera oscura con accesa la luce rossa, vedendo quel che si fa: quando si deve ricorrere a formati non standard (capita spesso a chi come me si autocostruisce le fotocamere, soprattutto stenopeiche) il ritagliare fogli più grandi è un gioco da ragazzi, mentre la pellicola va lavorata al buio totale, ed è un casino;

4 - per lo stesso motivo, lo sviluppo della carta è molto facile e non richiede attrezzature specialistiche: si può fare ricorrendo a due vaschette qualsiasi (dipende dal formato) e vedendo quel che si fa, sempre alla luce rossa. I costi ancora una volta sono poi decisamente bassi visto che lo sviluppo per carta si riusa a lungo e non è il classico monouso della pellicola. La praticità è assoluta;

5 - i negativi di carta si possono riprodurre e dunque postprodurre sul computer con estrema facilità,  con una fotocamera digitale, anche in trasparenza (se non è cartoncino spesso) o meglio - come faccio io - in luce mista trasmessa/riflessa: in pratica colloco il negativo su una "lavagna luminosa" e lo illumino anche con una lampada. Allontanando quest'ultima si può regolare il bilanciamento tra le due sorgenti di luce. Ma volendo, lo stesso negativo si può scansire senza problemi, anche con un comune scanner piano: un bel vantaggio!

6 - la carta non ha praticamente grana: a me che quest'ultima piace, addirittura la aggiungo digitalmente in postproduzione.

Ora però vediamo anche quali sono gli svantaggi di utilizzare la carta come supporto di ripresa:

1 - la sensibilità della carta è davvero bassa, e non dichiarata dal fabbricante: va dunque trovata grazie a delle prove che però di rado danno responsi assolutamente certi. Dopo anni, ancora non sono sicurissimo che la sensibilità della Fomaspeed 312 che uso normalmente (opaca, ma esiste anche la 311 lucida, che però pone problemi per la riproduzione a causa dei riflessi) sia davvero di 5-6 ISO e non piuttosto di 8-10 ISO. Comunque, espongo sempre a 6 ISO e sinora non ho avuto grossi problemi. Sulla Rete risulta che anche la Ilford è da esporre a 6 ISO. Altre carte non so;

2 - il fatto che la carta sia ortocromatica e non pancromatica modifica i risultati della ripresa: è praticamente come avere sempre montato un filtro blu: i rossi si chiudono (un muro di mattoni verrà molto scuro, lasciamo stare i campi di papaveri), il cielo è sempre bianco e spesso privo di dettagli. Insomma, dipende dal soggetto, ma non sempre l'effetto è piacevole;

3 - il contrasto è mediamente più alto della pellicola. E qui occorre distinguere: se si utilizza carta a contrasto variabile, grossomodo è come avere una carta di gradazione 3 a meno di non montare davanti l'obiettivo uno dei filtri che si utilizzano con l'ingranditore, ma è decisamente scomodo e la sensibilità cala ancora; se si ricorre a quella a gradazione, ci si scontra con la scarsa reperibilità. L'ideale sarebbe una gradazione 2, ma in genere quel che si trova è il cartoncino baritato, che però è poco adatto per l'utilizzo in ripresa, per la rigidità ma soprattutto per la delicatezza del supporto. Decisamente le carte RC sono migliori per questo scopo, ma a gradazione difficili da reperire. Il consiglio generale, per avere una migliore leggibilità delle ombre, è di ricorrere almeno a un filtro giallo, esponendo però la foto per il doppio della luce. Insomma se si stima la sensibilità a 6 ISO, occorre fare la lettura a 3 ISO.

Ti ricordo che esistono anche carte "Direct Positive", che cioè danno direttamente un positivo e non un negativo. Molto fighe, ma costano molto di più e hanno una sensibilità ancora più bassa (1-2 ISO).


Fatta tutta questa tirata, che nemmeno esaurisce il vastissimo argomento, su cui tornerò in futuro, veniamo agli utilizzi. Ti ho già detto delle fotocamere di grande formato: lì è ovvio come si utilizza la carta, basta metterla nel portalastra come si farebbe con la comune pellicola.

Ma io ho utilizzato la carta anche in fotocamere medio formato (6x6 e 6x9 cm), generalmente vintage. Ho cominciato a farlo per testare le fotocamere: prima di metterci un rullo, scattavo un paio di foto tagliando a misura della carta fotografica, per essere certo fosse tutto a posto.

Poi ho anche iniziato a fare vere e proprie riprese sul campo, ottenendo risultati molto interessanti.

Dell'utilizzo nelle fotocamere stenopeiche, magari ricavate da scatole o barattoli non ti dico nulla, tanto forse ne avrai letto, e comunque conto di fare un post ad hoc. Ma è ovvio che questo è l'utilizzo più scontato, sebbene la scarsa sensibilità della carta porti a tempi di esposizione anche di mezz'ora o più. Volendo è disponibile anche un mio ebook sull'argomento: lo trovi su Amazon a solo 2,99 €.


Non ho trovato nessuna informazione sul difetto di non reciprocità della carta, così semplicemente non ne tengo conto. Diciamo che con tempi davvero lunghi conviene tendere a sovraesporre un po', ma è solo l'esperienza che potrà aiutarti davvero.

Dal punto di vista pratico, lavorando con le fotocamere medio formato (quelle di bachelite, come la Hamaphot P56 ma anche con le biottica o la mia RB67 Mamiya), sinora mi ero regolato tagliando la carta a misura (circa 6,5x7,5 cm o 6,5x10 cm) e sostituendo il foglio dopo ogni scatto grazie a una "changing bag". Sistema laborioso, anche se funziona perfettamente.

Poi mi è venuta in mente un'idea dopo aver visto i prodotti della Washi, ditta francese che, com'è noto, produce anche una "pellicola" di carta. E' una carta sottile e texturizzata, difficile da sviluppare.

Allora ho comprato un pacco di fogli 24x30 cm e, in camera oscura e ricorrendo a una taglierina, li ho tagliati a misura: 6x30 cm. La striscia di carta sensibile l'ho fissata con del nastro adesivo di carta alla carta nera di sicurezza rimastami dallo sviluppo di un rullo 120, facendo attenzione a farla partire dal n°1 (basta prendere a riferimento la banda di colla che rimane visibile dopo che si è rimosso il nastro originale in seguito allo sviluppo), quindi ho arrotolato il tutto al suo rocchetto.


Da una striscia del genere si ottengono in teoria 5 foto, ma in pratica di sicuro solo 4 dati gli spazi vuoti (tutte le foto n°5 dei miei test son venute più o meno tagliate). Si potrebbe anche utilizzare carta più grande (30x40 cm o 50x40 cm) ottenendo strisce più lunghe e dunque un numero maggiore di negativi, ma data la rigidità e lo spessore dell'insieme, credo sia bene tenersi al massimo sui 30 cm.

Questo facilita anche lo sviluppo, come puoi vedere nel video.


Dopo la prima prova, ho montato due strisce in due rulli, ottenendo così 8 negativi potenziali. Da ogni foglio si ottengono 4 strisce, per complessivi 16 negativi 6x6 cm, al costo complessivo di circa 1,20 €, cioè 4 volte meno della pellicola normale, restando in casa Foma. Ovviamente non è solo un fatto economico, ma anche creativo e se vogliamo tecnico. Avendo poi 4 foto alla volta, non si deve per forza attendere di completare le 12 foto di un normale rullo 120, prima di procedere allo sviluppo. Questo è ideale anche per eseguire test di fotocamere di cui non si è certi dell'affidabilità.


Inoltre, se si dispone dei relativi rocchetti, è facile creare rulli di formati oramai difficili se non impossibili da trovare, come il 127, rimettendo in uso vecchie fotocamere da tempo destinate a prendere polvere.

Se non si ha la carta protettiva è facile tagliarla a misura partendo da comune carta nera, a cui occorre aggiungere, facendo delle prove e delle misurazioni, i numeri contapose, magari con un pennarello o una matita bianca.

Insomma, questo è lo spunto, che ognuno potrà declinare nel modo che riterrà meglio. Buon divertimento!

N.B. - Questa qui sotto è la foto definitiva ottenuta dal negativo mostrato in alto (sopra al video) e realizzata con la mia Hamaphot P56. Tempo di scatto di 4 minuti, filtro giallo, esposta a 3 ISO. Come vedi è piuttosto equilibrata, sebbene si trattasse obiettivamente di una situazione a basso contrasto.




Commenti

  1. veramente interessante. grazie!! mi hai davvero stimolato le stanche sinapsi.
    Roberto G.

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