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Come gestire la luce

Detta così, come nel titolo, la faccenda sembra un po' troppo grossa. Solo in condizioni controllate, in studio, possiamo davvero "gestire" la luce, ma all'aria aperta è già un lusso se possiamo almeno riuscire a gestire bene l'esposizione


Ci pensavo proprio qualche giorno fa durante un'uscita fotografica in un insediamento rupestre qui, nella Tuscia (provincia di Viterbo). Ero intenzionato a scattare alcune fotografie di documentazione e anche alcune foto analogiche "alternative" per un mio progetto in corso (a onor del vero quasi terminato). Ora ne parliamo.

Come puoi vedere, la situazione ripresa presentava una gamma piuttosto ampia di illuminazioni, dal quasi buio della zona in fondo sulla destra (che ho illuminato con un faretto a led) sino alle alte luci delle pareti che affacciano verso l'esterno.

Con tutta la buona volontà, non era facile evitare di "pelare" le alte luci e nel contempo mantenere leggibili le aree in ombra. Oltre a ridurre il contrasto col citato faretto, ho accuratamente calcolato l'esposizione, spingendo le alteluci al limite, senza che le ombre si chiudessero al punto che, in postproduzione, diventasse impossibile aprirle un po'. Come vedi, ha funzionato.

In altre situazioni sono ricorso alla tecnica di combinare due scatti (ne parlerò in un prossimo post), ma stavolta non è stato necessario.

Quando ti trovi davanti una scena con problemi simili, ragiona come farebbe un disegnatore che deve riportare su un foglio bianco una scena che ha davanti. Ne parlo in questo video.


Visto che mi trovavo nell'ipogeo per realizzare delle foto analogiche, ho dovuto affrontare un simile problema esposimetrico anche con la fotocamera che avevo con me, decisamente atipica: una vecchia Hamaphot P56 in bachelite degli anni '50 a cui ho sostituito l'obiettivo con quello tolto a una Holga, caricata non con la normale pellicola bianco e nero, ma con carta fotografica bianco e nero, vintage anch'essa: sono infatti venuto in possesso grazie al mio amico Enzo Valentini di un prezioso pacco di carta Ferrania Vega di circa 40 anni fa.

In pratica taglio a misura la carta e la inserisco nella fotocamera. Dopo ogni scatto debbo sostituire il "fotogramma" grazie a una "changing bag" (camera oscura portatile). La carta bianco e nero ha una sensibilità assai bassa (6 Iso), mentre l'obiettivo è un f/11 (ho modificato anche il diaframma, in origine era un f/8). Inoltre è ortocromatica e non pancromatica: cioè non è sensibile al rosso, il che a volte crea dei problemi. Il tufo delle pareti dell'ipogeo ad esempio è rossastro, e di questo va tenuto conto. Per farla breve, ho stimato un'esposizione di circa 2 minuti. Alla fine, è risultato corretto.


L'inquadratura è molto meno grandangolare, ma a me piace. Come vedi, anche in questo caso sono riuscito a contenere il contrasto, facilitato però dal fatto che appunto non erano inquadrate le parti più scure della scena. Sicuramente avrei avuto problemi, in tal caso. Ma era solo per dimostrarti che la gestione dell'esposizione è l'arma più potente che ha a disposizione il fotografo e spesso - purtroppo - è anche la fonte di molti fallimenti!

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Uscirà ad agosto il mio nuovo libro dedicato appunto alla luce: un manuale completo e ricchissimo di esempi pratici, con numerose foto commentate. Sarà disponibile sul mio sito in PDF e su altre piattaforme nei formati epub e kindle.


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