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Come utilizzare i riflessi


Non sempre è necessario mettere in campo tecniche complicate o "eroiche" per ottenere una fotografia che racconti qualcosa. Un pomeriggio di tre anni fa ero sulle rive del lago di Vico, in provincia di Viterbo, quando mi son reso conto che il lago era davvero lo "speculum coeli" (specchio del cielo) che cercavo. 

Avevo dato quel titolo a un mio progetto, e per un po' mi sono aggirato tra il lago di Bolsena, il lago di Bracciano, quello di Mezzano e appunto Vico inseguendo riflessioni varie: sia quelle fisiche nell'acqua, sia quelle cerebrali, è ovvio. Come dico sempre, l'accessorio da non dimenticare mai a casa è la nostra sensibilità (o mente, o cervello, o anima, chiamala come vuoi).

Quel giorno lì l'assenza di vento dava al lago la possibilità di replicare quasi alla perfezione tutto ciò che stava al di sopra della superficie liquida. Per fortuna il cielo era percorso da solitari nembi, che assumevano le forme più varie. Ero estasiato, anche dall'atmosfera, dalla sensazione di silenzio e pace che, credo, si noti anche dalla foto.

Una foto semplice, come vedi. Stavolta davvero lo sforzo è stato principalmente quello di scegliere un'inquadratura adeguata. Il risultato mi sembra interessante. 

In altre occasioni, magari, non è così immediato scattare la foto, occorre uno sforzo in più per vedere  quel che abbiamo davanti. Tempo fa ho montato in cornice una foto a cui tengo molto, tratta dallo stesso progetto. Eccola.


Anche questa foto è molto semplice, ma meno immediata della precedente. Innanzitutto il progetto, a questo punto, era diventato in bianco e nero (non resisto, io vedo il mondo così), poi la luce, che lo ribadisco ad nauseam, è sempre il vero soggetto di ogni foto, è decisamente diversa, praticamente uniforme, grazie a un cielo nuvoloso. 

Il lago è quello di Bolsena, e anche in questa situazione era piatto, assolutamente senza onde. Un tronco sbucava dall'acqua e si rifletteva in modo perfetto, creando una bella forma. La foto era già buona così, ma sapevo che poteva migliorare. 

In lontananza ho visto arrivare la barca di un pescatore di Marta. Ho atteso che si posizionasse nel punto giusto e ho scattato di nuovo. 

Secondo gli antiche popolazioni, l'essere umano non poteva contemplare direttamente le divinità celesti: poteva farlo osservando il cielo dove esse vivevano grazie a un intermediario, il riflesso sulla superficie dell'acqua. Non a caso il lago di Nemi veniva definito "lo specchio di Diana". Il cielo, la realtà riflessa in un lago ha qualcosa di magico, di misterioso, che attira il nostro sguardo e ci cattura, sin dai tempi di Narciso. Per questo, io credo, fotografare i riflessi non significa solo riprendere una realtà, ma moltiplicarla, renderla più forte.

Ora che è estate e probabilmente starai più vicino all'acqua (che sia mare o lago poco importa) prestaci attenzione, e magari - se le condizioni lo permettono - dedica del tempo a fotografare i riflessi. Di sicuro è un esercizio di grande utilità.

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