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Senza regole

Un po' di anni fa misi in cantiere una mostra, tenutasi presso una galleria a via Giulia, a Roma, realizzata con foto pesantemente elaborate e francamente strane. Alcune di quelle stampe le ho ancora in giro per casa, appese al muro. Di tante foto, solo alcune le considero ancora "valide", nel senso che mi rappresentano in qualche modo.
Comunque da allora non ho mai smesso di produrre immagini particolari, diciamo molto "astratte" - sebbene l'astrattismo in fotografia non esista davvero - generalmente a colori, utilizzando tecniche davvero anarchiche. La mostra di via Giulia si intitolava "No Rules/Senza Regole": ecco, faccio ancora foto senza rispettare le regole, e mi piace un sacco.

Lo considero una specie di contrappeso rispetto alla fotografia che realizzo normalmente: in bianco e nero, analogica o digitale, di paesaggio o comunque di descrizione dei luoghi. 
Nelle fotografia "senza regole" utilizzo il colore e il soggetto di rado …
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Il fotografo e le parole

Ci sono fotografi che con le parole hanno poca dimestichezza e che per questo sostenevano - non a torto - che loro fotografano proprio per non doverle usare. Ma poi alla fine, volenti o nolenti, qualche parola la dovevano pur usare, se non altro per scrivere le didascalie.

Lo stesso Ansel Adams, che come noto riteneva che le fotografie son come le barzellette e "se devi spiegarle non son venute bene", pure dedicò molto tempo e molta attenzione alla scrittura, sia pur di tipo tecnico, basti pensare alla sua corposa trilogia su fotocamera, negativo e stampa.
In realtà ci sono stati fotografi che hanno finito per far prevalere l'aspetto prosaico a quello iconografico. Franco Vaccari, con la sua passione per nascondere l'Autore e far prevalere l'autonomia della fotocamera, alla fine è più famoso per quel che ha ideato, scritto e descritto che per le sue foto, che per lui erano principalmente uno strumento utile a concretizzare la propria poetica artistica più che og…

Da dove siamo partiti

Non so se anche a te capita di riandare con la memoria ai primi tempi in cui hai iniziato a fotografare seriamente. E sottolineo seriamente.

Da ragazzino già avevo la mia bella fotocamerina, una Closter a telemetro datami da mio padre, ma non scattavo seriamente, solo per gioco, a volte ottenendo dei risultati decenti, il più delle volte delle immagini orrende. Almeno per quel che ricordo.
Nel 1988 trovai finalmente i fondi per acquistare la mia prima vera reflex, una Olympus OM10 con Manual Adapter, Zuiko 50 mm e un 70-210 mm Naigon. Mi ricordo ancora la soddisfazione di usare quella piccola fotocamera, e l'idea che avrei potuto tirarne fuori delle foto decisamente buone. Cosa che regolarmente non avvenne.
Non c'era ancora il digitale, e la curva di apprendimento era lunga. Io poi scattavo in bianco e nero, sviluppavo e stampavo da me e i risultati erano - da ogni punto di vista - scarsi. Ma ero contento lo stesso, la classica gioia del fotografo che è innamorato della fotoc…

Il test del consumista incallito (o del risparmiatore accorto)

Ripropongo qui un giochino che avevo scritto un po' di tempo fa perché, pensandoci bene, mi sembra oggi più che mai di attualità. E comunque credo sia divertente.



Dunque, immaginiamo che un giorno tu riceva una telefonata da un notaio: un misterioso "zio in America" di cui ignoravi l'esistenza è morto, e ti ha lasciato in eredità una parte dei suoi averi, bei 30.000 euro (o dollari, visto che viveva negli USA).  
Ma potrebbe andar bene anche una vincita al Totocalcio, se l'ipotesi di aggrada di più (ma la possibilità che si verifichi la prima è più alta).
Decidi che, visto che è un dono piovuto dal cielo, che non ti aspettavi e che non hai nemmeno dovuto faticare per ottenere, destinerai l'intera cifra a spese di tipo fotografico. Saggia scelta, direi. 
Bene, cosa acquisti?
Quello che ognuno compra - in qualsiasi campo, ma ancor più in campo artistico ed espressivo - è molto significativo. Rivela le priorità e anche la psicologia del soggetto. Dunque facciam…

Il potere del Bianco e del Nero

"Bianco e Nero sono due bei colori, per non dire del grigio che è un colore bellissimo" (G. Berengo Gardin)
Avrai notato che nel titolo non ho scritto del "bianco e nero", in quanto non voglio parlare tanto della modalità di ripresa monocromatica, quanto del fatto che, pur vivendo in una realtà a colori, accettiamo e apprezziamo le foto senza colori e anche gli oggetti non colorati.

Ogni anno ci sono società, come la Axalta Coating Systems, che rilasciano la classifica dei colori per auto più diffusi. Bene, da molti anni non cambiano molto: nel 2018, in Europa, il 25% delle auto era bianco, il 21% nero e il 20% grigio. Praticamente nel 66% del totale non c'erano colori nel senso classico del termine.

E non è l'unico caso. Addirittura il settore dei grandi elettrodomestici viene definito "il comparto dei bianchi", visto che frigoriferi, lavatrici, forni e lavastoviglie sono in gran parte di questo colore, anche se negli ultimi anni si assiste a una ce…

Ti presento Ben

C'è stato un tempo in cui, per lavoro (facevo il fotografo di viaggi), facevo lunghi spostamenti, spesso in treno, ma anche in auto. Qualche volta in aereo. Da allora molte cose sono cambiate nella mia vita, a cominciare dal fatto che le riviste di viaggi hanno chiuso quasi tutte. Ma soprattutto mi son reso conto che viaggiare non è un atto neutro. 
Non abbiamo ancora il teletrasporto stile Star Trek, e ogni spostamento ha un impatto, sia ambientale, sia di consumo di risorse, per non parlare degli animali uccisi perché investiti, delle morti per incidenti e così via.

Insomma, ogni volta che vai da A a B, e un fotografo lo fa spesso, prendi una decisione che, come la mitica farfalla che provoca un uragano da qualche parte nel mondo, qualcuno prima o poi pagherà. 
Da quando mi sono trasferito nella Tuscia, dunque, i miei viaggi sono diventati sempre più a corto raggio, secondo la logica di Ansel Adams che viaggiare porta a foto superficiali - il più delle volte - e che solo tornan…

Il senso del fotografo per l'abbandono

Non so bene perché ami così tanto i luoghi abbandonati. O magari lo so: è che sembra sempre di dover risolvere un enigma. E' come in certi film gialli, o come nei romanzi di Sherlock Holmes.
Perché scavare un ipogeo proprio qui? Chi lo ha realizzato? E quando? E quelle nicchie, a cosa servivano: per delle lucerne o per gli oggetti di uso quotidiano?

Il passato sembra essersi come solidificato su queste pareti e pare possibile leggerlo, anche se il più delle volte non è vero. Ci accontentiamo delle suggestioni, delle ipotesi, dei sogni. A noi fotografi spesso basta e avanza.
Si dice che la fotografia possa rappresentare la realtà, possa raccontarla, mostrarla, diffonderla; che nulla come una fotografia testimoni che un certo evento è accaduto e che un certo luogo appare esattamente come lo vediamo. Maè una bugia. 
La parvenza di un luogo, di una persona, di un oggetto è qualcosa di davvero molto diverso dalla sua realtà, dalla sua intima essenza. Per quanto desideriamo evitarlo, c…

Le regole sono importanti. Ma non quelle della composizione.

Da quel che mi ricordo - e fotografo da quando son bambino - la fotografia è quella cosa fatta di regole e regolette, rispettando le quali farai di certo "belle" foto. L'orizzonte dev'essere dritto, i soggetti vanno collocati secondo la regola dei terzi, non scattare controluce se non strettamente necessario, la luce buona è solo quella dell'alba e del tramonto, e così via, sai bene di cosa parlo.
Mi ci sono voluti quasi trent'anni per superare tutto questo, e cominciare a capire che non si può incasellare la creatività dentro regole rigide, accademiche, ma che ciò che conta è - come diceva Bill Brandt - solo il risultato. Del processo chissenefrega.
Ma poi ho capito che delle regole invece sono necessarie, e che non sono affatto quelle della composizione, ma quelle dettate dal tempo. Tutti noi vorremmo - nel vedere una potenziale immagine - essere istantaneamente pronti a scattare. Click, presa!


E invece il più delle volte dobbiamo seguire una procedura, ch…

Tu per chi fotografi, per te stesso o per gli altri?

Questione spinosa quanto mai. Mettiamo di trovarci nella situazione del protagonista del film "Io sono Leggenda" (2007) interpretato da Will Smith e in cui si racconta di un uomo rimasto solo (a parte qualche mostriciattolo) dopo che una terribile epidemia ha cancellato tutti gli altri esseri umani. 
Bene, Robert Neville - il personaggio interpretato da Smith - secondo te si metterebbe a scattare fotografie? Per condividere cosa? Magari per ricordo? Chissà.
Fare arte e non avere un pubblico, insomma, ha un senso? Magari si, se pensiamo all'esperienza di Vivian Maier, che in fondo ha scattato migliaia di foto senza farle vedere a nessuno, anzi a volte senza nemmeno svilupparle. 
Ma in linea generale, mi sembra che senza avere un confronto e senza poter mostrare a qualcuno il risultato dei propri sforzi, in breve ci si trovi in un vicolo cieco, incapaci di procedere. Insomma, ci vuole equilibrio: la capacità di esprimere se stessi in modo onesto, senza per questo chiuders…

Fotografia cimiteriale (ma anche stenopeica)

Tra la fine del XIX secolo e il primo dopoguerra, in Europa e negli USA si diffuse la cosiddetta "Spirit Photography", la fotografia dei fantasmi.

Grazie ad accorte doppie esposizioni, i fotografi che la praticavano convincevano i clienti che lo spirito dello zio, della mamma o del figlio/a si fosse manifestato sul vetro della lastra sensibile. Fu William Mumler, probabilmente, il primo a concepire questa "truffa", sostenuta anche da un clima di diffusa superstizione, dalle scarse conoscenze tecniche rispetto alla fotografia e ovviamente anche dall'abbondanza di "materia prima" fornita dalla Prima Guerra Mondiale.


Nello stesso periodo - e in verità ancor prima - ci furono molti fotografi che si dedicarono alla fotografia dei cadaveri: non quelli della "morgue", della Polizia scientifica o della cronaca giornalistica, ma quelli dei poveri cari appena mancati all'affetto di parenti ed amici. Abilmente ricomposti nei loro vestiti migliori,…

Fotografia per bambini, o per adulti rimasti giovani

Siamo in estate, tempo di vacanze e di giochi, specialmente per i più giovani. Purtroppo, oramai il concetto di gioco è sempre più declinato con la desinenza -video: videogiochi di ogni tipo accompagnano i ragazzi praticamente sempre, anche al mare o in montagna, grazie agli smartphone.

E' davvero un peccato che non si "perda" tempo (che poi è in realtà il tempo più prezioso e meglio speso) a fare giochi di società, che si basino sulla condivisione, sull'attività fisica e sulla creatività. E magari sulla fotografia.
Credo che questo ragionamento valga anche per gli adulti. Il gioco è sempre visto in modo serio e poco ludico, e a volte diventa una vera e propria malattia. Siamo o non siamo una società strana (e malata)?


Bene, io credo che la fotografia - almeno certi tipi di fotografia - possano fornire una soluzione, e nel caso dei più giovani anche insegnare cose utili, di certo divertenti. In questo post vorrei principalmente parlare di due tecniche semplici sempl…

Dall'autore allo spettatore/2 - Una foto con la Olympus OM1n

Per la serie "dall'autore allo spettatore", in questo breve video illustro i come e i perché di un'altra foto tratta dal mio progetto "Una Momentanea Eternità". Stavolta si tratta di una foto analogica realizzata con una Olympus OM1n del 1972.



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La fotografia è femmina

In effetti il termine che il buon John Herschel ha coniato per definire la nuova arte è indubbiamente declinato al femminile. Tuttavia molti hanno l'impressione che la fotografia sia tradizionalmente una faccenda "da maschietti" e che solo negli ultimi anni le donne si siano fatte avanti.
Niente di più sbagliato: la presenza femminile nel settore fotografico vanta una lunga e articolata tradizione. Ma in una realtà maschilista il ruolo delle donne venne comunque ridimensionato nella narrazione "ufficiale", tranne lasciare che le arti fossero rappresentate appunto leggiadramente femmine, come le Muse che le proteggevano.

La Musa della fotografia non esiste, e se è per questo non esistono nemmeno quelle della pittura o della scultura. 
Le Muse, infatti, figlie di Zeus e Mnemosine (divinità della memoria), erano nove e proteggevano arti come la poesia epica (Calliope), la poesia lirica (Erato), la commedia e la poesia bucolica (Talia), la Storia (Clio), la musica…