Come realizzare gli ICM e perché


L'ICM (Intentional Camera Movement) è una tecnica ben nota, e oramai addirittura di moda. Diciamocelo: dal punto di vista pratico è addirittura banale. Basta muovere la fotocamera durante l'esposizione, e l'ICM è fatto. Che ci vuole?

Beh, se hai provato a realizzarne qualcuno, ti sarai reso conto che non è poi così facile ottenere dei risultati interessanti. Le variabili in gioco sono molteplici, così come i possibili movimenti: rotatorio, sussultorio, a onde, a zig zag, dall'alto verso il basso e viceversa, ecc. ecc. 

Inoltre, puoi aprire l'otturatore solo per poco (da mezzo secondo a due o tre secondi), oppure per 20-30 o più secondi. Ovviamente i risultati saranno parecchio diversi. Anche perché nel primo caso si debbono privilegiare movimenti veloci, quasi da indemoniato (non sono pochi i fotografi presi per pazzi mentre si agitavano con la fotocamera in mano!), nel secondo lenti e meditati, direi flemmatici.

Variando dunque tipo di movimento e tempo di esposizione, si otterranno anche dallo stesso soggetto fotografie molto, molto diverse. Questo è anche il bello di una tecnica affascinante, che a me piace molto e pratico abitualmente.

Partiamo col dire che il soggetto dell'ICM è principalmente la luce: è con i "punti luce" che disegni la tua foto, creando linee e aree chiare sullo sfondo delle ombre. Per questo, sebbene si possa praticare l'ICM con qualsiasi condizione, è quando c'è il sole che si possono ottenere gli effetti più intriganti. 

Ricordati di esporre per le luci, in modo da non "buciarle" e scurire al contempo le ombre, e ricordati anche che, proprio per questa scelta, dovrai spesso ricorrere a un filtro ND, in modo da allungare adeguatamente i tempi di scatto.

Con un ND 8 (-3 stop) praticherai l'ICM relativamente veloce, con un ND 1000 (-10 stop) arriverai facilmente nel campo dell'ICM lento

La foto sopra è di un soggetto classico dell'ICM: alberi e boschi si prestano per la presenza di colori generalmente piacevoli e per avere aree in ombra e aree illuminate in un settore ristretto del campo inquadrato. Il tempo di scatto è stato di 1/6 di secondo (nonostante l'ND 8 montato sull'obiettivo, a diaframma  f/9 su Olympus Micro4/3), perciò ho mosso la fotocamera in modo molto veloce, seguendo l'andamento di un tronco. 

Di primo acchitto potrebbe non sembrare, ma ottenere l'effetto che vedi è stato tutt'altro che semplice, e ha richiesto pazienza e decine di foto scartate. Non è un caso che l'ICM abbia raggiunto il successo solo col digitale (sebbene io lo praticassi anche prima, sulle diapositive): si può vedere subito il risultato e ripetere la foto fino a ottenere quel che si desidera, e si può scattare a cuor leggero, senza spendere una fortuna in rullini.

Come sempre, la tecnica è nulla senza ispirazione, perciò ti consiglio di fare molte prove, ogni volta che ne hai l'occasione e variando tutte le possibili condizioni di ripresa, ma poi - una volta acquisita la necessaria pratica - cerca di non fare dell'ICM un semplice giochetto o trucco da due soldi, ma di utilizzarlo perché vuoi ottenere un'immagine che racconti qualcosa di te, delle tue emozioni, delle tue idee.

Io, ad esempio, ho realizzato la foto sopra durante la lavorazione del mio progetto sugli alberi e i boschi ("Lucus"): cercavo un'immagine che dicesse "albero" senza mostrare la specie o un albero specifico. L'ICM mi è sembrata la tecnica più utile per conseguire il risultato che cercavo.

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