Passa ai contenuti principali

Cosa vuol dire scrivere un libro sulla fotografia

Stavolta vorrei parlarti di me e del mio lavoro di scrittore di libri. E nota bene: io preferisco scrivere libri sulla fotografia, non di fotografia. Un genere poco diffuso in Italia, molto di più negli USA dove ci sono autori specializzati nell'esplorare le possibilità della fotografia, le sue implicazioni creative, artistiche, sociali, politiche e quant'altro. 

Da noi si preferisce fornire consigli utili, spiegare tecniche, creare manuali passo passo. Niente di male, anche io ne ho fatti diversi, come la Guida alla fotografia stenopeica o all'utilizzo della Luce, sebbene cercando sempre di spiegare non solo come, ma anche perché.


Però, da avido lettore di libri sulla fotografia scritti da autori americani, ho sentito l'esigenza di scrivere anche io dei libri che andassero un po' più in profondità, che fossero un po' come gli Zuihitsu giapponesi (il più famoso è "Ore d'Ozio" di Yoshida Kenko, del XIV secolo), un genere letterario in cui l'autore raccoglie pensieri e considerazioni "sparse", sebbene spesso collegate da un filo logico, per quanto sottile. 

Ecco, avendo letto il libro di Kenko, posso dirti che secondo me è intrigante proprio perché sembra di entrare nella vita e nel flusso mentale dell'autore, il quale può tranquillamente scrivere di politica, poi di buone maniere, fare considerazioni spicciole o di alta filosofia, ragionare sui Massimi Sistemi e poi osservare la bontà di una pietanza consumata a pranzo. 

In fondo, pensaci, così è la vita! Ovviamente, nei miei libri ho fatto in modo che i diversi "ragionamenti", oltre a vertere su un tema specifico (la fotografia) fossero anche tra loro interconnessi.


Il primo libro della serie (arrivato dopo un "romanzo di formazione fotografica" intitolato "L'Infinito Privato") è stato "Il fotografo non si annoia mai", per anni nella Top Ten degli ebook di fotografia su Amazon, e ancora un "best seller" (anzi, oramai un "long seller"). 

Nel libro successivo, "Fotografare cos'altro è", il cui titolo riprende una massima di Minor White, ho continuato a dipanare il filo del discorso, sviluppandolo ulteriormente. Grazie alle edizioni Penne&Papiri, questi due libri sono anche distribuiti in versione cartacea, e non solo come ebook. 

L'esperienza fatta mi ha convinto del fatto che esistono molti fotografi che non si accontentano più del semplice scoprire "come si fa" - cosa tra l'altro diventata di disarmante semplicità da quando esiste Internet - ma vogliono soprattutto arrivare a esprimere se stessi, creando progetti o comunque realizzando fotografie non semplicemente "corrette", ma soprattutto significative

Un percorso assolutamente solitario: infatti se è possibile spiegare come fare una certa cosa (ad esempio un HDR o una foto panoramica), è impossibile insegnare a qualcuno a provare (e conseguentemente esprimere) le emozioni. Si possono però fornire gli strumenti affinché ognuno trovi la strada personale, quella che porta appunto a creare un corpus fotografico che abbia davvero un senso, riuscendo in tal modo a crescere come fotografo, ma prima ancora come persona.


Quella qui sopra è la foto della bozza - in fase di correzione - della mia ultima fatica: realizzato in collaborazione con il sito Reflex-Mania, su cui ho una mia rubrica personale chiamata "EffeVentidue", il libro cerca di fare il punto su dove sia arrivata la fotografia digitale e cosa sia rimasto di quella analogica e di quale dovrebbe essere il nuovo equilibrio tra le due "tecnologie" fotografiche. Ma non solo.

Come mio solito, infatti, ho utilizzato questo argomento come punto di partenza per fare molte altre considerazioni, spesso - anzi sempre - basate sia sull'esperienza personale, sia sulle mie letture, che spesso non sono strettamente fotografiche. 

Credo infatti che, ad esempio, arrivare a comprendere (almeno in parte) come funzioni il nostro cervello sia più utile che leggere l'ennesimo libro (o rivista) sulla fotografia di "Street" o di paesaggio. In fondo il nostro cervello ha un ruolo molto più importante anche della stessa fotocamera (e di gran lunga) nel processo che porta a realizzare una "bella" fotografia!

I "fotografi di una volta" ci sono ancora, forse tu sei uno di loro: fotografi che badano alla concretezza, alla creatività, all'espressione del proprio mondo interiore e che di conseguenza nemmeno si chiedono se sia meglio - per scattare una foto - una vecchia Olympus OM 1 a pellicola o il nuovo modello di smartphone di Apple o di Samsung, che a rigore oramai sono fotocamere a tutti gli effetti (e anche di qualità).

Il libro in versione ebook è disponibile già da un mese, quello cartaceo uscirà a metà ottobre, ma è già prenotabile grazie al "crowdpublishing": acquistandolo da ora e fino al 30 settembre, si avrà il vantaggio di non pagare le spese di spedizione, dunque un risparmio di ben 3 euro, e ovviamente si sosterrà questo mio progetto. 

Se lo vorrai, la copia pre-acquistata può essere anche autografata, proprio a sottolineare la mia gratitudine per il tuo sostegno. Trovi tutte le info sul mio sito...

E, ovviamente, grazie sin d'ora.

__________________________________

Un'ultima cosa: su questi temi ho realizzato un corso insieme ai ragazzi di Reflex-Mania. Dopo un anno e mezzo di lavoro, il corso sarà acquistabile, in prima battuta, solo dal 19 al 21 settembre prossimi. Vuoi saperne di più? Clicca sul pulsante qui sotto.

Commenti

Post popolari in questo blog

E poi dice che uno butta la fotocamera e si compra uno smartphone (di qualità)

Il nuovo Huawei P30 (anche nella versione Lite) promette meraviglie dal punto di vista fotografico. Può darsi. Intanto, visto che il mio amico Roberto ha approfittato di un'offerta per acquistare un "vecchio" P20, gli ho chiesto di mandarmi un file RAW (DNG) scattato con la "bestia", cosa che puntualmente ha fatto.
Ho aperto il file in Lightroom e l'ho convertito in jpeg con pochi tocchi di curve giusto per sistemare il contrasto. Incredibile. 
Il file è pulito e nitido, senza traccia di rumore e con una definizione pazzesca per un "telefono" soprattutto considerando che stiamo parlando di 40 megapixel, in pratica un file stampabile nel formato 60x50 cm ( a 300 dpi) senza nessuna interpolazione!

La cosa che colpisce è proprio la pulizia del file, che nelle ombre ha dei passaggi di tono morbidi e precisi: lavorando un po' il file non c'è alcun motivo per non poterlo stampare nel formato 70x100 cm senza perdite di qualità. Che è una prestaz…

Leggere l'istogramma di una foto (o almeno provarci)

Spesso mi viene chiesto come valutare, dal punto di vista esposimetrico, una fotografia: s'intende, già scattata. Insomma, come valutare di aver effettuato, sul campo, le scelte giuste e di non avere magari peggiorato le cose in postproduzione?

In genere rispondo sempre che, in effetti, abbiamo la possibilità di vedere quella che è (da ogni punto di vista) la "fotografia di una fotografia", cioè l'istogramma. E se la fotografia originaria ci confonde a causa del soggetto, dei colori, della composizione, l'istogramma è una "fotografia" più precisa e scientifica. Lo ammetto: è un po' (parecchio) meno affascinante!


In effetti l'istogramma rappresenta, su ascisse e coordinate di un normale piano cartesiano, ogni singolo pixel della nostra fotografia, solo slegato dalle forme del soggetto e reso come pura quantità di luce.
A seconda della sua collocazione possiamo sapere se quel punto è scuro (se è più verso sinistra) oppure chiaro (se più verso des…

La fotografia ai tempi del coronavirus

Ci sono molti modi possibili di analizzare l'impatto che il virus dell'anno sta avendo su noi fotografi - o almeno su alcuni di noi, quelli che vivono dentro (o vicino) le aree del "contagio". Come prima impressione, potremmo dire che visto che "Il fotografo non si annoia mai", di certo la fotografia può alleviare la noia dell'eventuale quarantena. Still-lifes casalinghi, fotografie concettuali, esperimenti vari ben si prestano a trascorrere ore serene chiusi in casa, in momenti in cui la serenità tende giocoforza a latitare.
Chi poi ha la passione dell'analogico, troverà nella Camera Oscura casalinga un comodo rifugio all'assedio della malattia.
Ma non è di questo che intendo parlare. Piuttosto vorrei ragionare su come si possa mai raccontare un virus, o meglio gli effetti che può avere sugli esseri umani (a parte la malattia in quanto tale) e come tali effetti possano diventare un soggetto fotografico. Sono infatti abbastanza stupito del fatt…