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Di fotografia non avete capito niente (la gran parte delle volte)

Considerare la fotografia come un fatto puramente tecnico, come la sommatoria di competenze di base (esposizione, composizione, regole, regolette) e competenze avanzate (modelli di fotocamera, obiettivi, softwares e compagnia bella), è esattamente come considerare alla stessa stregua un manuale di ingegneria meccanica e la "Divina Commedia" di Dante. Se devi costruire un aeroplano magari è più utile il primo, ma se devi esprimere delle emozioni e delle idee non serve a una beneamata cippa.


Eppure navigando online, sui social in particolar modo, sembra che sia solo questo l'aspetto importante. Si vedono fotografie che (scusate il francesismo) fanno letteralmente cagare elevate a "capolavori" da folle vocianti sulla base di un solo, unico elemento: la tecnica di scatto. 

Ora che è estate e tanti si dedicano alla fotografia notturna, è un proliferare di immagini con vie lattee su panorami improbabili, scene dove le stelle svettano su cieli arancioni per l'inquinamento luminoso, o fotomontaggi in cui scene crepuscolari si ammantano di cieli notturni neanche fossimo al cinema a guardare un film di fantascienza. 


Faccio ammenda. Avrei voluto commentare queste foto con la necessaria durezza, smentire gli ossannanti deliri di chi esalta queste ciofeche come fossero l'essenza stessa dell'arte fotografica, dire loro: non avete capito niente. Sapete tutto del 12 mm f/2.0 della Samyang (o di qualsiasi altra marca più o meno costosa), sapete tutto della 5D mark qualcosa, della D800, 810, 850 e qualsiasi altro numero ad cazzum, sapete tutto di softwares per postprodurre, ridurre il rumore, conoscete ogni sotterfugio per unire tre, quattro, cinque foto e ottenere quello scatto così perfetto. 

Potete discettare per ore e ore di lenti, schemi ottici, megapixel, risoluzione, accessori, astroinseguitori, teste basculanti, rotanti, cappottanti e mai che vi venga in mente di accorgervi dell'accessorio fondamentale: la testa pensante, la vostra. Eccheccazzo.


Ho avuto spesso la tentazione di abbandonare Facebook (e non solo per le fotografie), ma poi mi son detto che la colpa in effetti è mia, e di quelli come me, persone che campano o dovrebbero campare di fotografia, che la vivono ogni giorno, che la amano alla follia, e che poi preferiscono tacere, per non ferire questi fotografi appassionati, spesso sinceri, ma vittime predestinate del "mercato": non del mercato della fotografia, s'intende (ammesso che esista), ma del mercato di fotocamere & accessori. 

Dovremmo dir loro di riflettere, di elaborare progetti, di focalizzare le sensazioni, i sentimenti, le idee prima ancora di scattare, di divertirsi quanto vogliono, ma di arrivare poi a comunicare qualcos'altro che non sia semplicemente la propria (spesso indiscutibile) bravura tecnica. Non siamo alle Olimpiadi: non vince chi fa il tempo più breve o il salto più lungo. Vince chi crea qualcosa di personale: lo scopo è mostrare sé stessi, non mostrare un cazzo di cielo stellato, se non è questo il tuo "mood".


Io non sono certo Cartier-Bresson, ma da oltre vent'anni mi smazzo a fotografare o lavorare con la fotografia ogni santissimo giorno dell'anno, 7 giorni su 7, senza che questo mi pesi dal punto di vista creativo ed emotivo (quello economico lasciamolo stare: rientra nel capitolo dei sacrifici che la scelta di base comporta). 

Per questo, la fotografia per me è ben altro che premere il pulsante di scatto, e credo di poter ben essere considerato un estremista: per me scattare una foto ha qualcosa di sacro, e non esagero. Quasi prescinde dal fatto che poi la foto piaccia o meno. Le mie foto possono anche farti schifo, a me non interessa, e dico sul serio. Se non rappresentassero ciò che amo e che sono, ecco, allora questo si mi ferirebbe. 

Io fotografo e racconto luoghi. A me interessa quello che con termine abusato si definisce "genius Loci". Diciamo che sono un fotografo di paesaggio, anche se lo trovo riduttivo. Posso fotografare qualsiasi altra cosa, a volte l'ho fatto per necessità professionali, e indovina?, i risultati non mi hanno entusiasmato (anche se poi il cliente li ha accettati). 

Ho vissuto queste foto come dei "tradimenti". Sono strano, lo so.

Per anni  mi son sentito dire, e accade ancora oggi, che per risolvere i miei problemi economici ben avrei potuto dedicarmi a generi fotografici più commerciali e commerciabili. Ho grande stima e rispetto per chi fotografa cerimonie e automobili, ma no, grazie. Mi è sempre sembrato che ogni sacrificio fatto negli ultimi vent'anni, sarebbe stato vanificato, accettando questi compromessi.

Non che non abbia venduto la mia anima al diavolo: per anni ho lavorato per riviste di viaggi e turismo e non si pubblicano 200 reportage senza accettare molti compromessi. Ma a tutto c'è un limite. Dirai: a me che cazzo me ne frega? Infatti. Veniamo alla conclusione.

Se vuoi solo divertirti con la fotografia, continuare a impiastricciare immagini a base di postproduzione pesante, creare realtà inesistenti, pompare colori, disporre donne nude in pose sfrontate (così però è davvero facile beccarsi i like), fai pure, ci mancherebbe. Ma sappi che ora circolerò sulla Rete e se mi capiterà di vedere certe zozzerie e ne avrò voglia, ti massacrerò con commenti indecenti (vabbé, quasi).

Ti consiglio di cancellarmi dalle amicizie, se vuoi ridurre il rischio. Se non lo farai e risponderai invece a un eventuale commento in modo piccato dicendo che anche le mie foto "fanno cagare" sarà una gran bella cosa: è così che possono iniziare amicizie vere e, credimi, anche la crescita come fotografo... per entrambi!

Commenti

  1. Completamente d' accordo. Pigio il tasto della fotocamera da diverso tempo... ma solo quanto ho cominciato a rallentare mi son reso conto,un attimino, di cosa stessi facendo e che forse potevo aver iniziato a pigiare il sentiero più emotivamente appagante. Grazie per le tue riflessioni. ....Giorgio

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    1. Grazie a te Giorgio. E' esattamente così: la fotografia è l'atto finale di un processo, che magari può anche essere rapidissimo, ma che è comunque necessario. Senza di esso, infatti, non si comunica nulla , per il semplice fatto che tutto diventa un solo "prendere al volo" l'immagine che ci passa davanti. Tutti citano cartier-Bresson, e sempre a sproposito: è vero che era bravissimo a "cogliere l'attimo", ma è ben noto che per arrivare a quel momento, metteva in atto una lunga e attenta preparazione!

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