Il miglior obiettivo al mondo (e la migliore fotocamera digitale).

Non che sia stato inventato di recente (anzi), ma alla fin fine non si è ancora riusciti a realizzare nulla di meglio, perciò rimane e rimarrà un punto di riferimento ancora a a lungo. 

L'obiettivo di cui parlo è un grandangolare di circa 19 mm di lunghezza focale (dico circa perché grazie ad alcune tecnologie accessorie può arrivare a coprire anche 180°, sebbene con una certa perdita di qualità ai bordi). La luminosità a tutta apertura è di f/2.5, mentre il diaframma più chiuso è f/11 (andare oltre, d'altra parte, comporterebbe seri problemi con la diffrazione).


La fotocamera a cui questo autentico "mostro" di tecnica ottica (oltretutto completamente automatizzato) è usualmente connesso è quanto di meglio si possa immaginare: ha un processore in grado di elaborare miliardi di informazioni, estrapolando ogni più piccolo dettaglio e distinguendo sino a 150 lunghezze d'onda di colore, con tutte le varianti, per un totale di circa 1 milione di tonalità. 

Cuore del sistema è un duplice sensore da 7 milioni di pixel (per un totale di 14 milioni) che però sfrutta anche una seconda serie di sensori (destinati al bianco e nero e al movimento) che complessivamente ha una potenza di 340 megapixel. Lavorando insieme questi sensori sono in grado di riprendere soggetti in rapido movimento, anche di notte o in condizioni di luce al limite.

Inoltre, grazie alla suddivisione su due distinti sistemi, la fotocamera è in grado di lavorare in 3D, con un'eccellente capacità di rendere la sensazione delle dimensioni, della distanza, della forma e della consistenza degli oggetti.


Sebbene ci siano stati tentativi innumerevoli di imitazione (si può dire che ogni fotocamera moderna si ispiri a questa), la verità è che dopo diversi milioni di anni questa rimane comunque la miglior fotocamera al mondo: è l'occhio umano

La sua meravigliosa capacità visiva non è insita nel sistema di ripresa (l'occhio propriamente detto), e nemmeno nella retina, dove sono coni e bastoncelli (i pixel, per così dire, di cui ho appena parlato), ma nel cervello, che è in grado di elaborare i dati in modo davvero convincente. Le nostre attuali fotocamere, anche le migliori e più costose, non riescono che a dare solo una pallida idea delle capacità del nostro sistema visivo (a cui sono comunque sottomesse).

Basti pensare che con appena 4-7 milioni di coni per occhio (da cui i "14 megapixel" totali a cui accennavo), la corteccia visiva riesce a ricostruire i colori e le forme di ciò che guardiamo con stupefacente perfezione. I bastoncelli (che mancano nella parte centrale dell'occhio, la fovea) sono molti di più, ma essendo destinati solo alla visione con luce scarsa e alla percezione del movimento,  hanno grande utilità, ma poco riscontro nelle "fotografie visuali" che facciamo guardando, e poi vedendo, gli oggetti. In effetti, è un po' come in alcuni sensori digitali della Fuji, in cui esistono due tipi di pixel, deputati a scopi diversi (Super CCD). Il sistema funziona benissimo (da cui la fama di questi sensori) ma siamo ancora lontani dall'efficienza dell'occhio.

Ad ogni modo, le fotocamere digitali, rispetto a quelle analogiche, hanno una maggiore somiglianza a questo sistema, e ne avranno sempre di più. 



Infatti, più che lavorare su obiettivi e sensori, i tecnici si stanno concentrando sui processori, e sulle possibilità offerte dall'intelligenza artificiale. In futuro, avranno (relativamente) poca importanza la qualità delle lenti e le capacità dei sensori, visto che i dati raccolti potranno essere completamente riassemblati dal computer della fotocamera, esattamente come avviene già oggi con la correzione in-camera dell'aberrazione cromatica o della distorsione degli obiettivi. 

La fotocamera Lytro Illum (che ha avuto poco successo) è stata la prima a percorrere questa nuova strada, delegando alla "postproduzione" la creazione dell'immagine vera e propria: una tecnologia che oggi l'azienda sta applicando soprattutto al cinema.

Per concludere, vorrei farti notare che sebbene si consideri come "normale" (cioè affine all'angolo di visione umana) una lunghezza focale di 50 mm (secondo alcuni 35 mm) in realtà l'occhio è molto più grandangolare: però vede bene solo nella parte centrale. 

Noi "scandagliamo" la scena che abbiamo davanti e non l'afferriamo tutta insieme, per questo non ci accorgiamo che ai bordi il nostro occhio ha una qualità scadente, da vero "fondo di bottiglia". Inoltre il cervello, oltre a girare di 180° l'immagine che l'occhio riprende sottosopra, corregge ogni distorsione, comprese quelle prospettiche, cosa che una fotocamera non può fare. 

Detto questo, possiamo affermare che per il momento una vera fotografia "naturale" non può esistere, ma che al massimo possiamo contare  su approssimazioni

E per fortuna: è proprio nelle forzature che realizziamo con la fotocamera (e oggi col computer) rispetto a quello che il nostro sistema visivo ci mostra, che risiede l'aspetto creativo della nostra arte...