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Il diario dell'Editing

Sto lavorando al mio nuovo libro, che uscirà ad ottobre prossimo. Magari potresti pensare che stia esagerando a dedicarmi all'editing 6 mesi prima della pubblicazione, ma in realtà sono addirittura in ritardo.
Ho stampato (in formato 10x15 cm) tutte le 243 fotografie sopravvissute alla decimazione che ho attuato negli scorsi mesi (una vera sofferenza). Poi ho cominciato a vedere come poterle organizzare, togliendone un altro centinaio, per arrivare alle fatidiche 127 foto finali, che saranno quelle effettivamente pubblicate nel libro.

Bisogna avere molto spazio, perché le foto vanno adeguatamente "sparse" per essere visualizzate nel loro insieme. Motivo per cui ho sistemato un tavolo volante nel mio laboratorio. 
Per ottimizzare il lavoro, ho anche creato un "diario dell'editing", un grosso taccuino dove appuntare considerazioni, idee, spunti e anche fare la bozza dell'impaginazione finale.
Già l'impaginazione. Un lavoro che mi piace molto, eppure …
Post recenti

Notre Dame, Glastonbury e il potere della fotografia

Viviamo in un'epoca che ha fatto della dimenticanza il suo tratto caratteristico più forte. Siamo abilissimi nel dimenticare il nostro passato, nel rimuoverlo a volte, nel disinteressarci alla cancellazione di quel che siamo stati - come Umanità - e di quel che è stato il nostro pianeta.
Smarriamo memoria con la facilità d'un lampo. Quasi ogni giorno che passa, habitat e specie animali e vegetali si estinguono (o avanzano verso l'estinzione) senza che ce ne rendiamo conto, mentre monumenti plurisecolari si perdono senza che nessuno sembri davvero in grado (o voglia) reagire.
Ieri il simbolo stesso del Medioevo europeo, Notre Dame, è stato ferito a morte. Non è un caso unico, ne in Europa (pensiamo a mezza Italia centrale cancellata dai terremoti), ne nel Mondo, basterà ricordare la distruzione di Palmira a opera dell'Isis, o i Buddah afgani fatti esplodere dai Talebani. E l'elenco potrebbe continuare a lungo.

Il pianeta si impoverisce, e noi con loro, eppure solo …

Non è mai troppo tardi (e non è mai troppo presto): età e fotografia

Faccio un po' di outing, va, che in primavera ci sta bene. E' una riflessione che ho fatto ieri mentre salivo verso la vetta della Palanzana, a Viterbo per fare delle foto analogiche e all'infrarosso alla lecceta sommitale (le foto che ho fatto illustrano questo post).


Sulla vetta ho anche registrato il podcast che trovi qui sotto, con alcune riflessioni sul senso del tempo, che ora vorrei sviluppare in forma di diario. Per una volta parlo a te, ma parlo anche a me stesso. Anzi, forse principalmente a me stesso. Ma magari ti ci riconosci anche tu, nei miei ragionamenti.


Io non so se sono un grande fotografo, ma di certo sono un maestro in un'arte assai meno nobile, e soprattutto assai meno interessante, che è l'antica e diffusa Arte del Rammarico
La coltivo da sempre, e ovviamente col passare degli anni divento sempre più bravo e ho sempre più materiale con il quale lavorare. Il Rimpianto, infatti, si autoalimenta: puoi avere il rimpianto del rimpianto del rimpi…

L'attualità del Sistema Zonale (e l'importanza della lettura esposimetrica)

Oggi che la tecnologia è arrivata a livelli impensabili anche solo pochi anni fa, quasi tutti i fotografi si affidano alle fotocamere per ottenere delle immagini a fuoco e ben esposte. Certamente è comodo e veloce, e generalmente non si sbaglia. Generalmente, ma non sempre. A volte la foto è davvero inguardabile. E stranamente, sono sempre le foto importanti a venir male, ci hai fatto caso?
Credo dipenda dal fatto che una caratteristica delle foto più interessanti è che propongono dei problemi esposimetrici niente male, come alte luci forti e ombre profonde, oppure repentini cambi di gamma, o aree ampie completamente bianche o completamente nere, o cose del genere.

Tutte situazioni in cui i sistemi esposimetrici in generale se la cavano piuttosto male, anche quelli più evoluti. D'altra parte un circuito stampato non può sapere cosa davvero voglia il fotografo, e non può competere con la rete neurale del suo cervello.

C'è anche da dire che la risposta non lineare dei sensori d…

Ogni fotografo ha la sua Point Lobos (o dovrebbe)

In California, vicino Carmel, c'è un tratto di costa che è una vera mecca dei fotografi, almeno da quando il grande Edward Weston l'ha fotografata da par suo. Anche Ansel Adams e molti altri autori della "scuola americana" hanno avuto modo di visitare e riprendere questo luogo. Cos'ha di speciale, Point Lobos? In verità nulla: è un bellissimo tratto di costa rocciosa, con insenature e praterie sommerse di kelp. Insomma, ci sono molti altri luoghi simili, e non solo negli USA. Quel che rende speciale un luogo, è lo sguardo che vi si posa, è l'importanza che uno o più autori gli assegnano.
Una sorta di "luogo del cuore", per dirla con il termine impiegato dalla campagna annuale del FAI.
Credo che per ogni fotografo di paesaggio - ma non solo: le strade di Roma, Milano o Napoli sono i "luoghi del cuore" di chi fa "street", ad esempio - debba trovare il proprio luogo preferito, quello in cui si va a colpo sicuro, che qualcosa di buo…

7 fotocamere (stenopeiche) per un soggetto

Oggi sono andato a ritirare delle "fotocamere" per la Solargrafia che avevo lasciato due mesi fa di fronte a una bella sughera nella campagna tuscanese. Per l'occasione, ho anche deciso di fare un piccolo esperimento, portando con me ben sette fotocamere stenopeiche - di varia foggia e vario formato - ma tutte rigorosamente autocostruite e "alimentate" con negativo di carta, cioé carta fotografica bianco e nero alla gelatina d'argento. Quella per le stampe, per intenderci.
Prima di tutto, ti dico come sono andate le cose con la Solargrafia. Bene, dal punto di vista fotografico, male se si considera quel che le fotocamere (in tutto tre) mi hanno mostrato dal punto di vista ambientale.


Potrei intitolare la foto qui sotto "l'Immagine della siccità". La solargrafia mostra il percorso del sole durante i mesi in cui la foto viene impressa; visto che ogni giorno, in questo periodo, il sole si alza un po' sulla linea dell'orizzonte, il suo pe…

Breve introduzione alla fotografia stenopeica

La fotografia stenopeica mi ha conquistato oramai tanti anni fa, e continuo a praticarla con l'entusiasmo di un bambino. Forse perché c'è sempre, dietro, un elemento ludico irrinunciabile. Ma, in effetti, può anche essere un genere fotografico estremamente serio.

In questo video faccio una breve introduzione al "pinhole" cercando di sottolinearne alcuni degli aspetti fondamentali, quelli che mi hanno spinto a utilizzarlo per una buona parte del mio progetto analogico sull'Etruria meridionale, oramai quasi giunto a conclusione (a maggio partirà il Crowdpublishing, mentre il libro fotografico arriverà a ottobre). Ma ne riparleremo.
Intanto, buona visione!





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