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Cronache fotocoronavirali 2 - Il "cata" da 1000 mm

Vabbe', ragazzi, quando si è bloccati in casa e non si può fare altro, ci si consola con esperimenti su esperimenti, sfidando l'impossibile, per così dire. E dopo, viene anche voglia di condividerli, tanto per restare in contatto. Per questo nascono le "cronache coronavirali", di cui questa è la seconda puntata.
Ieri mattina, mentre ero in altre faccende affaccendato, l'occhio mi è caduto su quel bidone (letteralmente) del 1000 mm catadiottrico russo.
Ora, lo sanno tutti che i teleobiettivi catadiottrici non brillano per qualità e resa ottica, e che gli MTO russi non sono certo tra i migliori che siano mai stati prodotti. A onor del vero a me son sempre piaciuti, e possiedo sia il 500 mm (che è un obiettivo "umano") che appunto il 1000, che pesa un accidente ed è ingombrante come un TIR e altrettanto maneggevole. Tuttavia li uso solo per foto "creative", proprio per il loro caratteristico sfocato con alte luci "a cerchietto".
Un pai…
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Cronache fotocoronavirali 1 - Lumenprinting UV

Diciamocelo francamente: stare a casa è bello se lo facciamo volontariamente, altrimenti è una notevole seccatura. Essere obbligati a non poter uscire rende insopportabile o quasi quello che - in condizioni normali - desideriamo con convinzione: starcene in famiglia, navigare su Internet, leggere un libro, anche guardare la televisione. 
Ma insomma, quel bastardo del virus è qui - e non molla - e dunque occorre giocoforza organizzarsi. Sono momenti in cui - parlando di fotografia - son contento di non appartenere a quella categoria di fotografi per cui senza viaggiare o andare in giro non esiste possibilità alcuna, o quasi, di dedicarsi alla propria passione. 
A parte che ho un sacco di cose da sistemare, archiviare, organizzare e progettare, il fatto è che in queste situazioni mi piace tornare alla sperimentazione libera, direi quasi anarchica: quella che, in condizioni normali, rimandi sempre perché è "soltanto una perdita di tempo". D'altra parte chi non preferirebbe…

Pinhole istantanea autocostruita

La pellicola consente, rispetto al digitale, molte più sperimentazioni. Certo, non tutte riescono, alcune riescono in parte, ma da ognuna si impara qualcosa. Figuriamoci poi quando si tratta del foro stenopeico (o pinhole), che tra tutte le tecniche analogiche (ma anche digitali) è quella più autarchica, visto che uno in genere il foro - e spesso la fotocamera - se lo fabbrica da sé.
Visto dunque che sperimentare mi piace - specialmente perché spero di ottenere nuovi strumenti creativi da utilizzare per i miei progetti - ho voluto tentare il recupero di una tecnica che ho impiegato un po' di tempo fa, e cioè il pinhole "istantaneo".

Per lungo tempo, infatti, ho utilizzato una fotocamera Polaroid Colorpack II per realizzare fotografie stenopeiche immediate: è bastato togliere l'obiettivo e sostituirlo appunto con un foro. 

La Colorpack utilizzava pellicole "peel apart": in pratica dopo lo scatto si estraeva manualmente il sandwich con la pellicola e i chimi…

La fotografia ai tempi del coronavirus

Ci sono molti modi possibili di analizzare l'impatto che il virus dell'anno sta avendo su noi fotografi - o almeno su alcuni di noi, quelli che vivono dentro (o vicino) le aree del "contagio". Come prima impressione, potremmo dire che visto che "Il fotografo non si annoia mai", di certo la fotografia può alleviare la noia dell'eventuale quarantena. Still-lifes casalinghi, fotografie concettuali, esperimenti vari ben si prestano a trascorrere ore serene chiusi in casa, in momenti in cui la serenità tende giocoforza a latitare.
Chi poi ha la passione dell'analogico, troverà nella Camera Oscura casalinga un comodo rifugio all'assedio della malattia.
Ma non è di questo che intendo parlare. Piuttosto vorrei ragionare su come si possa mai raccontare un virus, o meglio gli effetti che può avere sugli esseri umani (a parte la malattia in quanto tale) e come tali effetti possano diventare un soggetto fotografico. Sono infatti abbastanza stupito del fatt…

Sviluppare un file RAW

Quel che si dice normalmente, e cioè che il file RAW ("grezzo" in inglese) sia un po' una sorta di "negativo digitale", è vero soltanto a metà. In effetti, il grumo di pixel che fuoriesce dalla fotocamera, preso così com'è, è inutilizzabile. Se non lo si elabora in qualche modo, non possiamo condividerlo o farci altro, esattamente come un negativo dei bei tempi se non lo stampavamo in camera oscura (o non lo scansoniamo come si fa il più delle volte oggi) serviva davvero a poco.

Non è un caso che Adobe, quando ha creato quello che sarebbe dovuto essere il formato digitale universale, che avrebbe dovuto sostituire i vari NEF, CR2 & Co., diversi da marca a marca di fotocamera, decise di chiamarlo Digital Negative (.dng).
Ma in realtà le similitudini finiscono qui. Innanzitutto il negativo digitale non è affatto un negativo, ma un positivo: aprendolo in un qualsiasi software apparirà semmai più simile a una diapositiva che - appunto - a un negativo. Poi l…

Il fotografo e i Social Network

In questo post cercherò di fare alcune semplici riflessioni (dunque senza alcuna pretesa di completezza) su alcuni "Social" utili per il fotografo. Una carrellata che spero possa esserti utile - nel caso tu non sia molto esperto -  per orizzontarti in questo mondo apparentemente semplice, e invece complesso.
Sono finiti da un pezzo i tempi in cui, per condividere le proprie foto, occorreva per forza organizzare una mostra o - al più - spedire un plico di preziose stampe a una rivista specializzata. Oggi, già pochi minuti dopo lo scatto, le nostre foto possono essere ammirate da - potenzialmente - miliardi di persone in ogni angolo del pianeta. Figo, eh?
Ma ovviamente non tutto quel che luccica è oro, spesso si tratta di banale pirite e anzi a volte nemmeno luccica davvero. Dopo gli iniziali entusiasmi, si finisce per comprendere perfettamente che le nostre amate e "faticate" fotografie sono fruite da ben poche persone e il più delle volte vengono a malapena degnat…

Leggere l'istogramma di una foto (o almeno provarci)

Spesso mi viene chiesto come valutare, dal punto di vista esposimetrico, una fotografia: s'intende, già scattata. Insomma, come valutare di aver effettuato, sul campo, le scelte giuste e di non avere magari peggiorato le cose in postproduzione?

In genere rispondo sempre che, in effetti, abbiamo la possibilità di vedere quella che è (da ogni punto di vista) la "fotografia di una fotografia", cioè l'istogramma. E se la fotografia originaria ci confonde a causa del soggetto, dei colori, della composizione, l'istogramma è una "fotografia" più precisa e scientifica. Lo ammetto: è un po' (parecchio) meno affascinante!


In effetti l'istogramma rappresenta, su ascisse e coordinate di un normale piano cartesiano, ogni singolo pixel della nostra fotografia, solo slegato dalle forme del soggetto e reso come pura quantità di luce.
A seconda della sua collocazione possiamo sapere se quel punto è scuro (se è più verso sinistra) oppure chiaro (se più verso des…

AREA 18

E' uscito il mio nuovo libro - al momento disponibile solo in formato cartaceo - intitolato "Area 18". Si tratta di una riflessione sull'Arte di Vedere, cioè sulla capacità di sviluppare la consapevolezza che il nostro cervello - piuttosto che mostrarci le cose come sono - tende invece a ingannarci, e che dunque "vedere" significa trarre insegnamento da questo e smettere di fidarsi... "ciecamente" della vista e iniziare magari a fare Arte, che proprio sugli inganni visivi si basa.
Ovviamente, essendo io un fotografo e non un neurologo, vedo l'intera faccenda da questo... punto di vista, anche se a rigore il libro non è rivolto soltanto agli altri fotografi.

Come riporto nell'Introduzione del libro, lo scopo del nostro cervello non è quello di farci conoscere il mondo circostante, ma di fornirci strumenti per sopravvivere ai suoi pericoli. Dunque quando guardiamo alla realtà, sempre la valutiamo basandoci sulle nostre conoscenze e sulle es…

Divertimenti telefonici

Il post di oggi non è per niente impegnato. Non che gli altri lo siano chissà quanto, ma almeno cerco di sviluppare un ragionamento che abbia un senso. Stavolta no, è un puro divertissement digitale. La storia è semplice.

Mentre ero in giro per fare delle fotografie (oltretutto analogiche) ho deciso di scattarne alcune con il mio smartphone, un modello economico della Huawei (l'Y6 del 2018). Ma siccome mi piace anche maltrattare le attrezzature fotografiche, o comunque utilizzarle in modalità che non sarebbero loro tipiche, ho scattato le foto come se lo smartphone fosse una normale fotocamera, su treppiedi. In più, ho testato un economico aggiuntivo grandangolare, così, per non farmi mancare nulla.

Ovviamente la qualità complessiva peggiora molto, ma non è che questo sia poi così importante: per fare le foto "fatte bene" ci sono sempre le vere fotocamere: se utilizzare lo smartphone ha un senso - secondo me - è per le caratteristiche intrinseche di questo strumento, no…