Passa ai contenuti principali

Come illuminare grandi ambienti con un solo punto luce (e un po' di pazienza)

L'occhio umano non ha la capacità di accumulare la luce: se la luce c'è riesce a vedere, se la luce non c'è ovviamente no (con tutte le gradazioni tra questi due estremi). Per nostra fortuna i sensori digitali (e la pellicola) invece ci riescono eccome, anche se a volte a costo di un certo aumento del rumore, specialmente quello termico.


Questa ampia galleria sotterranea, di epoca etrusca, è totalmente buia, come puoi ben immaginare. Per non portare con sé, in un ambiente dove sarebbe anche oggettivamente difficile, un intero set di lampade stile cinematografico, per illuminarla sarebbe stato necessario - sino a non molti anni fa - ricorrere alla tecnica dell'open flash. Con l'otturatore aperto si provvede a far scattare a mano un flash più e più volte, stando attenti a non entrare all'interno dell'inquadratura. Efficace, ma complesso, per non parlare della durezza di questo tipo di luce.

Oggi abbiamo molte altre possibilità, grazie alla tecnologia led. Basta rimediare un illuminatore per video, di quelli a batteria, e sfruttare la citata "accumulazione della luce": sempre con l'otturatore aperto, si "pennella" tutta la scena grazie a una tecnica affine al "Light Painting", ottenendo in questo modo un'illuminazione non solo più morbida, ma anche più naturale. 


E' quello che ho fatto per la foto della galleria. Per creare un punto luce sullo sfondo senza entrare nell'inquadratura, sono ricorso a una torcia led di quelle zoom. Tutti accessori facilmente trasportabili anche all'interno di una galleria allagata.


Altro esempio è la foto di questa antica cantina scavata nel tufo e che ha richiesto un certo lavoro per riuscire a illuminare i diversi ambienti separati da brevi corridoi. La cosa più complicata è ottenere una certa uniformità, cosa che si impara anche grazie all'esperienza. Col digitale, poi, si può vedere subito il risultato e magari rifare la foto se non è venuta bene. La tecnica è ideale con gli ambienti sotterranei, ma può ovviamente essere utilizzata in qualsiasi altro ambiente, purché non ci siano altre fonti di illuminazione (tipo una finestra). 


Con un po' di pratica potrai tranquillamente arrivare a illuminare ambienti vasti come una grotta. 

L'esigenza di tenere aperto l'otturatore per tempi anche piuttosto lunghi (in genere superiori a 30 secondi) comporta la comparsa di una certa quantità di rumore termico, come detto all'inizio. Se la scena è ben illuminata sarà comunque poco visibile, e in ogni caso facilmente eliminabile con appositi softwares. Per ridurre il problema, puoi scattare diverse foto, una dopo l'altra, illuminando solo parti della scena e utilizzando tempi di circa 10-15 secondi, e poi sovrapporre le varie foto, direttamente in-camera, oppure in postproduzione (sovrapponi i file e scegli la modalità di fusione "schiarisci" e il gioco è fatto).

_______________________________________________

Per saperne di più mi permetto di consigliarti il mio nuovo ebook dedicato alla luce
e al suo utilizzo fotografico, disponibile sia come PDF (la versione che consiglio), 
ma volendo anche come epub o kindle.


Per avere maggiori informazioni e procedere eventualmente all'acquisto, 
puoi andare sul mio sito cliccando sul pulsante qui sotto.





Commenti

Post popolari in questo blog

Quali sono i fotografi più sopravvalutati della storia?

Chi sostiene sia Steve McCurry, che poi alla fine ha anche taroccato le foto con Photoshop, pirla! Altri sostengono che sia Berengo Gardin, o anche Fulvio Roiter: eche palle con questa Venezia
Che poi lo sanno tutti - e dài! - che Giacomelli le foto le faceva tutte mosse, e pure Cartier-Bresson, che poi ci faceva il furbo su, sostenendo che "la nitidezza è un concetto borghese"! Prima spende un sacco di soldi per le sue Leica e poi ci scassa i cosiddetti con questa saggezza da quattro soldi, ma a chi vuol prendere in giro?

Magari ti ci riconosci, in uno di questi commenti (spero di no), ma resta un fatto: che molti sono convinti che il modo più semplice  per sentirsi meno piccoli non è crescere, ma rimpicciolire gli altri. Segare le gambe a Gulliver, sputtanare il genio e ridimensionare le sue opere, alzare le spalle guardando le foto del maestro di turno esposte in una mostra o in un libro sospirando "mah, in fondo non mi sembrano granché". Di certo è un autore…

E poi dice che uno butta la fotocamera e si compra uno smartphone (di qualità)

Il nuovo Huawei P30 (anche nella versione Lite) promette meraviglie dal punto di vista fotografico. Può darsi. Intanto, visto che il mio amico Roberto ha approfittato di un'offerta per acquistare un "vecchio" P20, gli ho chiesto di mandarmi un file RAW (DNG) scattato con la "bestia", cosa che puntualmente ha fatto.
Ho aperto il file in Lightroom e l'ho convertito in jpeg con pochi tocchi di curve giusto per sistemare il contrasto. Incredibile. 
Il file è pulito e nitido, senza traccia di rumore e con una definizione pazzesca per un "telefono" soprattutto considerando che stiamo parlando di 40 megapixel, in pratica un file stampabile nel formato 60x50 cm ( a 300 dpi) senza nessuna interpolazione!

La cosa che colpisce è proprio la pulizia del file, che nelle ombre ha dei passaggi di tono morbidi e precisi: lavorando un po' il file non c'è alcun motivo per non poterlo stampare nel formato 70x100 cm senza perdite di qualità. Che è una prestaz…

10 modi per scattare fotografie davvero (ma davvero) belle

Una premessa importante: sono in modalità cazzeggio. Una seconda premessa importante: non esistono fotografie belle. Prendi la foto più figa che ti viene in mente, che so "Migrant Mother" della Lange, o "Moon over Hernandez" di Adams, e pensa: non sono affatto belle. Ma proprio per niente.
Come sosteneva Nietzsche, "conoscere una cosa come bella, significa necessariamente conoscerla nel modo sbagliato". Una foto può essere efficace, significativa, comunicativa, emozionante o qualsiasi altro aggettivo ti venga in mente, ma bella no. 

Perché il concetto di bellezza è strettamente personale (il classico "non è bello quel che è bello, ma quel che piace"), perché varia nel corso del tempo (e basta vedere come sono cambiate le modelle dei fotografi, o come fotografie considerate capolavori ai primi del XX secolo, oggi siano completamente dimenticate) e infine perché il bello è un concetto vago, indefinibile e come tale inutile: è bello il soggetto an…