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Gestire l'esposizione in una foto grazie alla "Combination Printing"


La vita è fatta di luci e di ombre, e così ogni scena che inquadriamo con la nostra fotocamera. Alla fin fine, l'aspetto tecnico più complicato, anche per le implicazioni creative ed espressive che comporta, è proprio l'esposizione. Saper gestire la gamma tonale, comprendere la latitudione di posa, soprattutto arrivare a conoscere e utilizzare al meglio la luce in generale dovrebbe essere una delle aspirazioni principali di ogni fotografo. 

Su questo, tra l'altro, ho predisposto un photo-ebook appena pubblicato: trovi le info in basso.

Oggi la tecnologia digitale ci offre molte possibilità che un tempo non esistevano: basti pensare all'HDR, ma anche in generale alle possibilità che mette a disposizione un software nemmeno troppo avanzato. Il miglioramento dei sensori e dei circuiti elettronici, inoltre, consente di aprire le ombre o recuperare alte luci senza troppi danni, cosa impensabile anche solo 6 o 7 anni fa. Viviamo davvero nell'epoca migliore possibile per chi ama una corretta esposizione!

Tuttavia, ci sono delle situazioni che ancora richiedono una certa attenzione, specialmente se non disponiamo di fotocamere aggiornatissime o non Full-Frame. Chi, come me, utilizza fotocamere mirrorless Micro4/3 e APS-C deve fare i conti con una gamma dinamica molto più compressa, col rischio del rumore sempre in agguato. Per questo a volte non è male tornare al passato, anche remoto: al XIX secolo, per l'esattezza. Ne parlo in questo video, intanto.


Durante gli anni eroici della fotografia, la scarsa sensibilità dei materiali, la luminosità relativa delle ottiche e anche il fatto che le pellicole erano in gran parte ortocromatiche (insensibili al rosso), rendeva quasi impossibile fotografare, ad esempio, panorami con le nuvole. I cieli erano sempre bianchicci e slavati. Ma anche la latitudine di esposizione era ridotta e, ad esempio, non si riusciva a fotografare un interno di abitazione mostrando anche quel che c'era fuori della finestra.

A questi limiti si poneva rimedio con la "combination printing": si scattavano diversi negativi (a soggetti immobili, s'intende, e con la fotocamera su cavalletto) e li si univa in camera oscura con un lavoro lungo e paziente.

L'utilizzo più comune era quello di unire un cielo correttamente esposto al relativo panorama. Visto che quest'ultimo presentava la parte del cielo praticamente nera, la faccenda non era poi così complessa. Certo, oggi, è roba di pochi minuti, basta sovrapporre i due file e poi "bucare" quello sopra con una "maschera di livello". I nostri antenati ci avrebbero invidiato molto!

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Clicca sulla copertina qui sopra se vuoi vedere la scheda del photo_ebook dedicato alla luce: conoscerla, amarla, comprenderla e utilizzarla al meglio. Il libro è ricco di fotografie esemplificative e commentate.

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