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Come NON diventare un fotografo popolare sui Social (in 5 semplici mosse)

Più di qualcuno me l'ha fatto notare. "Marco" mi han detto, "se continui a postare 'ste foto chi vuoi che ti metta i like?". La cosa potrebbe finire in un sonoro "ecchisenefrega!", però no, la voglio approfondire, se non per sfogarmi almeno affinché la cosa sia utile ad altri. 

Diciamo a coloro che vogliono diventare fotografi popolari sui Social (Instagram, Facebook, Twitter, ma anche Flickr, 500px, ecc.) - e allora basta che NON facciano quel che sto per consigliare anzi facciano il contrario - oppure a coloro che se ne fottono dei Social e vogliono darsi un tono sostenendo: "mi si nota di più se sono popolare, o se non mi caca nessuno?", stile Nanni Moretti.


Questi di seguito sono i motivi per cui io non sarò mai popolare sui Social e non avrò mai centinaia di migliaia di followers osannanti ai miei piedi, o ammiratori in grado di decantare per ore gli splendori delle fotografie che ho appena condiviso. Ma soprattutto questi sono i consigli per diventare come me e poter andare in giro a testa alta ben sapendo di far parte di una elite esclusiva e molto segreta. Talmente segreta che tutti ne ignorano l'esistenza. Come dev'essere, o no? Altrimenti che segreto sarebbe? Hmmmm.

- Innanzitutto cancella i colori, scordateli proprio. Solo bianco e nero. Il mio profilo Instagram presenta solo foto in bianco e nero, ad esempio. La gente ama i colori, le foto squillanti e dalle tonalità allegre ed esagerate. Mai dare alle persone quel che credono di volere: il compito di ogni artista è decidere lui cosa la gente dovrebbe apprezzare! Il bianco e nero appunto, che lo sanno tutti è molto più artistico, ed evita la tentazione di fotografare il solito cazzo di tramonto sulla spiaggia, che senza i colori a che serve?


- Poi lavora in analogico. Sto realizzando un ampio lavoro in bianco e nero analogico, e sono certo che le persone - in buona parte - non capiscono nemmeno lontanamente che cosa voglia dire. I più acculturati penseranno si tratti di una app per lo smartphone, quella collocata tra l'effetto "Toy Camera" (toy che?) e l'effetto "foro stenopeico" (eh?!), gli altri ignoreranno la parola pensando che voglio farmi grande utilizzando una terminologia complicata. Una foto è una foto, che minchia. Ma siccome mi rivolgo a chi è in grado di capire una certa terminologia (quei tre-quattro in tutta Italia), non me ne cruccio più di tanto.

- Scegli soggetti che le persone non siano in grado di comprendere. Ad esempio, in questo periodo, per il citato progetto, sto fotografando ruderi, luoghi abbandonati, siti archeologici sparsi per boschi, forre e macchie. "Ma che sarebbero 'sti quattro sassi?" mi ha detto un amico. Se i quattro sassi fossero  stati a portata di mano glieli avrei tirati in testa, ma in quel momento era complicato. Fa niente: i soliti tre-quattro amatori del bianco e nero, analogico, con soggetto i ruderi potranno sicuramente mettere un mi piace striminzito che però, lo sappiamo tutti, vale molto di più dei trecentomila "like" ricevuti dalla solita foto a colori, al tramonto, con nubi colorate, fatta al Grand Canyon. Maledetti yankee.


- Aggiungi titoli e commenti che facciano sentire idiote le persone. Cose come "l'estasi dell'eterno", o ancor meglio degli ossimori: "la lentezza della velocità", "un'allegra tristezza" o anche "una triste allegrezza" che è anche meno banale o, come mi verrebbe da dire adesso, "un'intelligente stupidata" (ma così ti sgamano). Ricorda sempre che l'artista ha come scopo primario far sentire inadeguato il suo pubblico, il quale non arriva mai a capire le opere che gli vengono democraticamente proposte sui Social. Ma di questo l'artista gioisce, laddove il solito cercatore di popolarità cadrebbe in depressione. Ma tu non devi mica decorare bottiglie d'acqua minerale e venderle a 8 euro l'una, sei di ben altra pasta e nei supermercati ci vai solo a far la spesa, se ti resta qualche spicciolo.

- Non offrire spiegazioni. Mai! Mai! "Se la devi spiegare vuol dire che non è venuta bene" diceva Ansel Adams paragonando fotografie e barzellette. Ora tu non ti abbasserai mai a spiegare a un misero parvenu culturale che cosa hai inteso rappresentare con la tua foto bianco e nero, analogica, con soggetto un rudere, e titolo incomprensibile. E allora! Son capaci tutti a dire che siccome uno ha scattato una foto a un rudere, allora quella foto rappresenta un fottuto rudere. Eh no! Il rudere rappresenta altro, come anche se fotografi una sedia quella mica è una sedia. Ma la studia la gente la storia dell'Arte? C'è stato Duchamp o no? Ha sdoganato il Ready Made o no? E che stiamo qui a pettinare le bambole? A smacchiare i leopardi? Eh su, dài! (su  questo alza la voce, devi essere convincente anche se su Duchamp non sai un cazzo e pensi che i Ready Made siano i surgelati da cuocere nel microonde: inganna! fingi!).

Se nonostante tutto questi ricevi comunque commenti positivi e ci sono utenti che addirittura hanno capito le tue fotografie e (incredibile!) le apprezzano, vuol dire che sei ancora troppo figurativo, troppo comprensibile, troppo diretto. Non va! Lavoraci su, hai visto mai che mi diventi un "influencer"?

 My God, un Influencer noooo!







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