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Fotografie d'epoca

"E' talmente ovvio che non l'avrei mai immaginato" (Cid Corman, poeta)

Guardare vecchie fotografie è un esercizio utile. Utilissimo, anzi. Io lo faccio regolarmente con le fotografie scattate magari cent'anni fa, o anche prima. Fotografie Pittorialiste, Preraffaelite, Romantiche, iconograficamente sorpassate come i telefoni in bachelite, eppure così suggestive, così significative. Almeno per me.

Ho addirittura cominciato a farmele da me, le foto d'epoca. 


Che è un ossimoro, lo so, ma io credo davvero che se si entra in una certa mentalità  - anche passatista te lo concedo - e se si riesce a pensare come si sarebbe pensato decenni fa, e si guarda con lo sguardo che si avrebbe avuto allora, e se si utilizzano le fotocamere di allora, le pellicole simili a quelle di allora, ebbene è possibile scattare una fotografia che è già "vecchia", "antica", sorpassata, anche se fatta oggi, e magari anche "lavorata" in digitale. E' l'atteggiamento che conta.

Mi chiederai: perché mai fare una cosa del genere? Sembra una stupidata. In effetti lo è, in buona parte.

Il fatto è che però io amo le foto d'epoca, l'ho detto. Trovo il presente a volte insopportabilmente banale, la fotografia digitale così straziante nella sua pretenziosa precisione. Non mi fa sognare, se non in rari casi. La trovo utile, anzi indispensabile, se voglio documentare un luogo.

E la trovo formidabile se debbo sperimentare tecniche strane, come le esposizioni multiple o l'ICM. Per queste cose qui è imbattibile. Permette di fare un sacco di cose: io adoro la fotografia digitale, davvero!


Eppure un po' la odio. Quando vorrei sognare a occhi aperti, e fotografare di conseguenza, allora no, il digitale non va, non funziona. Mi serve la pellicola, mi serve l'odore di vecchio, mi serve che le foto nascano già come se avessero cinquant'anni. Mi serve scattarle con vecchie fotocamere ammuffite.

Sarà anche il desiderio di tornare bambino, e son certo che uno psicologo potrebbe anche farci su uno studio. Ma visto che un sacco di gente sta tornando al vinile per ascoltare la musica, oggi che viviamo nell'epoca dell'MP3, in fondo penso di non essere poi così fuori dal mondo.


Viviamo anche nell'epoca in cui se non è straordinario, allora non vale niente. Qualsiasi cosa dev'essere "esplosiva" e grandiosa, deve stupire e lasciare senza fiato. L'ovvio, il quotidiano, il banale non interessa a nessuno.

Per questo ci si è lasciati volentieri alle spalle la fotografia analogica: il digitale offriva (e offre) un modo di guardare al mondo tutto nuovo, colmo di "magnifiche sorti e progressive". Eppure se ci pensiamo su, il 90% e più della nostra vita, della vita di tutti, non è affatto straordinaria: spesso è anzi decisamente noiosa.

Fotografare ciò che è straordinario, che "esce fuori dall'ordinario", letteralmente, significa dimenticare le nostre vite, perdere l'essenza stessa di quella magia ripetuta all'infinito che è il quotidiano.

Ovvio, non credi? Di un'ovvietà tale, che la gran parte dei fotografi proprio non riesce a immaginarselo, figuriamoci a fotografarlo...



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