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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2018

Come evitare di perdere le tue foto digitali (e che fare se succede)

Debbo ringraziare Simonetta, una delle partecipanti al corso di Reflex-Mania, per avermi ispirato questo post. Lo ha fatto suo malgrado, a dire il vero, perché ha subìto la perdita delle fotografie che aveva scattato durante una passeggiata al parco, e a cui teneva molto (giustamente). Di perdite simili ne abbiamo avute quasi tutti. Io almeno un paio di volte: come successo a Simonetta, anche a me la scheda si è corrotta (ah, le strade del peccato!) e non ha voluto saperne di sputar fuori le foto ospitate nella sua pancia. Maledetta.
Ci sono molti modi per perdere le proprie fotografie: oltre a problemi nello scaricare i file dalla scheda al computer, ci possono essere smarrimenti (della scheda nella migliore delle ipotesi - cosa facile oggi che si utilizzano principalmente le piccole SD card - o dell'intera fotocamera nel caso peggiore), ma anche furti, come ben sa il mio amico (ed editore) Enzo Valentini. Centinaia di foto, scattate con cura, preziose, sicuramente riuscite, per…

10 modi per scattare fotografie davvero (ma davvero) belle

Una premessa importante: sono in modalità cazzeggio. Una seconda premessa importante: non esistono fotografie belle. Prendi la foto più figa che ti viene in mente, che so "Migrant Mother" della Lange, o "Moon over Hernandez" di Adams, e pensa: non sono affatto belle. Ma proprio per niente.
Come sosteneva Nietzsche, "conoscere una cosa come bella, significa necessariamente conoscerla nel modo sbagliato". Una foto può essere efficace, significativa, comunicativa, emozionante o qualsiasi altro aggettivo ti venga in mente, ma bella no. 

Perché il concetto di bellezza è strettamente personale (il classico "non è bello quel che è bello, ma quel che piace"), perché varia nel corso del tempo (e basta vedere come sono cambiate le modelle dei fotografi, o come fotografie considerate capolavori ai primi del XX secolo, oggi siano completamente dimenticate) e infine perché il bello è un concetto vago, indefinibile e come tale inutile: è bello il soggetto an…

5 modi per salvare una foto venuta male (e 5 ragioni per non farlo)

Va bene, dai, succede a tutti prima o poi. Non c'è da preoccuparsi, non è da queste cose che si giudica un fotografo (parafrasando De Gregori). Mica si può riuscire a fare centro sempre, "ogni bbotta, 'na tacca", come si dice a Roma. Cavolo, qualche volta si sbaglia, ci scappa il morto (fotografico, ovvio).
Sei lì, hai davanti un soggetto fa-vo-lo-so, hai la fotocamera pronta, sei concentrato, per la miseria sei un falco sulla preda, un ghepardo dietro la gazzella, o anche un tacchino sul verme (vabbe' è meno figa come immagine, ma rende l'idea), scatti. Click! Ecco, l'attimo è passato, ma tu hai la tua foto, l'hai presa!
Poi torni a casa... e niente, la foto è brutta, banale, magari micromossa, insomma sbagliata. Ti disperi. Ti metti le mani nei capelli. Urli: "Noooooo!" esagerando con le "o". Spari un po' di parolacce, sei arrabbiato. Ma poi pensi: per fortuna che c'è Photoshop! Puoi salvare la tua foto, puoi recuperarla…

Fotografie d'epoca

"E' talmente ovvio che non l'avrei mai immaginato" (Cid Corman, poeta)

Guardare vecchie fotografie è un esercizio utile. Utilissimo, anzi. Io lo faccio regolarmente con le fotografie scattate magari cent'anni fa, o anche prima. Fotografie Pittorialiste, Preraffaelite, Romantiche, iconograficamente sorpassate come i telefoni in bachelite, eppure così suggestive, così significative. Almeno per me.
Ho addirittura cominciato a farmele da me, le foto d'epoca. 

Che è un ossimoro, lo so, ma io credo davvero che se si entra in una certa mentalità  - anche passatista te lo concedo - e se si riesce a pensare come si sarebbe pensato decenni fa, e si guarda con lo sguardo che si avrebbe avuto allora, e se si utilizzano le fotocamere di allora, le pellicole simili a quelle di allora, ebbene è possibile scattare una fotografia che è già "vecchia", "antica", sorpassata, anche se fatta oggi, e magari anche "lavorata" in digitale. E' l'at…

Ma davvero la foto della Boschi è brutta?

La piccola polemica (piccola anche come importanza) è nata quando in edicola è arrivato il nuovo numero dell'edizione italiana del maschile "Maxim" con in copertina Maria Elena Boschi. Lasciamo da parte ogni considerazione sull'aspetto politico e sulla simpatia o meno che può indurre l'ex-ministra: concentriamoci solo sull'aspetto fotografico.

criticoni sulla Rete hanno sentenziato: la foto, realizzata da Oliviero Toscani, è brutta. E anche troppo semplice, erano capaci tutti a fare una foto così.

Ora, che molti - fotografi o meno - abbiano in odio Oliviero Toscani (che certo non te le manda a dire) è cosa nota; che molti altri (spesso gli stessi) detestino la Boschi che oltre ad aver avuto collusioni (mai provate) col mondo bancario, ha anche l'imperdonabile difetto di essere una bella donna, è altrettanto noto.

Mettete assieme le due cose, e ovviamente otterrete la polemica servita in un piatto d'oro.

Eppure le polemiche nate quando Toscani aveva…

La forza della ripetizione

Il successo della pagina InstaRepeat su Instagram, dimostra come il tema della ripetizione, cioè della mancanza di originalità, stia diventando sempre più attuale. Centinaia, migliaia di fotografie simili, a volte molto simili, in certi casi scattate da persone diverse negli stessi luoghi, rendono la navigazione sulla rete un continuo rimestare tra cliché e deja vu.

Io appartengo a quella generazione di fotografi per i quali, se scoprivi che una tua foto era anche solo lontanamente simile a quella di qualcun altro ci rimanevi malissimo, e subito la nascondevi per non far pensare che avessi - orrore! - copiato. Altri tempi.
Oggi la copiatura si chiama "ispirazione", e viene nobilitata, come ho avuto modo già di scrivere su questo blog. 
Ma il punto è anche un altro: siamo sicuri che queste fotografie tutte uguali, a volte ben fatte, tecnicamente corrette ma inesorabilmente clonate, siano nate casualmente? Cioè che ci sia un modo per fotografare certi luoghi e certe situazion…

La creatività al plurale

Nei miei corsi e nei miei libri, insisto molto sul fatto che la fotografia dovrebbe essere sempre una piena e completa espressione dell'autore, un modo per comunicare idee, emozioni, sensazioni o anche solo ricordi, sguardi, spunti più o meno creativi.
Non ho un'idea necessariamente "aulica" del contenuto della fotografia, che anzi può anche essere piuttosto "basso", per così dire. Insisto solo sul fatto che comunque occorra prima farsi un'idea di quel che si vuol trasmettere e poi fotografare, non applicare pedissequamente quelle quattro regolette imparate a memoria.

Il fatto è che non sempre la singola foto può bastare a raccontare la storia che abbiamo in mente, o a trasmettere le emozioni che ci hanno sollecitato a metter mano alla fotocamera. Il più delle volte occorre lavorare per serie di fotografie: che sia un reportage, una raccolta di immagini, o un polittico poco importa. In linea generale, la serie porta a un effetto moltiplicatore che tutt…