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Visualizzazione dei post da Luglio, 2018

Come realizzare gli ICM e perché

L'ICM (Intentional Camera Movement) è una tecnica ben nota, e oramai addirittura di moda. Diciamocelo: dal punto di vista pratico è addirittura banale. Basta muovere la fotocamera durante l'esposizione, e l'ICM è fatto. Che ci vuole?
Beh, se hai provato a realizzarne qualcuno, ti sarai reso conto che non è poi così facile ottenere dei risultati interessanti. Le variabili in gioco sono molteplici, così come i possibili movimenti: rotatorio, sussultorio, a onde, a zig zag, dall'alto verso il basso e viceversa, ecc. ecc. 
Inoltre, puoi aprire l'otturatore solo per poco (da mezzo secondo a due o tre secondi), oppure per 20-30 o più secondi. Ovviamente i risultati saranno parecchio diversi. Anche perché nel primo caso si debbono privilegiare movimenti veloci, quasi da indemoniato (non sono pochi i fotografi presi per pazzi mentre si agitavano con la fotocamera in mano!), nel secondo lenti e meditati, direi flemmatici.
Variando dunque tipo di movimento e tempo di esposi…

"Ho visto la luce!" (e non parlo dei Blues Brothers)

Sai dirmi, in questa foto del castello di Rocca Calascio in Abruzzo, quale sia il soggetto? Dirai: è una domanda alla Catalano, tipo "di che colore è il cavallo bianco di Garbaldi"! Invece no, perché il vero soggetto non è affatto il rudere ben noto del castello che, in effetti, qui è ridotto a mera silhouette.
Il soggetto che mi ha colpito e mi ha spinto a mettere in moto le mie risorse intellettive, emotive e finanche spirituali è stata la luce.
Era una mattina di qualche anno fa e stavo girando intorno al castello cercando ispirazione. 
Non è mai facile con i soggetti sfruttati e ben noti: io stesso, come tanti altri, ho realizzato foto di Rocca Calascio con la neve, con o senza sfondo, di sera, di notte, all'alba, al tramonto, in tutte le possibili stagioni. In una occasione ho anche ottenuto di pubblicare una copertina ("I Viaggi" di Repubblica), che è sempre una bella soddisfazione. Tra l'altro si tratta di una foto in HDR che a me piace molto perché…

I filtri ND e la coazione a ripetere

A me piace tornare nei posti. Anzi, più torno in un determinato luogo, e più sento di riuscire a ricavarne qualcosa di buono, di valido. Sarà che le prime volte, anche non volendo, uno scatta le fotografie che ritiene "utili" o "necessarie". Quelle che, successivamente, eviterà di scattare, avendole già fatte, iniziando invece a cercare prospettive diverse, nuove inquadrature, nuovi modi di rendere il soggetto. Cosa non facile quando il soggetto è relativamente univoco, tipo una cascata. Tipo la cascata Salabrone a Farnese, che avrò fotografato decine di volte. 
Sarà che ogni volta che passo lì vicino mi va di dare un'occhiata a quella che, ritengo, è la più bella cascata della Tuscia. L'ho fotografata in analogico, col foro stenopeico, in digitale, di notte, con le stelle e con le lucciole, e di giorno, col sole o con la pioggia, e poi in autunno, in primavera, in inverno e certo, anche in estate. Anche qualche giorno fa, per dire.

Il vantaggio dell'e…

Di fotografia non avete capito niente (la gran parte delle volte)

Considerare la fotografia come un fatto puramente tecnico, come la sommatoria di competenze di base (esposizione, composizione, regole, regolette) e competenze avanzate (modelli di fotocamera, obiettivi, softwares e compagnia bella), è esattamente come considerare alla stessa stregua un manuale di ingegneria meccanica e la "Divina Commedia" di Dante. Se devi costruire un aeroplano magari è più utile il primo, ma se devi esprimere delle emozioni e delle idee non serve a una beneamata cippa.

Eppure navigando online, sui social in particolar modo, sembra che sia solo questo l'aspetto importante. Si vedono fotografie che (scusate il francesismo) fanno letteralmente cagare elevate a "capolavori" da folle vocianti sulla base di un solo, unico elemento: la tecnica di scatto. 
Ora che è estate e tanti si dedicano alla fotografia notturna, è un proliferare di immagini con vie lattee su panorami improbabili, scene dove le stelle svettano su cieli arancioni per l'inq…

Gestire l'esposizione in una foto grazie alla "Combination Printing"

La vita è fatta di luci e di ombre, e così ogni scena che inquadriamo con la nostra fotocamera. Alla fin fine, l'aspetto tecnico più complicato, anche per le implicazioni creative ed espressive che comporta, è proprio l'esposizione. Saper gestire la gamma tonale, comprendere la latitudione di posa, soprattutto arrivare a conoscere e utilizzare al meglio la luce in generale dovrebbe essere una delle aspirazioni principali di ogni fotografo. 
Su questo, tra l'altro, ho predisposto un photo-ebookappena pubblicato: trovi le info in basso.
Oggi la tecnologia digitale ci offre molte possibilità che un tempo non esistevano: basti pensare all'HDR, ma anche in generale alle possibilità che mette a disposizione un software nemmeno troppo avanzato. Il miglioramento dei sensori e dei circuiti elettronici, inoltre, consente di aprire le ombre o recuperare alte luci senza troppi danni, cosa impensabile anche solo 6 o 7 anni fa. Viviamo davvero nell'epoca migliore possibile per …

Fotografia notturna #2

Personalmente non ho mai amato troppo le "tecniche fotografiche": c'è sempre il rischio di cadere nei cliché, nel già visto. Se le possibilità manipolatorie sono ridotte, se le varianti limitate, ecco che diventa difficile, se non impossibile, sfogare la propria vena creativa. 
C'è da dire che, il più delle volte, questo non accade: c'è sempre la possibilità di trovare un proprio modo di vedere le cose, e dunque di fotografarle. 
Questo vale anche nella fotografia notturna, e in generale in quella fatta dopo il tramonto. Se di notte vai in un luogo buio, imposti la fotocamera, con su montato un 12 o un 14 mm f/2.8 a tutta apertura, su una sensibilità tra i 1600 e 3200 Iso, e inquadri il cielo dove dovrebbe esserci la Via Lattea (verso Sud), raramente fallirai. Io sono riuscito a fare foto del genere (decenti) anche con una compatta! 
Ma questo, appunto, è il modo classico di agire. Occorre saper sfruttare invece le occasioni più varie, e anche le difficoltà date…

Come gestire la luce

Detta così, come nel titolo, la faccenda sembra un po' troppo grossa. Solo in condizioni controllate, in studio, possiamo davvero "gestire" la luce, ma all'aria aperta è già un lusso se possiamo almeno riuscire a gestire bene l'esposizione

Ci pensavo proprio qualche giorno fa durante un'uscita fotografica in un insediamento rupestre qui, nella Tuscia (provincia di Viterbo). Ero intenzionato a scattare alcune fotografie di documentazione e anche alcune foto analogiche "alternative" per un mio progetto in corso (a onor del vero quasi terminato). Ora ne parliamo.
Come puoi vedere, la situazione ripresa presentava una gamma piuttosto ampia di illuminazioni, dal quasi buio della zona in fondo sulla destra (che ho illuminato con un faretto a led) sino alle alte luci delle pareti che affacciano verso l'esterno.

Con tutta la buona volontà, non era facile evitare di "pelare" le alte luci e nel contempo mantenere leggibili le aree in ombra. O…

Fotografia notturna #1 - Le basi

A differenza di quel che si ritiene normalmente, la fotografia notturna non è affatto difficile, almeno dal punto di vista strettamente fotografico. Lo è molto di più da quello iconografico. In effetti, trovare una "location" adatta sta diventando ogni anno più difficile, per colpa dell'inquinamento luminoso. In pratica l'ingrediente principale per le nostre foto (un cielo buio) manca quasi sempre. Guardati il sito CieloBuio e capirai di cosa sto parlando.


Se sei interessato a fare fotografie nella cosiddetta "ora blu", cioè al crepuscolo o all'aurora, questo non è certo un problema, come puoi vedere dalla foto in alto, ripresa a Gaeta poco dopo il tramonto. 
Ma se invece ti interessano le stelle, dovrai combattere con illuminazioni pubbliche (magari puntiformi: ad esempio quando si illuminano singoli monumenti, magari circondati dal buio) o vere e proprie distese di luminarie che, anche se lontane, coloreranno di arancione una parte del cielo. Esiston…

E io insisto con l'analogico

Quante se ne sono dette, negli ultimi tempi, sull'analogico! Che stia tornando, che forse è meglio del digitale, che "vuoi mettere?" utilizzare una fotocamera a pellicola invece di quegli elettrodomestici delle fotocamere digitali, e così via. Si tratta il più delle volte di prese di posizione che ricordano il tifo calcistico, più che un'approfondita riflessione. In verità, non esistono strumenti (ribadisco: strumenti) che siano migliori di altri, solo idee migliori di altre, o emozioni che vale la pena esprimere.
Non so perché, ma a me sembra una considerazione banale, questa. Non riesco, e credo che dopo vent'anni di professionismo, prima analogico e poi digitale, non riuscirò mai a capire chi si (auto) limita a considerare la fotografia un fatto meramente tecnico.

Non lo è: l'aspetto tecnico è importante, ma non fondamentale, e attiene alle scelte che il singolo fotografo può - e deve - fare. Conta solo il risultato.
Io, che pratico oramai abitualmente la…

Piazza delle Erbe a Viterbo attraverso un forellino

Questa fotografia stenopeica è stata realizzata con la fotocamera più semplice al mondo: il barattolino di un rullino 135 (film canister), un forellino da 0,20 mm e un pezzetto di carta fotografica BN della Foma.  La piazza era piena di gente, ma visto il tempo di scatto di 30 secondi, nonostante il sole, si sono magicamente dissolti.  Poco prima avevo realizzato un’altra foto, sempre grazie a un barattolino, su Via Roma, in direzione di Piazza Plebiscito, con la sua alta torre. Anche in questo caso sembra che in giro non ci sia nessuno. Le atmosfere sospese e misteriose che è in grado di generare una fotocamera stenopeica sono il motivo per cui amo moltissimo utilizzare questa tecnica, che oramai è diventata, per me, indispensabile. Sull'argomento ho scritto una guida, disponibile come ebook su Amazon, e sto predisponendo un libro digitale fotografico con numerosi esempi pratici illustrati, che sarà presto disponibile come PDF.

Ma davvero Daguerre ha inventato la fotografia?

Qualche dubbio potrebbe venire, a leggere vecchi testi del XIX secolo. Ne parlo in questo video-podcast tratto dal mio libro (di prossima pubblicazione) "Non ci sono più i fotografi di una volta".


Se vuoi, puoi anche solo ascoltare il Podcast audio, pubblicato su Soundcloud.