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Tu per chi fotografi, per te stesso o per gli altri?

Questione spinosa quanto mai. Mettiamo di trovarci nella situazione del protagonista del film "Io sono Leggenda" (2007) interpretato da Will Smith e in cui si racconta di un uomo rimasto solo (a parte qualche mostriciattolo) dopo che una terribile epidemia ha cancellato tutti gli altri esseri umani. 
Bene, Robert Neville - il personaggio interpretato da Smith - secondo te si metterebbe a scattare fotografie? Per condividere cosa? Magari per ricordo? Chissà.
Fare arte e non avere un pubblico, insomma, ha un senso? Magari si, se pensiamo all'esperienza di Vivian Maier, che in fondo ha scattato migliaia di foto senza farle vedere a nessuno, anzi a volte senza nemmeno svilupparle. 
Ma in linea generale, mi sembra che senza avere un confronto e senza poter mostrare a qualcuno il risultato dei propri sforzi, in breve ci si trovi in un vicolo cieco, incapaci di procedere. Insomma, ci vuole equilibrio: la capacità di esprimere se stessi in modo onesto, senza per questo chiuders…
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Fotografia cimiteriale (ma anche stenopeica)

Tra la fine del XIX secolo e il primo dopoguerra, in Europa e negli USA si diffuse la cosiddetta "Spirit Photography", la fotografia dei fantasmi.

Grazie ad accorte doppie esposizioni, i fotografi che la praticavano convincevano i clienti che lo spirito dello zio, della mamma o del figlio/a si fosse manifestato sul vetro della lastra sensibile. Fu William Mumler, probabilmente, il primo a concepire questa "truffa", sostenuta anche da un clima di diffusa superstizione, dalle scarse conoscenze tecniche rispetto alla fotografia e ovviamente anche dall'abbondanza di "materia prima" fornita dalla Prima Guerra Mondiale.


Nello stesso periodo - e in verità ancor prima - ci furono molti fotografi che si dedicarono alla fotografia dei cadaveri: non quelli della "morgue", della Polizia scientifica o della cronaca giornalistica, ma quelli dei poveri cari appena mancati all'affetto di parenti ed amici. Abilmente ricomposti nei loro vestiti migliori,…

Fotografia per bambini, o per adulti rimasti giovani

Siamo in estate, tempo di vacanze e di giochi, specialmente per i più giovani. Purtroppo, oramai il concetto di gioco è sempre più declinato con la desinenza -video: videogiochi di ogni tipo accompagnano i ragazzi praticamente sempre, anche al mare o in montagna, grazie agli smartphone.

E' davvero un peccato che non si "perda" tempo (che poi è in realtà il tempo più prezioso e meglio speso) a fare giochi di società, che si basino sulla condivisione, sull'attività fisica e sulla creatività. E magari sulla fotografia.
Credo che questo ragionamento valga anche per gli adulti. Il gioco è sempre visto in modo serio e poco ludico, e a volte diventa una vera e propria malattia. Siamo o non siamo una società strana (e malata)?


Bene, io credo che la fotografia - almeno certi tipi di fotografia - possano fornire una soluzione, e nel caso dei più giovani anche insegnare cose utili, di certo divertenti. In questo post vorrei principalmente parlare di due tecniche semplici sempl…

Dall'autore allo spettatore/2 - Una foto con la Olympus OM1n

Per la serie "dall'autore allo spettatore", in questo breve video illustro i come e i perché di un'altra foto tratta dal mio progetto "Una Momentanea Eternità". Stavolta si tratta di una foto analogica realizzata con una Olympus OM1n del 1972.



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La fotografia è femmina

In effetti il termine che il buon John Herschel ha coniato per definire la nuova arte è indubbiamente declinato al femminile. Tuttavia molti hanno l'impressione che la fotografia sia tradizionalmente una faccenda "da maschietti" e che solo negli ultimi anni le donne si siano fatte avanti.
Niente di più sbagliato: la presenza femminile nel settore fotografico vanta una lunga e articolata tradizione. Ma in una realtà maschilista il ruolo delle donne venne comunque ridimensionato nella narrazione "ufficiale", tranne lasciare che le arti fossero rappresentate appunto leggiadramente femmine, come le Muse che le proteggevano.

La Musa della fotografia non esiste, e se è per questo non esistono nemmeno quelle della pittura o della scultura. 
Le Muse, infatti, figlie di Zeus e Mnemosine (divinità della memoria), erano nove e proteggevano arti come la poesia epica (Calliope), la poesia lirica (Erato), la commedia e la poesia bucolica (Talia), la Storia (Clio), la musica…

Dall'autore allo spettatore/1 - Una foto stenopeica

Inizia con questo breve video una serie di "videopost" in cui illustro alcune delle foto del mio progetto "Una Momentanea Eternità". Come autore, infatti, posso fornire "l'interpretazione autentica" delle motivazioni e delle scelte che stanno dietro una fotografia, sta poi allo spettatore, cioé a te, decidere se ti convincono e, al dunque, se la foto ti piace.

Amo pensare però che, al di là del gradimento dell'immagine, questa mia "analisi" sia comunque utile per capire come agisce un fotografo, in senso generale. O come potrebbe agire, quali scelte potrebbe fare.

Inizio con una fotografia a cui tengo molto e la cui realizzazione è stata meno semplice di quel che appare, considerando oltretutto che la fotocamera era... un barattolo. Nella prima parte analizzo le scelte tecniche, nella seconda quelle iconografiche: ovviamente sono strettamente connesse tra di loro!

I dubbi dell'autore, una riflessione dal particolare al generale

Già da un po' di giorni le copie del mio nuovo libro fotografico, "Una Momentanea eternità", sono arrivate. Guardare quelle scatole mi fa un effetto strano. 

Dopo cinque anni di fotografie, ripensamenti, nuove idee, cambi di rotta, passi indietro, migliaia di negativi sviluppati, dopo le ricerche e le riflessioni per scrivere i testi, ecco, ora tutto è lì dentro, tutto questo lungo lavoro ora ha un peso e un volume preciso. Strano, davvero.
E ovviamente a questo punto nascono i dubbi, che sempre accompagnano qualsiasi opera fotografica, breve o lunga, semplice o complessa che sia: avrò fatto davvero del mio meglio? E soprattutto: le persone comprenderanno il mio lavoro, lo apprezzeranno e - auspicabilmente - lo acquisteranno? 
In fondo si tratta di foto particolari: non soltanto analogiche, antispettacolari per così dire, ma anche in gran parte realizzate con fotocamere vintage di (relativamente) bassa qualità e vecchie di oltre mezzo secolo, o con fotocamere stenopeich…