La fotografia come memoria: un progetto fotografico di oltre cent'anni fa.

Messina e Reggio prima e dopo il terremoto: un esempio interessante di "ricerca fotografica", risalente ai primi anni del XX secolo. Si tratta di un libro fotografico in cui i membri della Società Fotografica Italiana mostrano i monumenti e i palazzi delle due città prima del terremoto del 28 dicembre 1908, in tutto il loro splendore, e poi le rovine del catastrofico sisma, che distrusse il 90% degli edifici.


Il libro è in formato "quadrotto" e raccoglie fotografie che mostrano tutta la loro vetusta "antichità": oggi siamo anni luce distanti da quel modo di concepire una foto, e non sono certo che questo sia necessariamente una cosa buona. Lo spirito con cui i fotografi della Società Fotografica Italiana si sono mossi è quello prettamente documentale, mancano quasi del tutto i grandangoli spinti, spesso i monumenti sono "decapitati", o non ripresi nella loro interezza. Abbondano i dettagli, ovviamente, che con un normale o con un tele si possono realizzare con relativa facilità.


L'edizione è internazionale, come dimostrano i testi in ben quattro lingue, e consideriamo che allora la distribuzione dei libri non era esattamente quella di oggi. Insomma, c'era, da parte di questi fotografi, una notevole apertura mentale, e anche una certa lungimiranza visto che il progetto era partito già da tempo, non potendo di sicuro prevedere il terremoto! Al lavoro documentale sulle città, venne aggiunto quello sul sisma, modificando il progetto iniziale sulla base delle mutate esigenze. Pensate a come sarebbe stato interessante un lavoro su L'Aquila prima e dopo il terremoto, o su Amatrice e gli altri paesi del "cratere".


Come mai non si sono fatti e non si fanno più lavori del genere? Perché è completamente cambiato l'approccio. Oggi fare fotografia "documentale" - ad eccezione dei professionisti pagati per questo - è considerato un lavoro poco creativo, banale e spesso inutile. Nessuno si metterebbe a fotografare ogni monumento, ogni dettaglio, ogni palazzo e vicolo delle nostre città o dei nostri paesi. L'approccio semmai è quello della "street photography", o della fotografia d'architettura ma "autoriale", e così via. Manca l'umiltà di vedere nella fotografia una funzione sociale come quella che avevano i soci della SFI.


Le immagini del libro avrebbero fatto la gioia dei "New Topographics" (Stephen Shore & Co.), tanto sono apparentemente "asettiche" e "anartistiche", pienamente rispettose di un'iconografia che vedeva nella pura rappresentazione lo scopo più alto della fotografia, quasi l'operatore dovesse farsi trasparente e lasciare all'inconscio tecnologico della fotocamera tutto il lavoro.


Ovviamente non è così: in quegli anni, in Italia, regnava il Pittorialismo, che ben poco si prestava a realizzare un lavoro come quello del libro. Dunque gli autori, che probabilmente praticavano in genere la fotografia pittorialista, fecero una scelta diversa sia nella fase originaria, quella di documentazione delle bellezze artistiche e architettoniche delle due città, sia successivamente all'evento sismico. Dunque una scelta legata al progetto, come in effetti andrebbe fatto sempre, a prescindere dalla "scuola" a cui si ritiene di appartenere.

Per tutte queste considerazioni (e molte altre che sarebbe possibile aggiungere) credo che la lettura (delle fotografie, non solo dei testi) di questo volume possa essere illuminante. Il PDF, di buona qualità, è disponibile (a proposito di internazionalità del progetto stesso!) per il download gratuito nell'archivio Gallica, della Biblioteca Nazionale Francese.