La ricerca della fama e della gloria ai tempi di Facebook


Honos Alit Artes, l'onore dà vita alle arti, sosteneva Cicerone ("Tusculanae disputationes"). Insomma, non c'è peggior nemico per gli artisti dell'indifferenza e del mancato riconoscimento dei loro meriti. Ognuno di noi, nel momento in cui realizza qualcosa, si chiede se quanto fatto incontrerà l'attenzione degli altri, e soprattutto il loro gradimento. 


La frase di Cicerone ci ricorda che questa ricerca ininterrotta della lode non è certo qualcosa di recente. Ma mi chiedo cosa sarebbe successo se nell'antica Grecia ci fossero stati i Social Network. Se le sue "disputationes" il buon saggio le avesse affidate a Facebook, che sarebbe successo?

Infatti oggi è facilissimo far "viaggiare" le nostre opere in tutto il mondo, e in modo istantaneo. Un giapponese potrebbe mettere "mi piace" a una foto postata da un cileno, e la nostro fotografia magari verrà notata da un islandese e condivisa con appassionati thailandesi e keniani. 

Sembrerebbe facile ottenere quell'onore, cioè il giusto riconoscimento, a quel che facciamo, e non solo da chi ci è vicino, ma addirittura da chi vive all'altro capo del mondo. Sembrerebbe.

Ma l'aspetto fondamentale è proprio l'aggettivo "giusto". Non basta che il riconoscimento venga elargito, occorre anche che abbia un senso, che sia dato a ragion veduta e sulla base di una certa competenza. 

Temo proprio che Cicerone avrebbe snobbato i "like", i cuoricini e gli smile con cui i navigatori di Internet usano premiare le foto (o le frasi, le poesie, le riflessioni) che a loro piacciono. Perché la gran parte di coloro che sono su Internet di fotografia (ad esempio) capisce davvero poco. E non lo dico per offendere qualcuno: è semplicemente che non basta guardare una fotografia (come anche la realtà) per comprenderla davvero

Ci vuole anche una certa cultura, e un po' di sensibilità. E queste caratteristiche non sono così comuni come si pensa.


Il nostro "amico" che mette mi piace alla foto di un colorato tramonto non sta davvero apprezzando la fotografia, ma il tramonto che vi è rappresentato, e spesso solo i colori che, così sgargianti, colpiscono necessariamente la nostra retina. 

Il più delle volte la fotografia davvero bella e significativa passa del tutto inosservata, perché per comprenderla davvero occorrono ben più dei due o tre secondi che dedichiamo alle foto su Facebook! 

Perciò fossi in te non starei troppo a inorgoglirmi dei complimenti ricevuti online, se non sai chi te li "regala". Riceverli da qualcuno che stimi e sai essere competente è un gran bel regalo, ma arriva di rado. E questo fa parte del gioco: tu per primo sai bene (io almeno lo so) che raramente un fotografo realizza nel corso dell'anno decine e decine di belle foto, e ancor meno ne condivide online. 

Dunque il commento positivo e l'apprezzamento motivato di coloro che davvero sanno apprezzare la tua arte non sono un fatto quotidiano, anzi sono rari. E questo è positivo: significa che quelle persone non danno giudizi a casaccio, e che se la tua foto li colpisce, è davvero perché la ritengono valida, e ti comunicano il loro sentire perché lo ritengono giusto, e non solo per solleticare il tuo ego.


La ricerca dell'approvazione altrui è umano. Ma occorre sempre resistere alla tentazione di scattare fotografie al solo scopo di sollecitare reazioni positive, e soprattutto motivare la propria attività creativa con la voglia di stupire e attirare l'attenzione del pubblico, e i loro giudizi entusiastici (tra l'altro è facile: basta buttarsi su gattini, tramonti e belle donne poco vestite, tutti soggetti che potrebbero anche fornire belle foto creative, ma che da soli non sono altro che scorciatoie). 

L'onore dà vita alle arti, ma può anche ucciderle.


[Tutte le foto dell'articolo sono realizzate in un sito di archeologia industriale con pellicola e fotocamera analogica e fanno parte del progetto "Etruria ai sali d'argento"]