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Esperimenti estivi

Come fotografo sono decisamente un tipo invernale. Sarà che odio il caldo, ma anche che non amo le luci dure e dirette della "bella"stagione e preferisco quelle attenuate della "brutta" stagione.

Così, in estate mi dedico a tutti quei lavori che prevedono di star chiusi in studio a scrivere, elaborare, impaginare, e così via. A parte questo, ogni tanto - anche per "staccare" un po' dal lavoro di scrivania - mi diletto a realizzare le mie fotocamere "mostruose".
Spesso si tratta di fotocamere stenopeiche, ma qualche volta - se ho i pezzi necessari - anche a lenti. Tempo fa avevo disassemblato una fotocamera Instax di Fuji non funzionante per farne una fotocamera stenopeica, che però non mi piaceva molto.

Allora, visto che avevo a disposizione un Sonnar 105 mm f/4.5 tolto a una vecchia folding della Zeiss ridotta a un blocco di ruggine, mi son messo lì con del nastro telato ad assemblare le due parti grazie all'interposizione di un baratt…
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Se potessi avere 30.000 euro... (test)

Beh, non proprio mille lire al mese (ma allora 12.000 lire l'anno erano un bel vivere), ma comunque una cifra che molti si possono permettere di spendere per un'automobile, ad esempio.

Ma non è di automobili che voglio parlare. Parliamo di fotografia, invece,  e immaginiamo che un giorno tu riceva una telefonata da un notaio: un misterioso "zio in America" di cui ignoravi l'esistenza è morto, e ti ha lasciato in eredità una parte dei suoi averi, bei 30.000 euro (o dollari, visto che viveva negli USA).  
Ma potrebbe andar bene anche una vincita al Totocalcio, se l'ipotesi di aggrada di più  (ma la possibilità che si verifichi la prima è più alta).
Decidi che, visto che è un dono piovuto dal cielo, che non ti aspettavi e che non hai nemmeno dovuto faticare per ottenere, destinerai l'intera cifra a spese di tipo fotografico. Saggia scelta, direi. 



Bene, cosa acquisti?
Quello che ognuno compra - in qualsiasi campo, ma ancor più in campo artistico ed espressivo…

La Cura

L'invasione è iniziata tanto tempo fa. Decenni, forse addirittura secoli. 
Un tempo le persone, quando erano libere dal lavoro o altri impegni (e, in effetti, accadeva di rado), si riunivano tra loro, si raccontavano storie, chiacchieravano, giocavano o chissà cos'altro. In seguito, almeno chi sapeva leggere, si isolava per godersi i propri libri, con tutte le varianti: sotto un albero a studiare Dante, sul muricciolo del lungomare o al tavolino del bar a leggere il quotidiano, in biblioteca a scorrere tomi di filosofia, di storia o di altro. La cultura portava a isolarsi, questo bisogna dirlo. Però in cambio si avevano le conoscenze e le informazioni, che non è roba da poco.
Successivamente è arrivata la radio, poi la televisione, poi Internet. 
E la capacità di isolarsi è diventata comune, anzi ubiquitaria. Il tempo libero - e a volte anche quello lavorativo - lo si trascorre senza alzare quasi mai gli occhi da uno schermo. Le nostre vite sono piene, sature dei Social, dell…

No men's land. Terre senza uomini (ma quanti segni!)

Sai cos'è un "iconema"? Il termine è stato promosso dal geografo Eugenio Turri: come un "fonema" caratterizza una lingua, e ci permette di distinguerla nella babele di linguaggi in giro per il mondo, così un "iconema" caratterizza un paesaggio, ce lo fa riconoscere.


Possono essere piccoli segni, che occorre imparare a distinguere, o possono anche essere segni importanti, che tutti conoscono. La torre Eiffel è un iconema che dice "Parigi", come il Colosseo dice "Roma" e la Madonnina dice "Milano". Si tratta di "elementi visivi, rilevabili nel paesaggio (fiumi, ville, piazze, castelli, santuari...), parte integrante della storia e della cultura degli abitanti".
Gli iconemi possono essere elementi naturali, ma più frequentemente, in Europa, sono legati alle attività umane. Quasi fosse un "taglio" di Burri sulla tela del Mondo, l'iconema caratterizza un paesaggio, pur nell'assenza - diretta - dell…

Full Hybrid. E non parlo di automobili

Il mio nuovo libro "Una Momentanea Eternità" è una raccolta di 130 fotografie analogiche, realizzate con fotocamere "vintage" che vanno dagli anni '30 ai primi anni '90, e con fotocamere stenopeiche in gran parte autocostruite. 
Il mio obiettivo - dal punto di vista tecnico - è stato quello di ottenere i negativi: a differenza del digitale (e del cosiddetto "negativo digitale", il file RAW), l'analogico porta alla creazione di qualcosa di concreto, che si può toccare e conservare, che ha una materialità. Era questo aspetto che mi interessava in modo particolare.

Subito dopo si è posto il problema di come elaborare questi negativi, destinati a finire nel libro (e, in parte, in una mostra): stamparli in camera oscura e poi scansire le stampe? Oppure scansire (anzi, nel mio caso, riprodurre con DSLR e obiettivo macro) il negativo? 
In entrambe i casi i file digitali sarebbero comunque dovuti essere elaborati e ottimizzati.
I puristi dell'ana…

La realtà non esiste. O, almeno, non è quella che vediamo!

Il cervello, dunque la vista, si è evoluto non per darci una mente da filosofo, ma quella di un primate che vuole evitare di essere divorato da qualche predatore. Che poi, con un certo sforzo, alcuni uomini siano riusciti a elaborare complesse teorie, è un'altro discorso!

Questo cervello primordiale si è dotato di strumenti in grado di sondare il mondo circostante secondo parametri di mera utilità, e mostrare il "vero" non è affatto utile. Spesso, anzi, è decisamente dannoso.
Il fotografo, dal canto suo, può decidere di dar retta al suo cervello e mostrarci il mondo per come lo percepiamo (fotografia «straight» e giornalistica) oppure farlo in modo tale da rivelarci – o almeno farci percepire – l’inganno. Che poi è la strada percorsa da tanta fotografia "artistica".
Un panorama, un oggetto, una persona appariranno diverse – molto diverse – se a guardarle saranno un uomo, un cane, una renna, un insetto. Per ognuno di questi animali la realtà è quella che essi v…

Anatomia di una copertina

Per un libro la copertina è uno degli elementi più importanti. Costituisce infatti l'interfaccia tra chi dovrà - auspicabilmente - acquistarlo e il contenuto, in questo caso misto, fotografico e testuale.
Guardando la copertina, si dovrebbe percepire il mood della pubblicazione, il senso di quel che contiene. E' una specie di promessa che l'autore (e/o l'editore) fa al lettore. Come sappiamo, spesso questa promessa è in realtà una bugia.
Quante locandine di film ci hanno ingannato? Sembravano garantire divertimento, emozione, avventura, e poi invece assistevamo a film di serie Z. Lo stesso accade con i trailer cinematografici e appunto con le copertine, soprattutto dei romanzi, ma non solo.
Come autore e spesso editore dei miei libri, dedico una cura maniacale alle copertine (e debbo dire anche alla scelta del titolo). A volte ci azzecco, a volte no, e me ne accorgo subito: basta guardare alle vendite.



Faccio un esempio concreto: il mio saggio "Il fotografo non s…